Spalletti: “Vedo gli stessi errori di quando sono arrivato. Dobbiamo essere più compatti” – AUDIO – VIDEO – FOTO

Alla vigilia di Roma-Samp il mister ha incontrato i giornalisti per la conferenza stampa: “La palla ci brucia nei piedi, dobbiamo tornare a giocarla come lo scorso anno. Non sopporto la rinuncia”.

di Redazione, @forzaroma

Superata la noiosa pausa Nazionali, è di nuovo tempo di campionato. Domani all’Olimpico la Roma affronterà la Sampdoria di Giampaolo con l’obiettivo dei 3 punti. I blucerchiati sono reduci da una partenza sprint, con 2 vittorie in 2 partite e arrivano a Roma da primi della classe. Da Trigoria le parole di Luciano Spalletti durante la conferenza stampa.

Trascrizione a cura di Valerio Salviani

“Partirei dalla situazione degli ultimi giorni: ringrazio tutti dei messaggi che mi avete mandato e anche dei pensieri che ho ricevuto in questa vicenda. Quello che mi è successo mi spinge ancora di più ad essere sensibile poi a quelle che sono le attenzioni che abbiamo in generale per tante cose ma in questo caso più più specifico per quelli che sono malati di cancro. Ci farò ancora più attenzione rispetto a quella avuta fin’ora. Per quanto riguarda noi: Rudiger, Nura e Mario Rui sono indisponibili, Vermaelen va testato oggi perché ha una situazione che va monitorata, De Rossi e Perotti sono a posto, sono disponibili”.

Come ha trovato la squadra dopo la sosta?

“Dopo la sosta non ci sono stato, i nazionali non li ho ancora rivisti li devo rivedere oggi. I miei collaboratori li hanno trovati bene. Fra viaggi e partite, come sempre succede, un pò di fatiche le hanno fatte e qualcuno ha dovuto recuperare in questi due allenamenti, vedi ad esempio Salah: ha fatto allenamento ieri, l’altro ieri ha recuperato. Servono a riordinare un pò le idee i primi allenamenti dopo queste convocazioni delle nazionali. Oggi però saranno tutti a disposizione per cui è importante il messaggio che si lascia oggi, anche naturalmente la valutazione di tutto quello che è stato il precedente lavoro che hanno sviluppato individualmente con le nazionali: quanto hanno giocato, le problematiche che hanno in base a quello che hanno giocato. In generale erano molto dispiaciuti per quello che è stato anche l’ultimo risultato, ma allo stesso tempo sanno benissimo quello che è il resistere che bisogna avere in determinati casi per arrivare a delle vittorie. Le vittorie arrivano spesso da una resistenza, da un’opposizione a dei momenti dove le cose non vanno come vorresti, per cui la testa deve guardare in quella direzione li e non ho sicuramente dubbi visto le conoscenze che ho dei miei calciatori. Ormai questi calciatori li conosco, eccetto qualcuno che è venuto quest’anno che però la storia parla chiaro”.

Lo scorso anno ha avuto modo di seguire partite e allenamenti dell’Empoli. Le volevo chiedere che rapporto ha con Giampaolo e cosa ha portato alla Sampdoria?

Con Giampaolo è facile avere rapporto perché è una persona di grande valore, di valori umani e calcistici. Ormai lo conosco bene, abbiamo passato delle serate insieme a parlare degli allenamenti a parlare dei punti di vista. Lui riesce a plasmare una squadra, riesce a dargli quello che è il suo modo di vedere il calcio che è un modo moderno che passa attraverso l’organizzazione, passa attraverso il concetto di squadra, passa attraverso delle misure di squadra, che taglia ha la squadra. Poi basta vederli giocare anche durante le prime due partite e si vede che c’è la sua mano, nonostante la Sampdoria fosse stata allenata da un altro grande allenatore che è Montella che ha fatto sicuramente valere la sua qualità professionale. Quest’anno si vede che Giampaolo ci ha messo già qualcosa di suo in più, per cui è facilmente spiegabile il suo valore. Io e Giampaolo siamo amici per cui si può dire di tutto non ci sono problemi”.

Collegandomi alla domanda su Giampaolo, la partita si presenta veramente attraente sotto il profilo del gioco e delle caratteristiche che avete voi due come allenatori. E’ riproponibile in una Roma che ha un calcio offensivo la presenza come a Cagliari di due terzini che spingono tanto come Bruno Peres e Florenzi oppure se in questo caso diventa più difficile e ci può essere una parte più bloccata, magari a sinistra?

“Secondo me è abbastanza facile il discorso, cerco di fare una sintesi. Siccome ho parlato di Florenzi la domanda va anche in questa direzione: Florenzi se può rifare il terzino o no visto che ho detto che lo voglio usare più avanti, ma si tratta sempre di quello di cui ho iniziato a parlare prima, parlando di Giampaolo. Noi ancora dobbiamo fare dei passi in avanti, o perlomeno abbiamo perso un pò quella che è la nostra distanza di squadra, riusciamo per il momento ad essere compatti come lo eravamo prima e qui dentro poi ci stanno tanti ingredienti, perché riesci ad essere compatto e riesci ad essere corto c’è un modo di ragionare diverso e c’è un modo di sviluppare diverso. Florenzi può fare ancora il terzino? Si, Florenzi può fare benissimo il terzino. E’ chiaro che quando però fai delle scelte del genere la squadra deve comandare il gioco. E’ un po il discorso dell’anno scorso: se tu hai due terzini che sanno bene spingere e che fanno meno la fase difensiva, per dirla breve, è inutile che tu stia ad aspettare gli altri. Se dai la maggior parte di possibilità di offendere o di attaccare agli avversari, per attaccare te, è un controsenso. Per cui loro possono convivere contemporaneamente con la squadra nei due posti dei terzini bassi, Peres e Florenzi, noi dobbiamo giocare all’attacco e tenere palla nell’altra metà campo il più possibile e tenere palla noi perché quella è la nostra qualità, soprattutto la loro in questo caso qui. Poi quello che ho detto prima, le distanze di squadra sono un altro tema fondamentale: mentre per larghezza non lo puoi stringere perché rimane sempre 60 metri, come s’è detto anche altre volte, tu puoi stringere la squadra, l’esterno dalla parte opposta lo puoi portare dentro la metà dove c’è palla però il campo rimane sempre 60 metri, uno si può mettere largo e riceverci palla, per lunghezza tu da 110 lo puoi portare ad essere 55 perché tanto si gioca in 40 metri per cui soprattutto sull’inizio dell’azione puoi reggere la squadra corta. Noi in questo non siamo ancora bravi e dobbiamo fare dei passi in avanti. Le misure della squadra sono fondamentali, come le taglie delle divise, uguali. Se mi metto la tua come mi sta, larga o stretta? Non si sa, si misurerà”.

Qualche ora fa il direttore generale Baldissoni tornando a parlare della vicenda stadio ha detto che si sta valutando la possibilità di lasciare l’Olimpico visto che è uno stadio semi-vuoto, e di questo ne ha parlato anche con lei. Cosa ne pensa?

“Io in questo caso qui non ho imparato niente da Baldissoni, nel senso che la penso esattamente come lui, per cui quello che ha detto lui è quello che è il mio pensiero e questa è una questione che riguarda soprattutto la società. Però se alludi a quella che è la presenza degli spettatori, un Olimpico vuoto è dannoso per la squadra: ti rafforza i – e ti toglie i +, l’Olimpico vuoto. I – e i + sono quei segnetti che usiamo nelle azioni… ad esempio Spalletti -, poi si legge il perché ma si capisce subito se ha fatto bene o ha fatto male. L’Olimpico vuoto ti rafforza i – e ti toglie anche un po di +. E’ un dato di fatto, noi ne abbiamo riparlato e per la società è un tema caldo e se verrò coinvolto ridirò la mia. E’ una situazione che riguarda loro e la penso come ha detto Baldissoni”.

Volevo tornare ad una dichiarazione che ha fatto Allegri prima di Lazio-Juve su Pjanic: ha detto che “Pjanic non gioca in questo momento perché deve smaltire i nostri carichi di lavoro, era abituato ad allenarsi in maniera diversa”. Io volevo capire, come si allena la Roma? Perché Pjanic ha fatto così fatica?

“Si fa meno probabilmente di quello che fanno in Nazionale e si fa meno di quello che fanno alla Juventus. Se i giocatori quando vanno via di qui fanno più carichi di lavoro, probabilmente noi se ne fa di meno. Non so come lavorano gli altri, io so come lavoro qui, si tiene in considerazione tutto. Come ci alleniamo? Le telecamere ci sono già a Trigoria, lo vedete dalla mattina alla sera quello che facciamo, basta essere attenti e avere la volontà di farlo, ti colleghi su Roma Tv e guardi tutti i nostri allenamenti, la risposta è facile. Io non so quello che fa Allegri, lo copierei volentieri visto che vince di molto, però noi c’abbiamo il nostro di lavoro e facciamo con coerenza e professionalità il nostro… non lo so. Come lavora la Roma nei loro confronti non lo so, la domanda era “come lavora la Roma?” Si fa un po di forza, un po di resistenza, un po di corsa, un po di pallone, un po di calci da fermo più e meno, un po di rimesse laterali, un po di attacchi sull’inizio dell’azione, un po di difesa bassa, un po di palla sopra quando gli altri si chiudono. C’è libertà di parola”.

Volevo tornare un attimo su Florenzi: come nel basket c’è il sesto uomo sembra un po il dodicesimo uomo, quello che dove lo metti sta ed è sempre il primo cambio. Non crede che questo essere eccessivamente eclettico vada un po a limitare la crescita del calciatore?

“E’ un discorso corretto che si può fare. Si può contrapporre anche che è bravo da tutte le parti per cui uno lo può mettere dove vuole. In questo momento qui va valutato anche nei confronti del resto della squadra proprio perché ha questa duttilità, questa qualità di poter fare tutto. Non male ma bene deve fare tutto. In previsione di quella che è la nostra struttura di squadra, nel fatto che Ruediger sta facendo passi importanti per riessere a disposizione, per la fisicità e per il momento che stiamo attraversando ora, io cerco di tenere in considerazione tutto. Il momento che stiamo attraversando ora, adesso che siamo un po più lunghi a volte si difende a volte si attacca, ma non è che tutti si difende ora e tutti si attacca e tutti siamo qui, tutti siamo la… si è allungata un po la misura della nostra squadra e questo è un errore che non va fatto e ne dobbiamo parlare subito chiaramente oggi, dobbiamo riprendere subito le nostre distanze. Florenzi sa far tutto, stai tranquillo. Sa benissimo sforare oltre la linea difensiva avversaria. Quello che ogni tanto subisce in fase difensiva, lui lo sa fare benissimo o creare come problema ai difensori avversari”.

Da domani iniziano 8 giorni impegnativi: la Samp, il Viktoria Plzen e poi la Fiorentina. Le chiedo questo perché le ultime due gare, come lei è ben consapevole, con il Porto è andata come è andata e a Cagliari c’è stato quel secondo tempo di distrazione che ha poi comportato un pareggio inaspettato. Cosa si aspetta dalla squadra e che valore domani la gara con la Samp?

Tutte le cose che ci riguardano hanno un valore importante, qualsiasi situazione che riguarda la squadra ha un valore ai fini del risultato. Come ho già detto precedentemente, il modo di stare insieme, il modo di guardarsi, il modo di allenarsi, il modo d’invogliarsi, il modo di fare l’allenamento poi, importantissimo. Quello che ora diventa fondamentale è quello che ho già detto prima: é riuscire ad essere una squadra con una misura giusta, di sviluppare le azioni, di stare dentro il campo e le scelte saranno fatte in questa direzione qui. Di essere una squadra più compatta, di essere una squadra più corta, di essere una squadra più continua nell’esercitare quelle che sono le ricerche che vogliamo proporre, che vogliamo attuare. L’anno scorso dopo un inizio così così ci siamo riusciti a far questo ed era visibile allora poi li dentro è stato facile esaltarsi perché tutti potevamo avere il contributo dei compagni. Quando una squadra si allunga così è più difficile aiutare il compagno, perché per arrivare ad aiutarlo sono tanti metri, per riuscire ad in superiorità intorno alla palla sono tanti metri, per gestire la palla diventa più difficile muoverla spessa perché bisogna fare i lanci anziché gli spostamenti della stessa. Basta spostarla, basta muoverla e tutti siamo coinvolti nel gioco di squadra perché la tocchiamo spesso e questo sarà il tema di oggi al rientro: un’analisi di quella che è stata la nostra piccola storia di quest’anno in base a quello che siamo riusciti a sviluppare, con quello che invece sviluppavamo l’anno scorso. Perché è già un momento per poterne parlare, perché ci sono già delle partite dove si possono analizzare, dove quello è evidente. Noi non dobbiamo andare a Cagliari e giocare la palla buttata e basta, la dobbiamo per forza manovrare da dietro perché la nostra qualità ci impone di fare questo, qualità che poi ti porta ad avere più successo nel confronto con l’avversario durante la partita. Noi li l’abbiamo fatto poco; pochi passaggi mirati per iniziare l’azione, poca qualità, poca personalità nel gestire situazioni dove gli altri ti pressano. Perché se ti vogliono pressare ti pressano, perché la corsa è un valore dentro l’analisi della partita e la corsa probabilmente quelli che non hanno la qualità ne hanno un po di più. Quando si tratta di riempire la partita, tu metti molta qualità, il 60%, però poi per raggiungere il 100% vanno messe altre cose. Tu invece di avere il 60% di qualità hai il 40 e metti il 60% di corsa, per cui se decidono di pressarti ti pressano e se ci pressano dev’essere un vantaggio per noi non dev’essere una difficoltà, perché se vengono a giocare nella nostra metà campo per prenderla ci rimane più spazio dietro la loro linea difensiva e noi dobbiamo uscire e dobbiamo andare poi a occupare quello spazio la, giocare in quello spazio la, cosa che non abbiamo fatto e lo dobbiamo fare perché sennò non siamo giocatori da Roma e non sono un allenatore da Roma. L’ultimo pezzo della partita ha evidenziato questo, per cui si parla di questo. Mentre l’anno scorso spesso stavamo nell’altra metà campo, giocavamo la palla, s’iniziava da dietro, ora s’è rifatto come quando sono arrivato l’anno scorso: la palla non si rigioca, ci brucia, non s’inizia l’azione o spesso si perde la palla in questo tentativo. Poi quello che mi da più fastidio è che spesso abbiamo rinunciato, quello non mi garba, per niente. Per cui oggi se ne parla e si ricomincia a fare da domani.

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