L'ex esterno giallorosso racconta i segreti di una Roma che vinceva e faceva divertire in Europa

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Una carriera costruita passo dopo passo, partendo dalle categorie minori e arrivando fino alla Champions League, alla Roma di Spalletti alla Nazionale italiana. Max Tonetto si è raccontato sul sito Gianlucadimarzio.com. L'ex esterno giallorosso ha parlato anche del suo arrivo nella capitale: “Ero molto più pronto rispetto al passato per affrontare un grande club, uno spogliatoio importante, una piazza difficile e complicata come Roma. È stato il momento giusto per fare quel salto”. In quello spogliatoio ci sono campioni come Francesco Totti e Daniele De Rossi, ma anche un gruppo di ragazzi capace di alleggerire le giornate con scherzi e battute. Totti, racconta Tonetto, era uno dei protagonisti di quell’atmosfera: “È un ragazzo che ama divertirsi, che ama la battuta. In quegli anni non era così tanto estroverso come lo è da quando ha smesso di giocare. Tutto quello che ha dimostrato lo ha fatto con i fatti e poco con le parole”. Il ricordo più luminoso di quel ciclo porta inevitabilmente al Santiago Bernabeu. Nel marzo del 2008, la Roma supera il Real Madrid in Champions League e Tonetto serve l’assist per il gol di Taddei. Una prestazione che gli vale anche il soprannome “T-Max”, grazie alle corse continue lungo la fascia: “È stato l’apice di un ciclo di quattro anni sicuramente importante per me e per tutta la squadra. Abbiamo vinto tre trofei, siamo arrivati tre volte secondi, due volte ai quarti di finale di Champions League e una volta agli ottavi. Ci siamo consolidati sul palcoscenico europeo e internazionale. Tornando indietro mi godrei di più quei momenti”.

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La vittoria di Madrid e quella di Lione sono i due momenti che Tonetto individua come gli apici di un percorso in cui la Roma riesce a competere stabilmente ad alto livello: “Vincere in uno stadio del genere, con quella storia e contro una squadra abituata a vivere grandi notti, è sicuramente uno dei ricordi più belli. Quella notte è rimasta indelebile”. Tonetto si concentra poi su De Rossi e Aquilani e la loro carriera da allenatori: “Tra i due, sicuramente De Rossi lo vedevo molto bene sulla panchina e Aquilani non ce lo vedevo proprio. Probabilmente stavano vivendo una maturazione diversa: Alberto era ancora molto ragazzino, mentre Daniele era un pochino più maturo, pur avendo soltanto un anno di differenza. Quando li ho visti giocare insieme a 22 anni, Alberto lo mettevo al pari di Daniele”.

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