Frecciatina di Mourinho alla Roma: "Non capisco perché Michael Bradley non giochi in un top club europeo. L'americano è un giocatore fantastico" . Lo stesso centrocampista - impegnato stasera contro la Germania al Mondiale - dichiara: "Non c'è il giusto rispetto per i calciatori americani"

Le dichiarazioni che non ti aspetti.

Il tecnico del Chelsea, José Mourinho, ora nelle vesti di commentatore per il Mondiale in Brasile, ha rilasciato delle sorprendenti dichiarazioni al portale Yahoo.

Ecco le sue parole: "Non capisco perché Michael Bradley non giochi in un top club europeo. L'americano è un giocatore fantastico ed è anche in una 'buona fascia d'età'"

Parole che sembrano una sottile critica nei confronti della sua ex squadra, la Roma.

Il centrocampista americano lasciò a gennaio la squadra giallorossa, dopo l'arrivo del belga Radja Nainggolan dal Cagliari, nel mercato invernale.

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Da quel momento 'il marines' avrebbe avuto ancora meno spazio nella squadra allenata da Rudi Garcia e perciò ha preferito tornare negli Stati Uniti, per giocare con più continuità e sentirsi di nuovo un giocatore importante.

Lo stesso Michael Bradley ha dichiarato all'ESPN: "Non c'è dubbio che - noi calciatori americani - dobbiamo continuare a lottare per avere rispetto e dobbiamo dimostrare di essere giocatori che possono giocare ad alti livelli. La realtà, in questo momento, è che c'è ancora la sensazione che se devi scegliere se comprare un argentino o un americano, prendono sempre quello argentino "

La pensa così anche il padre di Michael, Bob Bradley, che in un'intervista rilasciata al portale Slate.com racconta un aneddoto risalente a gennaio scorso. Ecco le sue dichiarazioni: "Nel mercato di gennaio l'Arsenal stava cercando un centrocampista da aggiungere alla rosa. Alla fine i Gunners hanno optato per Kim Källström, che non è un brutto giocatore. Ma penso che Michael sia meglio di lui. Arsen Wenger non se l'è sentita di rischiare, e - certe volte - non importa ciò che fai, ma non ottieni il rispetto e la considerazione che pensi di meritare. Credo che i giocatori americani, così come gli allenatori, devono ancora lottare duramente per ottenere il giusto rispetto"

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