Totti: “Pallotta mi ha fatto crollare il mondo addosso. Cristian alla Lazio? Ci penserei”

La bandiera della Roma: “Jim non mi ha mai detto che non mi avrebbe rinnovato il contratto. Guai a chi mi tocca Franco Sensi”

di Redazione, @forzaroma

Il re delle dirette Instagram, Francesco Totti, continua a mostrarsi sui social e ad alleggerire la quarantena di tanti tifosi italiani con il suo buonumore. Ospite d’onore di Damiano Coccia, detto “Er Faina”, il Pupone risponde alle domande incalzanti del suo intervistatore, tra passato, famiglia e divertenti retroscena. Di seguito le sue parole.

Da piccolo avevi avuto la possibilità di andare alla Lazio?
Si quando ero alla Lodigiani chiamarono mia madre e gli dissero che c’erano due opzioni: Roma e Lazio. Mentre ne parlavamo a tavola però mio fratello dava dei calci a mia madre. Comunque lei sapeva che io tifavo per la Roma e quindi hanno scelto così.

Quando hai cominciato a capire di essere uno tra i più forti?
Nel momento in cui ho esordito il prima squadra, il calcio era diventato un lavoro. Prima lo prendevo come un gioco. Prima dell’esordio ci speravo, perché quando stai tra Primavera e prima squadra è il sogno di tutti. Per fare quel salto non è sempre facile: o salti e caschi di sotto o salti ed entri dove vorresti. Mai avrei immaginato di arrivare fino a questo punto. Speravo, quello sì, ma fino a questo punto no.

Che hai pensato quando Capello ti ha sostituito con Nakata, nello Juve-Roma dello scudetto?
Ho pensato che stava facendo un errore, anche perché poi bisognava ribaltare la partita, perdevamo 2-0… Da quella sostituzione è cambiato tutto. E’ entrato Nakata, ha fatto il gol del 2-1, il tiro del 2-2: è stata una mossa azzeccatissima. Se l’avessi saputo prima sarei uscito alla fine del primo tempo, anzi neanche avrei giocato. In quel contesto ti può rodere perché ti sostituiscono in una partita così importante, il match-scudetto. Se non avessimo perso sarebbe andata come è andata, alla fine i cambi sono stati azzeccatissimi e in quel contesto pensi alla squadra e non a te stesso. Lì per lì ti può rodere però poi passa. Con me la squadra faticava di più che con Nakata. E’ stato bravo Capello a capire e cambiare nel momento giusto della partita, un applauso a lui. E’ la stessa cosa quando abbiamo vinto al derby in cui Ranieri ha sostituito me e De Rossi.

Quando è arrivato Batistuta alla Roma ti ha aiutato nello spogliatoio o hai sofferto la sua presenza?
Fortunatamente con il mio carattere non ho mai sofferto nessuno: mi sentivo forte per il nome, per il fatto di essere capitano, per essere romano e romanista. Mi sentivo come se avessi le spalle coperte. Anche se venisse qualcun’altro è difficile che possa ripetere quello che ho fatto io. Un nome così importante nello spogliatoio invece di averne uno ne hai tre o quattro, cambia. Cambia mentalmente nella testa dei giovani dello spogliatoio. Ti aiutano anche a fare gruppo, a cercare quello che tutti vorrebbero: cioè i risultati la domenica. Il gruppo lo fai vincendo, quando perdi è l’apoteosi. Ci stanno poi mille attenuanti. Quell’anno era impossibile che perdessimo il campionato. Oltre alla Juve in quella stagione c’era anche la Lazio che per me era anche più forte. Se avessimo perso a Torino…

Roma-Parma?
Quella giornata è iniziata il sabato. E’ difficile da spiegare, per un tifoso romano e romanista, capitano. Quel gruppo, quel contesto… Dopo 20 anni che aspettavamo quel giorno c’era ansia, paura e timore. Non ho dormito tutta la notte. Fondamentalmente sono stato con gli incubi: pensavo sia a cose belle che a quelle brutte. Basti ricordare quello che è successo a Inter e Lazio. Il calcio è bello anche per questo, ti riserva sorprese.

Le offerte di Real Madrid e il Milan?
Il sogno mio è sempre stato quello di rimanere alla Roma, poi è normale che crescendo capisci che ci sono degli intoppi durante un percorso di tanti anni. Il Milan iniziò a contattarmi prima che io esordissi con la Roma. Venne Braida a casa e voleva portarmi al Milan a tutti i costi. C’è stato invece il momento del 2004/05 che voleva a tutti i costi che andassi al Real Madrid. E’ mancato veramente un capello che io andassi, era quasi tutto fatto. Il presidente Sensi voleva una cosa, io un’altra. Poi volevo vincere. Avevamo raggiunto uno scudetto e ne avevamo persi due dopo. Stavamo andando a rilento, volevo che comprassero campioni e allenatori per vincere. Vedevo molti problemi. C’è stato un po’ di contrasto, ma guai chi mi tocca Franco Sensi, è stato veramente un padre. Ho dato tutto quello che potevo dargli. E’ stata una cosa reciproca e non lo negherò mai, non sputo sul piatto dove ho mangiato. Ma mancava pochissimo per andare lì.

Il derby più bello di Francesco Totti?
I derby più belli di tutti sono quelli in cui ho segnato: non ho mai perso. Non voglio dire una cavolata ma penso che sia così. Difficilmente sul calcio sbaglio. Se ne dovessi scegliere uno direi il 5-1, per la serata, il gol mio che ha chiuso tutto. Peruzzi era uno dei più forti portieri, era devastante aveva tutte le componenti per essere il top. E poi è uno che non ti tradirebbe mai.

Quello più brutto?
Quello del 26 maggio. Non tanto per la finale di Coppa Italia, ma per come è andata la partita. Con quella traversa dopo cinque minuti e il gol della Lazio. C’era la paura di giocare, una tensione in campo e fuori. Abbiamo fatto una pessima partita ed è successo quello che è successo. Sarebbe bello giocarne un altro simile.

Giocatore più forte della Lazio contro cui hai giocato?
Nesta, per me è il simbolo della Lazio. Tralasciando poi che l’hanno mandato via. Uno dei giocatori più forti del mondo in difesa. Se mi fai questa domanda ti rispondo Alessandro. La Lazio poi ha avuto campioni sopratutto l’anno di Cragnotti: Vieri al top, Simeone, Marchegiani…

Se la Lazio chiamasse tuo figlio che faresti?
Se dipendesse da me ci penserei. Conoscendo Cristian neanche mi farebbe mettere a sedere: farebbe lo stesso percorso che ho fatto io con mia madre alla Lodigiani.

Se ci fosse solo quell’offerta?
O cambia lavoro o va a giocare alla Lazio.

De Rossi che è andato al derby travestito? Tu ci hai pensato?
No perché io nell’ultima conferenza ho detto che non ci sarei andato travestito, ma un giorno ci sarei andato normalmente.

Il calcio a Balotelli?
E’ stato un accumulo di rottura di palle. Io sono permaloso e in quel momento sono sbottato. Nel campo da gioco a volte è difficile gestire la testa. E’ stato un accumulo di molte cose e di partite giocate in passato. Poi il mister non mi aveva fatto giocare in campionato. Quando sono entrato non ci ho visto più e sbagliando ho fatto un gesto che non avrei voluto fare. Però mi dispiace e gli ho chiesto scusa.

Com’era la tua vita da calciatore a Roma?
Prima e anche ora invivibile. Prima era impossibile, diciamo cosi. Io ho un rapporto extracalcistico con le persone, è come se fossimo tutti di casa. Prima era impossibile, ora improponibile. Pensavo che smettendo si sarebbe attenuato tutto, e invece è il contrario. Quando vado all’estero mi vedono come un’icona anche i tifosi delle altre squadre. Prima mi rompevano le palle perché ero un avversario, ora sono quasi il beniamino di tutti. A dire la verità questo mi gratifica. A Napoli, a Bergamo, prima mi massacravano e ora è come se fossi uno di loro.

C’è un nuovo Totti oltre a tuo figlio?
Cristian non è il nuovo Totti (ride, ndr). Mi piace comunque vederlo, scrutarlo. Nel calcio giocato ora come ora non ne vedo nessuno. Ora con questo nuovo lavoro da scouting sto osservando talenti che possano riuscire a fare quello che ho fatto io. L’occhio mi è rimasto e sono in grado di vedere se sono bravi o no.

Ma Pallotta come te lo ha detto che non rinnovavi il contratto?
Non me lo ha detto, me lo ha fatto arrivare diciamo. Mi dispiaceva perché quello che ho fatto io per la Roma è stato tanto e avrei voluto avere più rispetto, anche perché ho sempre rispettato tutti. Però mi è arrivata questa chiamata e per me erano rimaste le ultime due partite, mi è crollato il mondo addosso. Anche se stavo agli sgoccioli e lo sentivo, pensavo di meritare più rispetto.

Quanto pesava il pallone contro l’Australia?
Tantissimo, il portiere era enorme e la porta piccolissima. Sembrava la porta del subbuteo. Quando mi sono avvicinato alla palla si sono allontanati tutti, chi si girava o allacciava gli scarpini. C’era una prateria.

Le radio romane hanno influenza sul tuo pensiero?
Prima quando ero giovane le sentivo e mi divertivo, soprattutto quando le cose andavano bene. Mi divertivo con le tantissime chiacchiere e passavo quella mezz’oretta. Certe statistiche e pensieri mi fanno anche ridere. Tanta gente la verità di quello che c’è a Trigoria non la sa e quindi mi divertivo a sentire i film che si creavano.

Il rapporto con Cassano?
Per me è stato come un fratello, è stato il mio partner ideale. Giocavamo a occhi chiusi ma per la capoccia che aveva ha sfruttato solo il 30% del suo talento. Ora però si è stabilizzato. Antonio se lo conosci è come lo vedi, un matto totale capace di darti un braccio. Quando è andato via mi è dispiaciuto perché era l’unico che tecnicamente riusciva a fare le cose che facevo io.

Il giocatore più forte con cui hai giocato?
Ronaldo il fenomeno. Senza nulla togliere a Cristiano Ronaldo, Messi, ma era superiore.

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