"Si è trattato di uno dei riti collettivi più antichi, il pianto comune di liberazione" spiega il professore di fede giallorossa
Poco più di due minuti e la favola è servita. Francesco Totti porta la Roma e Spalletti dall'inferno al paradiso. E sugli spalti, a casa davanti la tv o nei pub i tifosi piangono e si abbracciano "Si è trattato di uno dei riti collettivi più antichi, il pianto comune di liberazione. - spiega Alberto Siracusano, direttore della UOC di Psichiatria e Psicologia clinica del Polilcinico Tor Vergata raggiunto telefonicamente dalla redazione di ForzaRoma.info- Questo 'miracolo' lo poteva compiere solo il Capitano, riuscire ad unificare in una sola grande emozione persone diverse fra loro per età, sesso, stili di vita, esperienze, professioni ma unite da "un unico grande amore".
I due gol di Francesco Totti, entrato dopo un lungo riscaldamento, quasi a tempo scaduto, quando tutti avevano perso le speranze, "rappresentano il gesto dell’eroe che ribalta e modifica il destino segnato dagli Dei. In quelle lacrime giallorosse c’è tutto, rivalsa contro soprusi e ingiustizie, contro l’essere considerati inutili, contro l’essere ritenuti sorpassati, fuori tempo, è lo sfogo di una rabbia accumulata dalle delusioni, dai tradimenti, dagli inganni e dai fallimenti seguendo la propria squadra del cuore. E' il riscatto di chi crede negli affetti, nella riconoscenza, nell’impegno e nella dignità. Ma proprio nel momento del riscatto eroico il tifoso romanista si rende conto di quanto sia triste il suo destino e di come gli Dei siano dei grandi ingannatori: questa magica impresa alla fine è servita non a vincere uno scudetto o ad alzare una coppa ma solo a battere una squadra di media classifica. E’ la notte dei miracoli, fai attenzione, è la notte indiamantata dalle nostre lacrime dolci-amare che ricorderemo per sempre".
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