La volontà della proprietà è chiara: niente svendite e la costruzione un gruppo forte e solido da regalare a Gasperini. Anche a costo di una sanzione

Friedkin

Roma e il settlement agreement: perché è meglio non rimandare

E se la Roma non vendesse nessuno dei suoi big entro il 30 giugno? E' questa la domanda che si stanno ponendo molti tifosi giallorossi, a 48-72 ore dalla scadenza del Settlement Agreement firmato con l'UEFA. Soulé, il principale indiziato a lasciare la Capitale entro fine mese, è poco convinto del vento d'Arabia, ha ricevuto un sondaggio per un clamoroso ritorno alla Juventus e i club tedeschi alla finestra non sono intenzionati a spendere la cifra richiesta dalla Roma. Koné vuole la Premier, ma Arsenal e Chelsea hanno cambiato obiettivi: sul piatto resta l'offerta dell'Atletico Madrid, ma il francese non è convinto e sta brillando al Mondiale. Poi c'è Ndicka, che piace all'Inter ma è uno degli 'incedibili' di Gasperini al pari di Svilar, Wesley, Pisilli e Malen.

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I Friedkin non sono preoccupati dalla scadenza del 30 giugno: il motivo

A due giorni dalla chiusura dell'esercizio di bilancio, la famiglia Friedkin ha ribadito la propria volontà: nessuna svendita, la Roma può anche decidere di non cedere nessuno dei suoi 'big'. Con l'obiettivo, a quel punto, di affrontare l'appuntamento con la revisione del bilancio prevista per novembre. Se nelle prossime ore non dovessero pervenire a Trigoria offerte soddisfacenti, il club giallorosso potrebbe arrivare al 30 giugno senza cessioni dei suoi giocatori più importanti. In casa Roma nessuno prende in considerazione la possibilità di rinviare il patto con l'UEFA al 30 giugno 2027, perché l'obiettivo è regalare a Gasperini una squadra forte e capace di lottare subito su tre fronti. E ciò sarebbe possibile solo senza Settlement Agreement. Inoltre, i Friedkin ritengono di poter affrontare il confronto con l'UEFA facendo leva sulle plusvalenze realizzate (circa 13 milioni, in attesa dell'addio di Salah-Eddine e di cessioni minori come quelle di Mannini e Cherubini), sull'alleggerimento del monte ingaggi (in tal senso vanno i rinnovi di Dybala e Pellegrini), sui ricavi dei diritti televisivi esteri (20 milioni), sull'indennizzo di Bove (circa 10 milioni) e sulla controversia col Basilea legata alla rivendita di Calafiori (6 milioni).

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Le possibili conseguenze del mancato rispetto del Settlement Agreement

Alla luce di quanto considerato, i Friedkin e la Roma si aspettano di cavarsela con una multa, come già accaduto in passato. Quest'anno per esempio, pochi giorni fa, ne è arrivata una da 6 milioni, ma ovviamente varierà proporzionalmente a quanto il club giallorosso sforerà rispetto all'obiettivo prefissato. Al massimo, rispetto alle analisi fatte, la conseguenza più grave comporterebbero una limitazione nella lista europea. L'obiettivo, insomma, è evitare provvedimenti più pesanti, facendo leva sull'atteggiamento virtuoso portato avanti nei tre anni di monitoraggio e che consente alla Roma di essere ben vista dall'UEFA per il lavoro svolto nel periodo. Il concetto, però, appare quanto mai chiaro: la Roma vuole costruire un gruppo solido per il proprio futuro e non tornare a essere un supermercato alla mercé delle grandi squadre italiane ed europee, anche a rischio di ricevere una sanzione da parte degli organismi di controllo.

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