Adesso Lotito insegna morale all’Università

La sua prima lectio magistralis è un lunghissimo monologo autocelebrativo, ovvero di come Lotito salvò la Lazio e in fondo l’intero calcio italiano

di Redazione, @forzaroma

“Audire semper audire”. Stavolta l’improbabile latinorum di Claudio Lotito è a beneficio di una platea di studenti universitari. Una cattedra non si nega neanche a Schettino, figuriamoci. Il presidente moralizzatore della Lazio, da ieri, è titolare di un ciclo di lezioni all’Università Europea di Roma. La sua prima lectio magistralis è un lunghissimo monologo autocelebrativo, ovvero di come Lotito salvò la Lazio e in fondo l’intero calcio italiano. Ma lasciamo la parola al docente.

LOTITO INIZIA da un’analisi un po’ macabra: “Si pensa ai risultati sportivi, ma ci si dovrebbe preoccupare dello stato di salute della propria squadra. Altrimenti si fa come il famoso primario: ‘operazione riuscita, paziente morto’. Come il Parma, deceduto di recente”. Il professore si sbraccia, suda, inciampa sull’italia no e prova a rialzarsi con il latino. L’uditorio non è numeroso. Ma il nostro non si scoraggia, va in trance. Ripercorre la storia personale: “Quando sono subentrato alla Lazio avevo uno scenario apocalittico. Sempre meglio una brutta verità che una bella bugia. Bisogna avere contezza dei conti. Fatturava 84 milioni e ne perdeva 86 all’anno. Tutti pensavano che fossi un folle. Era una sfida al limite, come gli sport estremi. Avevo preso una società al funerale, contavo almeno di portarla al coma irreversibile”.

La metafora iettatoria ritorna. Ma come noto – grazie a un accordo col fisco che gli ha permesso di spalmare negli anni un debito di 150 milioni di euro – l’eroe alla fine ce la fa. Oggi che è il burattinaio della Figc, Lotito ricorda con affetto la prima riunione di Lega: “Arrivò un noto collega e mi fece: ‘A Lotì, ma che te parli, che sei appena arivato’. Risposi: ‘Io pe’ capì 10 anni ce metto un minuto’”. La prima impresa – racconta – fu convincere i calciatori del suo progetto. La narrazione si fa struggente: “Quando entrai nello spogliatoio la prima volta, pensai: ‘E mo’ che je racconto a questi. Je parlo de soldi? Ce l’hanno. De fama? Ce l’hanno. Allora ho detto: ‘Da domani, voglio dodici gladiatori’. M’hanno guardato come uno da mandare alla neuro, pensavano non sapessi neanche che si gioca in undici. Poi gli ho spiegato: ‘Il dodicesimo uomo è l’attaccamento alla squadra’”.   

I primi studenti, dopo una resistenza impavida, gettano la spugna e inforcano l’uscita. Eppure Lotito, fervente cattolico, gioca in casa. Quartiere Aurelio, meglio noto – a queste latitudini – come “Gran Pretagna”: qui praticamente ogni cosa, mobile e immobile, appartiene alla Chiesa. L’ateneo, come rivela Il Fatto Quotidiano, che ospita la lectio non fa eccezione. Privato, privatissimo, fondato dieci anni fa dalla Congregazione dei Legionari di Cristo. I corridoi luccicano, l’atrio è incorniciato da una gigantografia di Papa Francesco. Il presidente della Lazio si è fatto accompagnare da due calciatori (Djordjevic e Pereirinha), un addetto stampa, lo storico team manager Manzini e persino la povera aquila Olimpia, costretta a valanghe di selfie con studenti imberbi e un’ora e mezza filata di eloquio lotitiano. La protezione animali è intervenuta per molto meno. Dopo un avvio un po’ rigido e un’infinita rievocazione storica, la lezione entra nel vivo. Il docente – giacca scura, panciotto, cravatta grigia – spiega il cuore dell’etica lotitiana (e inizia a parlare di sé in terza persona): “In questo contesto che vi ho raccontato, in cui c’era l’esasperazione del profitto, arrivava una piccola formica di nome Claudio Lotito che assumeva un atteggiamento di rottura verso il sistema”. E giù le storiche parole d’ordine: “Il calcio deve essere didascalico e moralizzatore. Deve trasmettere valori sani”.

PUÒ ESSERE UTILE – a titolo di cronaca – ricordare che il professore che pontifica dalla cattedra dell’Uer è la stessa persona della telefonata al direttore generale dell’Ischia, Pino Iodice. Quella in cui Lotito – tra tante altre cose – diceva di non volere il Carpi in Serie A (“Se mi porti squadre che non valgono un c… noi fra due o tre anni non c’ab biamo più una lira… fra tre anni se ci abbiamo Latina, Frosinone.. chi c… li compra i diritti? Non sanno manco che esiste, Frosinone”). Ma il tempo è galantuomo e certe parole imbarazzanti le cancella in poche settimane. Oggi Lotito insegna all’università. Parla di “sepolcri imbiancati pieni di putritudine” e si vanta dell’esplosione di Fìlipe Anderson.È incedibile. Certo se arriva una proposta indecente, potremmo farci violentare”. Brivido in platea. Anche Olimpia è agghiacciata. “Dal punto di vista economico, eh”. Giù il sipario.

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