Gasp se lo tiene stretto e aspetta il suo ritorno. I numeri, del resto, gli danno ragione
Koné, il perno della Francia al Mondiale con un futuro ancora da definire
C'è una Roma con Dybala e una senza. Per anni questa frase è risuonata nei corridoi di Trigoria, e non solo. La differenza tra avere la Joya in campo e doverne fare a meno era evidente. Oggi, però, qualcosa è cambiato. Rinunciare a Paulo resta un problema, perché il fuoriclasse argentino è ancora uno di quelli capaci di spostare gli equilibri. Ma adesso c'è Soulé, che sta imparando a raccoglierne l'eredità e lo sta facendo con ottimi risultati. E allora la domanda sorge spontanea: di chi non può fare a meno questa Roma? Forse c'è un nome che viene prima persino di Svilar e Dybala. È francese, gioca a centrocampo e si chiama Manu Koné. Per Gasperini è l'uomo degli equilibri, un elemento che sembra impossibile da sostituire. A dirlo sono i numeri: con lui in campo, la Roma ha incassato 4 gol in 7 partite; senza, ne ha subiti 9 in appena 5. La sua uscita contro il Real Madrid, con la maglia sul volto e il dolore stampato negli occhi, aveva già fatto scattare l'allarme. Da quel momento, la fase difensiva giallorossa sembra aver perso certezze. E quei numeri aprono una domanda: è Koné l'uomo davvero imprescindibile nella Roma di Gasp?
Koné, l'uomo degli equilibri: cosa cambia nella Roma quando c'è lui
La risposta è sì. Perché Koné non è l’uomo della giocata da copertina. Ma quello degli equilibri. Che permette a tanti altri di brillare. Nella Roma targata Gasperini il suo lavoro è fondamentale. Quando i giallorossi attaccano, si prendono dei rischi. Tanti rischi. Gli esterni spingono. I trequartisti si avvicinano a Malen. La squadra si alza per riprendersi subito il pallone. Ma se il pressing viene superato? Se gli avversari ripartono? Lì entra in scena Manu. Gamba, fisico, capacità di coprire campo. Rincorre, sporca la giocata, chiude la linea di passaggio. Dà ai compagni il tempo di rientrare. Il suo contributo non si misura solo con i contrasti vinti. Si misura in tutte le azioni pericolose che non nascono nemmeno. I numeri aiutano a capirlo: secondo StatsNext, Koné viaggia su 5,3 palloni recuperati, 1,75 contrasti e circa 0,9 intercetti ogni 90 minuti. Un centrocampista sempre dentro la fase di non possesso.Ma è il dato di squadra a far riflettere. Con lui in campo, la Roma ha subito quattro gol in sette partite. Senza, nove in cinque. La media passa da 0,57 a 1,8 reti incassate a gara. Un numero che da solo non dimostra un rapporto diretto tra la sua assenza e le difficoltà difensive. Ma merita attenzione. Perché senza Koné la Roma perde chi cuce le due fasi, scherma la difesa e rimedia agli spazi lasciati quando la squadra si sbilancia. Contro il Cagliari è stato evidente. Gli uomini di Pisacane passavano con facilità. Le transizioni scorrevano. E la Roma lasciava buchi. De Roon era in difficoltà. Cristante non era al top. A quel centrocampo serviva un Manu. Quello che la Roma si tiene stretto da anni. Quello che Gasp non vuole mai perdere. I dati gli danno ragione. Ma forse era evidente anche senza. L’obiettivo ora è ritrovarlo per il Sassuolo. Gasp lo aspetta. La Roma pure. Perché gli equilibri, a volte, hanno un nome e un cognome.
© RIPRODUZIONE RISERVATA