All'Old Trafford si ripresentano gli stessi vecchi errori: i giallorossi divertono e dominano nei primi 45', ma dopo l'intervallo è un buco nero
Gasperini, per la Roma suona l'allarme rimonte: i motivi e le possibili soluzioni
C’è una linea sottile che separa la perfezione dall’illusione, e la Roma di Gian Piero Gasperini sembra costretta a camminarci in bilico ogni volta che l’arbitro emette il duplice fischio e manda le squadre negli spogliatoi. La partita di Old Trafford di ieri sera racconta un film già visto, un copione dolorosamente identico a quello già recitato più volte in questa stagione. In Champions League come in campionato, senza differenze. Dopo un primo tempo da stropicciarsi gli occhi, dominato in lungo e in largo con autorità e qualità (il 2-0 firmato da un bel gol di Soulé e da Malen su rigore), i giallorossi sono stati artefici di una ripresa in apnea, in balia dello slancio del Manchester United. Il 3-2 finale in favore dei Red Devils di Carrick non è soltanto una sconfitta che frena la corsa in Champions League, ma l'ennesima dimostrazione di uno dei limiti di questa Roma. La macchina di Gasp, per larghi tratti brillante, aggressiva e capace di produrre un calcio verticale e spettacolare, ha un meccanismo che puntualmente si inceppa dopo l'intervallo. E i dati sono chiari: nella ripresa zero tiri (totali e in porta), zero grandi occasioni, zero calci d'angolo e appena il 49% di possesso palla.
Nella ripresa la Roma si spegne: tra Serie A e Champions i numeri sono impietosi
Quello di ieri non può essere considerato un semplice incidente di percorso né una fastidiosa casualità. A certificarlo c'è la cruda evidenza dei dati del recente passato giallorosso. Analizzando l'andamento di un comunque sempre più che positivo inizio della stagione della Roma, emerge un trend allarmante legato alla gestione del rientro in campo dopo l'intervallo: in 6 dei 14 incontri disputati fino a questo momento, la squadra di Gasp ha subito gol nei primi 15' del secondo tempo. Dei 17 gol incassati in stagione, infatti, 6 sono arrivati tra il 46' e l'ora di gioco, in ultimo il rigore (dubbio, c'è ancora da sottolinearlo) trasformato al secondo tentativo da Bruno Fernandes all'Old Trafford. Ederson in Roma-Atalanta (47'), Brown col Fenerbahce (48'), Lautaro nel big-match contro l'Inter (46'), McTominay contro il Napoli (50'), Zaniolo sabato con l'Udinese (48'). A testimoniare il problema anche Cristante ieri sera nel post-gara: "Dobbiamo capire dove sbagliamo, perché sta diventando troppo frequente". Un déjà-vu che comporta, a volte, anche una rimonta da parte degli avversari, come quelle subite per mano di Inter, Real Madrid e in ultimo Manchester United. Ma anche contro le 'piccole', come accaduto con Cagliari e Udinese nelle ultime settimane, il tentativo di riportare in vita gli avversari sta diventando pericolosamente un'abitudine.
Stanchezza, peso della pressione e mancanza di alternative 'alla Gasp'
Il rischio di vanificare quanto fatto in un dominante primo tempo, insomma, è sempre più concreto. Le cause? Diverse: dalla stanchezza alla luce degli impegni ravvicinati e di una panchina corta passando per cali di concentrazione, fino alla mancanza di calciatori con caratteristiche adatte alla gestione del risultato. "Questa sconfitta ci insegna più di quella col Real", ha ammesso a fine gara Gasperini. Ma il tecnico di Grugliasco sa bene che le lezioni, per essere utili, devono trasformarsi in soluzioni immediate. Il punto nodale potrebbe essere psicologico: quando la squadra si vede sfuggire il controllo del match, subisce il contraccolpo emotivo senza avere la forza di spezzare il momento nero con falli tattici, agonismo o quella sana cattiveria necessaria in Europa. Stessi concetti riconosciuti dallo stesso Gasp dopo l'amaro ko all'Old Trafford. Un altro nodo risiede in un equivoco di rosa: Gasperini non ha un piano B per gestire determinate situazioni di gara. La sua identità di gioco è chiara, con gli uno contro uno e il pressing a tutto campo, e proprio con le sue idee ha conquistato in brevissimo tempo la sponda giallorossa della Capitale. Ma quando subentra la stanchezza e i ritmi non sono più così intensi perché la squadra non è più in controllo del gioco, servirebbero alternative e strappi verticali che la sua rosa, per caratteristiche, non possiede. E il risultato, poi, è sotto gli occhi di tutti: due 'Roma' diverse tra primo e secondo tempo. Intanto, come soluzione a breve termine, i giallorossi devono imparare a non staccare mai la spina.© RIPRODUZIONE RISERVATA