Finalmente Gian Piero ha in panchina altri titolari. Finale con mezza squadra argentina e Dybala decisivo. Mercato incompleto ma di qualità

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Segna Soulé ed esplode la festa al matrimonio: il gol di Matias interrompe i testimoni di nozze

La Roma in mano. Gasperini la stringe forte a sé. La sente ormai dentro la sua idea di calcio, il suo sistema di gioco che cambia sempre al momento giusto e contro l’avversario giusto. Intensa, aggressiva e dominante. Il rodaggio nella stagione passata, lo scatto nella partenza di questa. Il suo metodo funziona e alla grande. La febbre del sabato sera è ancora altissima. In città come allo stadio. Anche a Trigoria. Il successo contro l’Atalanta, tiro al bersaglio con le 39 conclusioni verso la porta di Carnesecchi, è il manifesto del programma di Gian Piero che si sta trascinando dietro giocatori e tifosi. I giallorossi si divertono e divertono, slogan tornato d’attualità. Vincono i singoli con le loro prodezze. Ma c’è la firma dell’allenatore che li guida all’assalto dal primo all’ultimo minuto. E che interviene quando deve, soprattutto se il match sta prendendo una brutta piega, per non arretrare e perdersi. Cinque cambi per riprendere la gestione della partita e andare a dama. Di forza e con qualità.

gasperini castro AS Roma v Atalanta BC  - Serie A 2026/27

Le mosse di Gasperini per rimontare l'Atalanta

Tre mosse per il ribaltone. Sistemate dentro al secondo tempo per ridare freschezza/brillantezza al 3-4-1-2. E, a guardare bene, per avere più esperienza. Fuori, subito dopo la rete di Ederson (minuto 3) per vantaggio dell’Atalanta, i più giovani, i diciannovenni Lulli e Mora. Dentro (10’) Molina sulla fascia destra e Soulé che si va a piazzare dietro Dybala e Malen. Altro che ruolo inedito per Matias. Lì ha giocato a Lecce e anche in tre dei test estivi giocati all’estero. Da trequartista. Come nella migliore prestazione della Roma del campionato scorso: il 25 gennaio, 1-1 contro il Milan, stessi protagonisti. Lui dietro a Bobby e Paolino. Ogni tanto vale la pena ricordarlo a chi dimentica. Nessun esperimento, semplice aggiustamento quando si affrontano rivali con la difesa a quattro. Non basta, però. E qui la gente, quando vede (18’) il quarto uomo alzare il cartello con il numero 14, si chiede: che cosa sta facendo il mister? Sussurri e borbottii accompagnano la sostituzione. Esce Malen, il capocannoniere. Tocca a Castro. E tanto per non farsi mancare niente, fuori Mancini per Ghilardi. Gasperini li vede stanchi. Il centravanti fatica davanti, il difensore dietro. C’è da spingere forte. Il terzo ingresso diventa il più prezioso (22’). Ndicka, grande contro Scamacca nel primo tempo, dopo l’intervallo soffre e non poco contro Kristovic. Debutta Balerdi. Ultimo uomo davanti a Svilar e presto primo assaltatore del fortino di Sarri. C’è più di metà tempo (e il recupero) da giocare. Cinque giocatori di movimento su dieci sono diversi. Finisce l’apnea giallorossa. Si riparte. E, superato lo sbandamento di inizio ripresa, non c’è - di nuovo - più partita sulla spinta di chi è appena entrato. Quattro su cinque sono argentini. E non c’è bisogno di aggiungere altro. Non è necessario parlare di garra. In campo anche il quinto, il più talentuoso. Dybala si massaggia l’inguine a sinistra, ma Gian Piero non ci rinuncia. Sarà lui a mandare in porta Soulé, match winner dopo il pari di Hermoso.

Soulé Roma Atalanta
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L'importanza dei cambi: il mercato firmato D'Amico

La panchina fa la differenza e conferma che il mercato di D’Amico ha avuto una logica nella scelta dei ricambi. Altri titolari da aggiungere alla rosa che, come hanno spiegato l’allenatore e il diesse, è rimasta incompleta. Numericamente è inferiore a quella dell’anno scorso. Ma, proprio contro l’Atalanta, è tecnicamente migliorata. Nella qualità e nell’esperienza. Quello che ci vuole per il ritorno in Champions, da giovedì a Istanbul.
La Roma è, dunque, più competitiva. Lo dimostra il mancato utilizzo di Pisilli contro l’Atalanta. Rinuncia voluta per l’urgenza di cambiare in altri reparti. Al tempo stesso, però, deve essere chiaro che a gennaio l’esterno offensivo di strappo, di piede destro o sinistro fa lo stesso, va preso. Se Gasperini lo avesse avuto contro Sarri, lo avrebbe messo al posto di Wesley, costretto a finire la gara con i crampi.

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