Il capitano giallorosso è rientrato a Trigoria, ma all'esterno in tanti non perdono l'occasione di parlare di lui. E pensare che per Baldissoni "non esiste un caso Totti"... Arriva anche il commento di Pallotta: "Prima viene la squadra, solo dopo i singoli"

Un vero e proprio terremoto. Il termine adatto per definire quanto successo dopo le dichiarazioni di Totti alla Rai e la conseguente esclusione del capitano da parte di Spalletti dalla lista dei convocati della sfida contro il Palermo è questo: terremoto. Il mondo sembra essersi spaccato in due fazioni: chi è a favore del numero 10, chi invece si schiera dalla parte tecnico toscano. Poco importa il fatto che oggi Totti sia regolarmente sceso in campo a Trigoria insieme ai compagni per svolgere l’allenamento. Al “Bernardini” una certa serenità apparente sembra tornata, al di fuori dei cancelli il caso è più vivo che mai.

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DALLA PARTE DI TOTTI – Calciatori, allenatori, politici, attori, cantanti, sportivi e chi più ne ha più ne metta. Tra ieri e oggi tanti i personaggi noti che hanno voluto dire la propria sul caso che ha scosso l’ambiente romano. Tanti gli ex colleghi di Totti che si schierano dalla sua parte. “Francesco ha fatto la storia del calcio italiano e della Roma, si merita rispetto. Deciderà lui quando fermarsi” ha dichiarato Ronaldo, il primo Ronaldo, uno che ha vinto 2 Palloni d’oro, uno che di calcio se ne intende. A fargli da eco arrivano anche Rivera (“Un giocatore di quel livello deve decidere da solo quando smettere, non farlo decidere agli altri”) e Mazzola (“Totti è uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi e anche oggi cambia le partite. Ma come si fa a cacciarlo?”). Per non parlare del pensiero di Riise, l’ex giallorosso che ha sempre confessato apertamente il suo affetto per Totti: “Lui è un Dio. È davvero difficile immaginare una Roma senza il suo re”. Anche il mondo della politica si schiera dalla sua parte: mentre Gasparri gli dedica una sua ode (“Io sto con Totti, senza se e senza ma”), Giorgia Meloni dice che “non vorrei mai vederlo smettere”. Anche perché “Totti non può essere trattato come un calciatore qualsiasi”, parola dell’ex agente del capitano, Zavaglia. La palla passa poi a Flavia Pennetta, tennista vincitrice degli ultimi US Open che si è appena ritirata dal circuito WTA: “Nessuno, nemmeno un’amorevole moglie, può dire a un campione quando smettere”.

ALLENATORI A FAVORE DI SPALLETTI – La maggior parte degli allenatori intervistati, invece, si schiera dalla parte di Spalletti. “Capisco la scelta del toscano e spero che la frattura si possa ricomporre” è il pensiero di Mancini, amico di Francesco Totti, proprio come Mihajlovic: “A Roma quando tocchi lui è un casino. Io rispetto Spalletti e sono amico di Francesco, mi dispiace ma l’allenatore avrà le sue motivazioni”. Dello stesso parere anche Prandelli: “Non riesco a spiegarmi la presa di posizione di Totti, mentre comprendo alla perfezione la decisione dell’allenatore: puoi essere il giocatore più importante, il capitano, ma certi comportamenti non sono accettabili”. Non è però solo il mondo del calcio a stare dalla parte del tecnico toscano. Anche l’attore romanista Zingaretti tende una mano a Spalletti: “Credo che Totti abbia fatto un errore rilasciando un’intervista che non doveva fare”. Uno a uno, palla al centro.

SOCIETÀ SOTTO ACCUSA – Già, perché la domanda sorge spontanea: e la società dove sta? Da che parte si schiera? In giornata James Pallotta ha parlato dello sfogo del capitano: "Sono sorpreso da una parte per le parole di Francesco. Prima viene la squadra, solo dopo i singoli". Eppure questa mattina il direttore generale Baldissoni ha ribadito che “non esiste alcun caso Totti”. Andatelo a dire a Corvino, ds del Bologna, che ha additato proprio il club giallorosso per quanto successo: “Non hanno sbagliato né Totti né Spalletti. In questa vicenda, a parer mio, è mancata la società Roma”. Anche l’ex prefetto di Roma, Achille Serra, ritiene gli americani i primi responsabili: “Una proprietà che vive Roma-Real Madrid dall’America e che parla solo del nuovo stadio come fa a rendersi conto dei problemi?”. Cavalcando la stessa onda anti-societaria, alcuni tifosi giallorossi hanno esposto uno striscione all’esterno dei cancelli della curva Sud: “Prima lo stemma, poi le barriere, ora il capitano. Adesso basta”. Non ci sono solo i pro-Totti e i pro-Spalletti, quindi.

IL RITORNO DI STROOTMAN – In tutto questo caos, e nel bel mezzo di un altro caso smontato sul nascere riguardante Maicon e Spalletti, la vera bella notizia è arrivata nel secondo tempo della partita di ieri: Kevin Strootman è tornato a calcare i campi di gioco a 392 giorni di distanza dall’ultima volta. Il momento è arrivato: “Finalmente sono tornato in campo con i miei compagni”, scrive l’olandese sui suoi social. Già, finalmente. “Dopo tanta attesa, sono felice di vedere di nuovo il grande Kevin in campo”, parola di Rudi Garcia, l’ex allenatore della Roma che tanto contava sul numero 6. Il francese non potrà godersi dalla panchina il ritorno di Strootman, ma la gioia diventa un sentimento collettivo se si pensa al calvario vissuto dal centrocampista negli ultimi due anni. “Kevin ha dimostrato una forza d’animo incredibile”, lo sa bene Pier Paolo Mariani, il chirurgo che lo ha operato a settembre. “Dopo tre interventi chiunque vacillerebbe. Mi aspettavo il suo ritorno in questo periodo – ha ammesso l’ortopedico di Villa Stuart –, lo staff medico della Roma ha fatto un ottimo lavoro. La prima volta che lui avrà un trauma, verrà contrastato duramente da un avversario e si rialzerà in piedi vorrà dire che sarà al 100%”. Non resta che attendere. Manca sempre meno.

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