Micki, dimmi dove e quando: numeri, equilibrio e regia. Ecco come Heno ha cambiato la Roma

Micki, dimmi dove e quando: numeri, equilibrio e regia. Ecco come Heno ha cambiato la Roma

L’armeno all’esordio ha fatto già vedere come inciderà sul gioco dei giallorossi. Ben 4 recuperi, 11 km percorsi e 3 occasioni create. Il giocatore “all-around” che mancava. E già si pensa al riscatto

di Valerio Salviani, @vale_salviani

Secondo una delle leggende, il padre di tutti gli armeni si chiamava Haik ed era un discendente di Noè. Mkhitaryan non è arrivato con l’arca per salvare i romanisti, ma la Roma di sicuro l’ha già cambiata. E forse, non come ci si aspettava. La cifra tecnica della partita giocata ieri dall’ex Arsenal la danno i suoi 4 recuperi e il dato sulla corsa che lo mette al 14esimo posto in Serie A tra i giocatori che hanno percorso più km. L’uomo “all-around” che mancava a questa squadra.

BAROMETRO – Mkhitaryan non è Salah. Chi si aspettava un esterno dinamico che attacca la profondità, ieri è rimasto “deluso”. Heno, come lo chiamano dalle sue parti, è un trequartista che si è prestato a giocare sulla fascia sinistra, interpretando il ruolo da leader vero. Non per le giocate nella trequarti offensiva, che pure sono state tante e importanti, ma per come ha dato equilibrio a tutta la squadra ripiegando ogni volta che ci stava da difendere e chiamando i compagni al pressing, nonostante i soli tre allenamenti fatti in gruppo a pieno regime. Con il suo apporto in fase di copertura, Kolarov ha avuto la possibilità di spingere più liberamente, contando poi sempre su un raddoppio quando si trovava a difendere su clienti scomodi come Berardi. Da qui i 4 recuperi e gli 11.077 km percorsi (terzo nella Roma dopo Cristante e Mancini).

REGIA – Un anno fa il dominatore indiscusso della fascia sinistra (e non solo) era Kolarov, vero regista mascherato della squadra. Con Mkhitaryan in campo la musica è cambiata. Dai suoi piedi sono arrivate tre occasioni da gol, tante quanto quelle create ieri da Pellegrini. Inoltre, così come il numero 7, Micki è stato il regista dell’attacco completando 11 passaggi nella trequarti offensiva su 16 tentati. Mkhitaryan è il giocatore che vede le linee di passaggio che altri non vedono, è Javier Pastore arrivato con un anno di ritardo. “Sto al 100% fisicamente” aveva detto in nazionale e ieri lo ha dimostrato. Ecco perché Fonseca (complici gli infortuni di Under e Perotti) ci rinuncerà difficilmente nel ciclo di partite che mancano fino al prossimo stop.

IMPATTO – Il gol segnato ieri è solo la ciliegina sulla torta, ma può essere un segnale indicativo. In tutte le squadre con cui ha giocato (Pyunik Erewan, Metalur, Shakhtar, Borussia Dortmund, Manchester United e Arsenal) Mkhitaryan non aveva mai fatto gol all’esordio. Un dato che non era mai stato un problema per lui che è più un rifinitore che un finalizzatore. In Serie A con Fonseca però il suo gioco può fare uno step in avanti da questo punto di vista. “Quando si abituerà farà addirittura meglio” ha detto ieri Dzeko, che ha aggiunto: “Spero resti a lungo”. L’intesa tra i due è destinata a crescere, per la gioia dei tifosi e della squadra. Petrachi è avvisato. Garantirsi quanto prima un diritto di riscatto può diventare presto un passo obbligato.

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