Spalletti: “Spero che Totti chiuda la carriera nel modo più corretto. Vorrei Pallotta più tempo a Roma”

Il tecnico giallorosso protagonista della nuova puntata di “Slide Show” su Roma TV: “Totti è il giocatore più forte del nostro Dopoguerra, spero che finisca al meglio la sua carriera. Franco Sensi uno dei più grandi presidenti mai avuti”

di Redazione, @forzaroma

Luciano Spalletti è il protagonista della puntata odierna di “Slide Show”, programma in onda sul canale tematico giallorosso Roma TV. Intervistato dal giornalista Marco Paonessa, ecco le parole del toscano che ha ripercorso, tramite le immagini proiettate su uno schermo, il suo passato alla Roma e non solo. Ecco le sue parole.

A cura di Valerio Valeri

Foto con il papà a caccia.

Quando avevo quell’età lì, c’è anche mio papà. E’ stato un grandissimo babbo che purtroppo ho perso troppo presto, per me era un riferimento fondamentale. Queste sono le cose che gli piacevano fare a lui e agli amici. Poi non ho seguito questa usanza toscana, perché a me gli animali piace vederli. Però ho ancora la macchina, è nel nostro garage.

Con la Fiorentina.

Ero agli inizi da calciatore, stavo nel Culb Sportivo Firenze, ero appena stato mandato via dai viola. Sento ancora molti degli ex compagni, sono rimasto legatissimo. Mi ripresi una bella rivincita, quando giocammo contro la Fiorentina li battemmo.

Foto con l’Entella Chiavari.

L’allenatore era Ventura, un vero maestro. Basta vedere la sua carriera, il calcio che ha praticato. C’è anche Massimo Benedetti, un caro amico. In quel periodo non era possibile fare il grande salto dai dilettanti ai professionisti, Massimo meritava la Serie A anche se era in C2.

Inizi da allenatore con l’Empoli.

E’ la fine da calciatore e l’inizio da allenatore, con Vincenzo Montella. Ho avuto il piacere di scambiarmici qualche passaggio nelle partite. Fu lui che mi ha concesso il permesso di entrare in questo ruolo, avendo alle spalle un traguardo importante. Per la prima volta, vent’anni fa, stavamo disputando i playout con l’Empoli ed ebbi lui a disposizione le ultime partite e ci salvammo in C1. Da lì ho proseguito e furono 3-4 anni intensi e fortunati perchéil finale fu la salvezza in Serie A.

Iaquinta, Pizarro, Di Natale.

Tre tipi tosti, velocissimi nella trasmissione di palla, c’era anche Di Michele lì davanti. Furono 3 anni di calcio bellissimo conditi di tantissimi gol e qualità, che poi determinarono l’accesso alla Champions League. Dietro si intravede Sensini, grande uomo e calciatore, gli devo moltissimo per i suoi comportamenti.

Bruno Conti.

Un mio amico, è rimasto uguale. E’ stato in congelatore. E’ quello che ha determinato il mio accesso a questo club, me ne accorsi non sapendo niente giocandoci contro da avversario, io ero con l’Udinese lui in panchina con la Roma, il piacere che ebbe nell’abbracciarmi. Mi ha dato tanti consigli, abbiamo condiviso insieme 5 anni bellissimi. Un amico, una persona capace, una persona alla quale rimarrò sempre legato.

Totti.

E’ il nostro Capitano, è la storia della Roma, il calciatore più forte del nostro Dopoguerra. Ho imparato moltissimo da lui, le sue giocate sono state riproposte nelle esercitazioni e hanno determinato molti gol per le mie squadre non essendo lui a compierle. Ha dato tanto per qualità e numeri alla Roma, è giusto tutto ciò che gli viene riconosciuto e che spero poi lui riesca a chiudere nella maniera più corretta, per come gli dice il cuore. E’ una situazione che mi mette i difficoltà, il mio ruolo con la sua storia, molti le vogliono abbinare ma è diverso. Rispetto per il campione, l’uomo e la sua storia. Con me di gol ne ha segnati molti, nella foto vediamo il pallonetto fatto all’Inter, un colpo riconosciuto in tutto il mondo. Vincemmo una partita fondamentale, i suoi gol mi hanno permesso di gioire con i tifosi e alzare delle coppe, anche se ha molti sembravano coppettine ma furono momenti importanti, ci hanno fatto festeggiare tutti insieme. 

Foto di esultanza della sua prima Roma.

Questa è una parte del branco dei lupi che ho avuto a disposizione. Un gruppo importante, in quegli anni è stato un bellissimo calcio, importante, apprezzato da tutti. Non davamo riferimento ai due centrali difensivi, partì dall’Empoli questa idea quando feci giocare in quel ruolo Martusciello. Con Francesco, che ha piacere a riceverla sui piedi, veniva ancora meglio con Mancini e Taddei ai lati e Perrotta dietro, erano tutti molto curiosi di vedere cosa ci fosse dietro la linea difensiva, Francesco saliva, gli altri si buttavano negli spazi, lui ha una grande capacità di vedere cosa c’è dietro le sue spalle e metteva la palla coi giri contanti. Questa squadra ha fatto un grande calcio, apprezzato da tutti.

Cassano.

Un altro dei campioni che ho  avuto la fortuna di allenare, poi ci siamo fraintesi. Secondo me lui non ha gestito benissimo l’amore e l’affetto concesso dai tifosi, ha perso di vista un po’ di normalità. Sempre guardando all’estro e la qualità di Totti, forse Cassano è veramente che gli è assomigliato di più. Anche lui aveva l’anticipazione di vedere le cose, mettere la palla precisa, calciare di confidenza da tutte le posizioni. E’ chiaro però che non dobbiamo perdere di vista la squadra, il gruppo, senza dimenticare gli altri. E’ la squadra che fa i risultati, si arriva più in là con la squadra, se c’è un grande calciatore che fa le cose individuali… Anche le altre squadre hanno i grandi che fanno le cose insieme, diventa poi difficile batterli. Non voglio dire che lui non giocasse con gli altri, ma in alcuni momenti pensava che potesse risolvere tutto lui, alcune volte ci riusciva pure ma gli avversari arrivavano oltre perché avevano un gruppo.

Esultanza dopo le 11 vittorie consecutive.

Sono stato travolto dall’entusiasmo dei tifosi, ho partecipato alle bellezze di una vittoria. E’ uno dei motivi per cui sono tornato qui. E’ stato un record battuto, bisogna farne uno migliore, passare davanti a chi lo ha battuto. Dobbiamo cercare di essere più bravi e fare altri record. 

Gol di Mancini al Lione.

Un gol fatto vedere ovunque per qualità, tecnica, situazione sviluppata, gol importante nella storia della Roma.

Il 7-1 a Manchester.

Anche questa un’altra tappa importante. Mi ricordo che noi abbiamo giocato due o tre volte contro di loro, perdendo, vincendo e facendo buone partite ma quella sconfitta clamorosa ci ha dato fastidio. Ma voglio abbinare questa foto alla vittoria contro i più bravi al mondo in quel momento. 

Con la Coppa Italia vinta.

Un’altra vittoria importante, non le abbiamo più alzate quelle coppettine, che sono state coppettone. Io in casa ce le ho ovunque queste foto, mi piacciono, le riguardo spesso. Ricordo il boato della Curva quando le alzammo, quel boato lo risento guardando le foto.

Franco Sensi.

Belle persone, tutte. Sensi è un grandissimo. Ricorderò sempre quando lo conobbi, nel suo ufficio, aveva uno sguardo paterno perché ero un po’ preoccupato. Ero arrivato da non desiderato. Lui col mezzo sorrisetto sornione mi disse ‘stia tranquillo, ci sono io, ci penso io a chi vuole disturbarci’. Lui aveva una grande personalità, carisma, uno dei più grandi presidenti che ho avuto. Sono stato fortunato.

Daniele De Rossi e Alberto Aquilani.

Qui ci sono due dei figli prodigio della romanità, a noi tanto cara. Due calciatori della nostra cantera, importanti che hanno fatto vedere qualità. Alberto adesso è più internazionale, Daniele ha deciso di fare una tirata con la stessa maglia, un impegno difficile perché sei sempre a contatto con la tua gente, col posto in cui sei nato, ci sono più problematiche. Se vai fuori hai una vita più facile, lui e Francesco hanno scelto per quella più difficile. Portandola quasi fino in fondo, correttamente e giustamente. Loro non sanno che impegno si sono presi. Credo che Daniele di allenatori ne abbia avuti di migliori. Lui è intelligente, ha dato tanto e può dare ancora molto se continuerà in questa scelta. Lui sa fare tutto in campo, se hai da chiedere lui esegue, è uno di quelli che a me piacciono.

Supercoppa Italiana.

Ho chiesto di farmela rifare, ce l’ho in casa. Ci sono particolarmente affezionato.

Foto con alcuni amici a Porto Venere in Liguria.

Ci sono i miei amici più cari. Io mia moglie l’ho conosciuta a Porto Venere, frequentavamo il ristorante di Antonio, che ha fatto il cuoco per la Juve. Amici speciali.

Foto di Montaione.

Sono particolarmente affezionato, lì ospitiamo turisti e amici, è vicino a casa mia. Mi piace andarci, ho gli animali, sono a contatto con la natura. Quando posso io sono lì.

Foto con la moglie.

La splendida Tamara, la mia compagna, la mia moglie della quale sono innamoratissimo. Insieme secondo e abbiamo costruito una bella famiglia e noi resteremo sempre uniti con la nostra famiglia. Lei è una mamma e compagna splendida, sempre e io sono stato fortunato in questo. Fortunato ad allenare la Roma e ha incontrare lei, due amori che porterò sempre con me.

I 3 figli.

Sono i prodotti di Tamara e sono dei bei prodotti, perché Samuele da un po’ vive a Roma e studia, è studioso che ha chiari i suoi obiettivi e sta facendo la strada per raggiungerli correttamente. Federico ha fatto una scelta più difficile, sempre confrontandosi con la mamma perché io sono quello ignorante in famiglia, mi passano sopra, non reggo un confronto con loro, non ho le conoscenze. Federico ha scelto un college importantissimo nel Michigan, un una università dove passa quasi 11 mesi l’anno, torna due volte l’anno a casa, è un ragazzo d’oro, molto semplici entrambi. Poi c’è Matilde che c’ha fatto ringiovanire 10 anni. Io con i primi due avevo perso di vista alcune cose avendo l’impegno del calcio, i risultati, non gli ho dedicato molto tempo purtroppo. Con l’ultima mi rendo conto cosa ho perso con loro. Con Matilde non faccio errori, con lei ogni sera ci gioco, faccio un animale diverso ogni volta. Sono tutti la mia vita, davanti la Roma solo la famiglia.

La Mamma Ilva.

Lei è bravissima, riesce ad essere una nonna libera, indipendente, che chiede tutti i giorni se andiamo a mangiare da lei, è abituata a ricevere tante persone ogni giorno. Sono affezionatissimo, la sento tutte le sere.

Il gol di Zanetti contro la Roma.

Una grande squadra con la quale ci siamo confrontati a testa alta, ci hanno dato dei dispiaceri ma ci siamo guadagnati il loro rispetto. Nonostante fossero più bravi di noi nella vittoria finale, noi siamo stati più bravi di loro in molti periodi di quelle stagioni, con un calcio superiore anche se con qualche vittoria in meno. Christian Chivu io l’ho avuto alla Roma, posso ricordare che prima di una partita lui aveva dei problemi e avevamo deciso di non rischiarlo, non fece il ritiro. Durante la notte successero alcune questioni che riguardavano la difesa, gli telefonai la mattina, giocavamo alle 15, gli chiesi di tornare. Lui senza discutere dopo 10 minuti era a Trigoria e giocò una partita splendida. Che testa e che qualità aveva.

Vittoria contro il Real.

Quando vinci certe partite fai il giro del mondo. Ogni squadra è battibile se fai le cose bene, se fai vedere bene dove vuoi andare chiunque è costretto a farsi da parte. Quella Roma lo fece vedere e il Real si dovette scansare. Raccogliemmo dal tanto impegno e dagli allenamenti seri e di qualità, fatti da gente che aveva voglia di determinare il suo futuro. Si sa a Roma quanto amore c’è per la squadra, se gli dai soddisfazione ai tifosi loro te le ricambiano ancora maggiori, tu gli dai 10 loro restituiscono 20.

La partita contro il Catania ultima giornata 2006/2007.

Ci siamo andati vicino. Noi siamo usciti con un pareggio, l’Inter vinse a Parma. Ci fu grandissima delusione, perché tutti avevamo sperato fino allora, per come erano andate le cose, ce lo eravamo anche meritato ma non è finita come tutti pensavamo. Però non ci sono rimpianti, quando non ci sono è sempre una vittoria: hai dato tutto, hai messo qualità e attenzione e solidità mentale utili per la causa. Ci rimani male ma vai via a testa alta.

Festeggiamenti della seconda Coppa Italia.

Ho anche questa a casa, anche la maglia celebrativa. Le gioie le sento ancora addosso tutte ogni qualvolta entro negli spogliatoi. Qui non riconosco molti dei miei calciatori, ma furono loro gli artefici di questa vittoria. Io sono tornato per continuare quello che avevo iniziato, per lavorare seriamente e vedere se avevo ragione. Ero curioso di vedere direttamente se quello che pensavo era vero, io penso sia una buona squadra che ha la possibilità di entusiasmare ancora i tifosi. In fondo tireremo le somme. Sicuramente con uno come Pizarro sarebbe stato più facile.

La sconfitta con l’Arsenal nella Champions 2008/2009.

Me la ricordo bene questa partita, un’amarezza immensa. La partita disse che meritavamo di passare il turno, poi un rigore ti lascia fuori. Grande dispiacere, i ragazzi se la sarebbero meritata.

Striscione per Spalletti: “Luciano uno di noi”.

Questo grande affetto l’ho sempre sentito, non avevo bisogno di cartelloni o scritte, io sono venuto spesso a Roma in questi anni e ogni volta mi hanno salutato con amicizia e cordialità. Anche da parte mia non cambia niente. Non cambiava il fatto che in quella stagione avessimo giocato peggio, la stima era reciproca, infatti io lasciai e detti la possibilità a un altro di prendere il mio posto, era giusto così. Arrivammo sesti, un risultato difficilmente accettato, giusto andarsene. La squadra faceva fatica a ritrovare il gioco degli anni precedenti. Finì il primo pezzo di storia romanista.

Con lo Zenit, foto di Spalletti a petto nudo nonostante il freddo.

Spesso le condizioni climatiche erano queste, con la neve. Dopo una vittoria con i miei collaboratori decidemmo di fare delle foto davanti a una gigantografia, per fare un po’ il bischero. Io ce l’ho con chi ve l’ha data (ride).

Carlo Ancelotti.

Un grande uomo, grande amico. Persone che merita tutto il successo che ha avuto, uno dal quale ho imparato molto, l’ho guardato e ho avuto la possibilità di stargli vicino, nell’ultimo periodo a Madrid ho avuto modo di vederlo lavorare, ci siamo confrontati. Secondo me dei tecnici in Italia, con Lippi è il più grande di tutto. Col Bayern potremo tutti apprezzare il suo calcio. E’ un pinocchietto però, diceva sempre che voleva allenare la Roma, quando gliela misi a disposizione poi non si accomodò. Per noi della Roma sarebbe un successo vederlo allenare la Roma, sarebbe un grande piacere per me vederlo allenare e indicarci la strada del successo.

Con Pallotta che indossa una maglia con lo stemma della Roma.

Ecco il nostro presidente in versione ultras. Ha grande entusiasmo, ci tiene alla squadra, vuol vincere e pensa di poter trasmettere molto ai suoi calciatori. E’ un positivo, è una bella persona. Bisognerebbe che ci stesse più vicino, più a contatto, per trasferire meglio ciò che lui vuole comunicarci. Perché è molto più di quanto lui riesca a fare adesso.

Sabatini e Baldissoni.

I miei amici quotidiani, non li cambierei per nessuno. Sono stati cordiali con me, mi hanno fatto un grande regalo permettendomi di tornare a fare l’allenatore della Roma, sono in debito con loro e devo contraccambiare tutta la loro fiducia.

Parete con maglie di tantissimi calciatori, a casa di Spalletti. Su una panchina ci sono tutte le maglie di Totti.

Ce ne sono di molti di coloro che ho allenato, di coloro che ho apprezzato di altre squadra. E’ l’evidenza che ho detto la verità, che avevo molte maglie di Totti. Ora i tiratori scelti diranno ‘guarda le maglie di Totti, le ha messe tutte in panchina’, e invece no gli ho voluto dedicare un posto tutto per lui. Abbiamo tutti apprezzato le performance della sua bellissima carriera, avevo già le sue maglie ne ho volute altre. Il suo periodo con la Roma è stato intenso, bello, è cambiato come colore e brand e ho voluto tutti i passaggi e gli ho riservato un posto particolare. Però qualcuno secondo me è lì appostato pure stavolta.

Foto davanti allo stemma.

E’ bella questa foto, con lo stemma che ti spinge, ti sostiene, ti aiuta a vedere un futuro bello coloroso, come i colori dello stemma. Il giallo, l’arancio, il rosso, il bordeaux, indicano tante cose, sono riconoscibili e forti e noi dobbiamo esserlo altrettanto.

Una vita da Spalletti: da bambino, con la divisa dell’Esercito durante la leva e con la Roma in allenamento.

Nel periodo del militare giocavo a calcio, fui chiamato e dovetti lasciar tutti, brutto periodo ma utile per la nostra nazionale. Anche in quel periodo mi sono impegnato, seriamente, anche se ogni tanto mi piaceva divertirmi e andar fuori la sera come fanno a volte i miei calciatori. Solo qualche volta, non che fosse un vizio, era un diversivo. E’ stata una bella vita finora, intensa, fatta di tanti pezzi forti che fino a questo momento mi hanno accompagnato e dato una crescita, una forza superiore costante, fino ad oggi. Diciamo che ne ho passate un bel pezzo della mia vita, però penso di averne da passare ancora un altro pezzo altrettanto bello. In questo mi aiuterà la famiglia e la Roma.

 

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