Il responsabile del settore giovanile giallorosso: "Vogliamo che il nostro settore giovanile sia un luogo in cui far emergere talento in tutti i ruoli, non solo tra i calciatori. Il mister? Con lui imparo di continuo"

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Roma-Trastevere, anche D'Amico e Margiotta ad assistere all'amichevole a Trigoria

Massimo Margiotta tira un primo bilancio di quella che è la sua nuova avventura alla Roma da responsabile del settore giovanile, cominciata in questa stagione. Il neo dirigente giallorosso ha rilasciato un'intervista ai canali ufficiali del club: “Vogliamo che il nostro settore giovanile sia un luogo in cui far emergere talento in tutti i ruoli, non solo tra i calciatori. Allenatori e professionisti devono poter crescere attraverso un percorso meritocratico, fondato su qualità, passione, competenza e senso di appartenenza”. Impossibile non citare anche il mister della prima squadra: “Lavorare con Gasperini significa avere ogni giorno un’opportunità di crescita enorme. Vederlo allenare, capire come legge i giocatori, come pretende, come sviluppa talento e come accompagna i giovani verso il calcio dei grandi rappresenta per me un insegnamento continuo".

Margiotta

L'intervista completa: “Anche se ho 49 anni, penso di essere tra i professionisti più longevi nell’ambito. E ora sono felice di essere arrivato in un top club”.

Per un addetto ai lavori del settore giovanile, cosa significa entrare in una società come la Roma, che ha sempre fatto del proprio vivaio un fiore all’occhiello? “Sono orgoglioso di essere arrivato in un club così importante, con un settore giovanile storicamente riconosciuto e con una proprietà che dà grande attenzione allo sviluppo dei talenti. L'esperienza fatta con Vicenza e Verona è stata fondamentale per arrivare a questo ulteriore step. È un mix di emozioni forti”.

Ha citato Verona, club in cui aveva già lavorato con l’attuale ds giallorosso, Tony D’Amico. Come è nata l’idea del trasferimento nella Capitale? “Con D’Amico a Verona abbiamo già lavorato insieme, è un dirigente che dà molta attenzione al settore giovanile, inoltre delega e dà fiducia a chi lavora insieme a lui. Questo è importante per la crescita di tutto il vivaio”.

Poter continuare nel club il lavoro di figure storiche dell’ambito come Bruno Conti e Alberto De Rossi è più gratificante o rappresenta soprattutto una responsabilità? “Sicuramente è una grossa responsabilità. Per me Bruno rimarrà una delle figure più importanti nella storia del settore giovanile: ha fatto qualcosa di rivoluzionario e unico. Oltre a volergli un mondo di bene a Bruno, devo dire che in sedici anni ho creato un bel rapporto con lui. Questo mi fa molto piacere. E mister De Rossi è una persona di valore, che ho conosciuto nel corso del tempo. Sostituire due persone di questo spessore, come detto, è una grossa responsabilità, però mi stimola a creare qualcosa di bello come è stato fatto in passato”.

Quando e come nasce il Margiotta dirigente? “Ho iniziato a Vicenza. Quando ho smesso di giocare, dopo l’ultima parentesi a Barletta dove non era andata bene, ho ricevuto una chiamata di Paolo Cristallini, che mi conosceva e aveva riconosciuto in me questa caratteristica di poter lavorare con i ragazzi. Nacque tutto così. E per cinque anni sono stato responsabile a Vicenza. Nel 2017 poi sono stato chiamato da Setti a Verona”.

Ma lei verso il finale di carriera da calciatore già si immaginava in questa veste? “Verso la fine della carriera nessun calciatore vuol mai pensare di smettere, ci si concentra al presente e non al domani. Ma dopo la chiamata di Cristallini, gradualmente, è cambiata la prospettiva ed oggi sono qui”.

Rispetto ad un direttore sportivo di una prima squadra, in cosa deve essere diverso il responsabile del settore giovanile? "La differenza principale sta nel rapporto con il tempo e con il risultato. In prima squadra il risultato deve essere necessariamente immediato, perché è attraverso i risultati che si costruisce il percorso. Nel settore giovanile, invece, il vero percorso vincente si misura nel tempo. I ragazzi hanno disposizione anni per diventare grandi e il nostro compito è accompagnarli rispettando ogni fase della loro crescita: l’età, la scuola, la famiglia, lo sviluppo fisico, mentale e psicologico. Il risultato conta, ma deve sempre essere inserito dentro un progetto più ampio di formazione e crescita. In pratica stai crescendo dei figli che non sono tuoi, ma che devi portare nel mondo dei grandi".

Come si intravede il talento di un ragazzo, che non è ancora formato completamente come calciatore? “Dall'esperienza riesci a capire il valore di un calciatore anche da una giocata, non bisogna però trascurare anche le sensazioni e le emozioni che ti trasmette un ragazzo. Noi cerchiamo di intuire anche una sola qualità dominante, che poi cerchiamo di sviluppare nel percorso del settore giovanile”.

A proposito di qualità e di giovani calciatori, l'area romana e regionale è da sempre una base ricchissima da cui attingere. Qual è la sua visione in questo senso? “Nel nostro territorio ci sono una serie di realtà che operano in modo importante e che sono conosciute in tutta Italia. Anche se ho lavorato al Nord per tanti anni, ho instaurato e coltivato diversi rapporti con società romane, cercando di prendere giocatori. So bene qual è il valore di queste squadre dilettantistiche e quanto siano importanti nel nostro lavoro”.

Tra le prime scelte del suo mandato c’è stata quella dell’allenatore della Primavera, Mattia Scala, che ha fatto buoni risultati in questo inizio di stagione. "Mattia è un ragazzo che conosciamo bene, con tredici stagioni nel settore giovanile della Roma, e ha dimostrato qualità, competenza e capacità di crescita. La sua scelta rappresenta però anche un principio più ampio: vogliamo che il nostro settore giovanile sia un luogo in cui far emergere talento in tutti i ruoli, non solo tra i calciatori. Allenatori e professionisti devono poter crescere attraverso un percorso meritocratico, fondato su qualità, passione, competenza e senso di appartenenza. La Primavera, che rappresenta il livello più alto del nostro settore giovanile, deve essere anche l’espressione naturale di questo percorso".

Che cosa significa lavorare sotto gli occhi di mister Gasperini? "Significa avere ogni giorno un’opportunità di crescita enorme. Mister Gasperini ha costruito una parte importante della sua formazione proprio nel settore giovanile e credo che questo renda ancora più prezioso poter osservare da vicino il suo lavoro. Vederlo allenare, capire come legge i giocatori, come pretende, come sviluppa talento e come accompagna i giovani verso il calcio dei grandi, rappresenta per me un insegnamento continuo. Ho la fortuna di poter imparare direttamente da un allenatore che ha trasformato l’esperienza maturata nel settore giovanile in uno dei tratti distintivi della propria carriera".

Facendo un passo indietro, alla sua carriera da calciatore, ricorda qualcosa di particolare delle partite da avversario contro la Roma? “Sinceramente non amo troppo ricordare il passato, preferisco guardare avanti e al lavoro da fare. Posso dire, però, che incontrare la Roma in quel periodo (fine anni 90 e inizi 2000, ndr), significava affrontare una squadra con campioni incredibili. Ho avuto la fortuna di vivere in prima persona un periodo d’oro per la Serie A, giocando contro fuoriclasse assoluti. E la Roma ne aveva tanti”.

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