Dopo aver partecipato solo dalla panchina al Mondiale della scorsa estate, il difensore della Roma in questi giorni è protagonista di prestazioni monstre
Ndicka a FR: "Non penso alle voci di mercato. La Champions è speciale, siamo ambiziosi"
L'estate di Evan Ndicka, almeno in ottica nazionale, è stata tutt'altro che semplice. Il difensore della Roma, infatti, non è riuscito a scendere in campo in nessuna delle quattro partite disputate dalla Costa d'Avorio nel Mondiale americano. Il numero 5 giallorosso è stato alle prese con l'infortunio al bicipite femorale accusato nel derby contro la Lazio della penultima giornata di campionato e ha dovuto incitare i suoi compagni dalla panchina. Poco male, però, perché ora Ndicka è tornato al centro della difesa ivoriana. E i dati confermano prestazioni monstre nelle due gare di qualificazione alla prossima Coppa d'Africa vinte contro Ghana e Somalia (2-0 in entrambe le sfide). Sei giorni fa, nel match contro il Ghana, Ndicka si è travestito da centrocampista: il difensore della Roma ha toccato il pallone 99 volte, non facendo mancare interventi difensivi (4 chiusure, 1 intercetto, 1 tiro respinto e 7 recuperi). Notevole la qualità palla al piede, con il 91% di precisione passaggi (78 su 86, dati SofaScore) e anche un passaggio chiave non sfruttato però da un compagno. Contro la Somalia, invece, il classe '99 ha fatto valere maggiormente tutti i suoi centimetri, vincendo il 100% dei duelli aerei (6 su 6). Ben 5 i recuperi e 2 gli intercetti, con una chiusura difensiva preziosissima ai fini della vittoria della Nazionale ivoriana. Anche la notevole precisione passaggi è stata confermata, con un dato che parla del 97% e appena 3 errori su 90 tentativi. Gasperini, dalle mura di Trigoria, osserva: Ndicka, che aveva dato forfait all'ultimo contro il Torino, è solamente subentrato nell'ultimo match prima della sosta contro l'Inter. Nella difesa giallorossa c'è una concorrenza spietata ma corretta, con il neo-acquisto Balerdi che ha già conquistato la piazza romanista. Le gerarchie però, come affermato in più occasioni dallo stesso Gasp, non esistono: gioca chi fa e sta meglio, per la squadra.
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