Ha condiviso lo spogliatoio anche con Messi, ma sogna il portoghese: l'argentino è pronto a scrivere un nuovo capitolo della sua carriera

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"Viva Garnacho". Cantavano così, qualche anno fa, i tifosi del Manchester United. Un coro diventato presto un simbolo. Tra curve e tribune di Old Trafford si sentiva solo quel nome. Ma prima di lui, quel coro aveva un altro protagonista: "Viva Ronaldo". Stesso entusiasmo. Stessa dedica. Giocatori diversi. Garnacho è stato a lungo coccolato dai tifosi dei Red Devils. In lui vedevano qualcosa di speciale. Il possibile erede di Cristiano Ronaldo. Un paragone pesante, ma che lo ha sempre affascinato. Perché CR7 è il suo idolo. Una scelta quasi atipica per un argentino. Lui, però, non ha mai avuto dubbi. Ha studiato Ronaldo. I suoi movimenti. Le sue giocate. La sua mentalità. Lo ha anche avuto al suo fianco. Ha condiviso lo spogliatoio con il portoghese e ha cercato di rubargli ogni segreto.

Real Sociedad v Manchester United: Group E - UEFA Europa League

Come quando ha celebrato una delle sue reti con la famosa esultanza di CR7. Il punto più alto del suo legame con il suo modello resta la rovesciata contro l'Everton: un gesto che sembrava uscito proprio dal repertorio del fenomeno portoghese. Poi c'è stato anche Messi. Il campione argentino, il simbolo della sua nazionale. Garnacho ha giocato con lui, ha respirato l'atmosfera dell'Albiceleste campione del mondo. Ma il suo cuore calcistico resta legato a Ronaldo. Ora cerca una nuova sfida. La Serie A può essere la vetrina per rilanciare il suo talento e ritrovare continuità. La Roma lo vuole. Lui ha già dato il suo sì. Manca solo il benestare del Chelsea.

Garnacho, le origini: nato a Madrid, ma cuore argentino

Alejandro Garnacho nasce il 1° luglio 2004 a Madrid. È nella capitale spagnola che cresce e muove i primi passi nel mondo del calcio. Ma il suo cuore non ha mai parlato spagnolo. Ha sempre avuto un legame speciale con l'Argentina. Sua madre è argentina e fin da bambino Garnacho cresce con la cultura calcistica dell'Albiceleste. Una passione che lo porta a scegliere il Paese delle sue origini, nonostante sia nato in Europa e abbia anche vestito la maglia delle giovanili della Spagna. La sua storia nasce per strada. Con il pallone sempre tra i piedi, nei campetti di Madrid. È lì che sviluppa la sua tecnica e il suo talento nell'uno contro uno.

Senza dimenticare il futsal: una scuola fondamentale per affinare dribbling, rapidità e fantasia. I primi passi nel calcio organizzato arrivano al Getafe, prima del trasferimento nel settore giovanile dell'Atletico Madrid nel 2015. È con i Colchoneros che inizia a far parlare di sé. Velocità, tecnica e una personalità fuori dal comune. Garnacho è ancora un bambino, ma ha già qualcosa di diverso. La voglia di prendersi la scena e la capacità di non avere paura dei grandi palcoscenici. È qui che nasce il "Bichito". Un talento argentino cresciuto a Madrid, pronto a conquistare il mondo.

"Viva Garnacho"

A 16 anni arriva la scelta che cambia la sua carriera. Il Manchester United lo nota e decide di portarlo in Inghilterra. Una scommessa importante: Garnacho lascia la Spagna e si trasferisce all'Academy dei Red Devils, dove viene inserito in un gruppo di giovani talenti da valorizzare. Il salto è rapido. Con la maglia dello United Under 18 diventa protagonista della FA Youth Cup 2022, il torneo giovanile più prestigioso d'Inghilterra. Segna anche una doppietta nella finale contro il Nottingham Forest e si prende la scena. Erik ten Hag decide di puntare su di lui. A 17 anni arriva l'esordio in prima squadra contro il Chelsea. Poco dopo arriva anche il primo gol europeo contro la Real Sociedad. Garnacho conquista subito i tifosi di Old Trafford. La sua velocità, i suoi strappi e la voglia di prendersi la responsabilità lo trasformano in uno dei giovani più amati dal pubblico dello United. Tanto che i tifosi gli dedicano il coro "Viva Garnacho", appunto.

Il mito Ronaldo: segna e sogna come il portoghese

L'ossessione batte il talento. Se ci fosse una foto da mettere accanto a questa parola, probabilmente ci sarebbe quella di Cristiano Ronaldo. E subito sotto, quella di Alejandro Garnacho. L'argentino ha un solo idolo. Un solo punto di riferimento: CR7. Da bambino lo guardava in televisione con gli occhi di chi sogna. Poi, un giorno, ha avuto la possibilità di condividere il campo con lui. Un'emozione difficile da descrivere per chi è cresciuto studiando ogni suo movimento. Garnacho non ha mai nascosto la sua ammirazione. Anzi, l'ha trasformata in una fonte di ispirazione. Da Ronaldo ha imparato tutto quello che va oltre il talento: la dedizione, la mentalità, la fame di migliorarsi ogni giorno. La voglia di non accontentarsi mai. Anche per questo, quando segna, spesso torna alla mente il suo idolo. Come nella rovesciata contro l'Everton, un gesto spettacolare che ha ricordato quella di Cristiano contro la Juventus. Il paragone, ovviamente, non può esistere. Ronaldo è una leggenda. Garnacho è ancora all'inizio del suo percorso. Ma se c'è un modello da seguire, il "Bichito" ha scelto quello giusto.

L'amaro Chelsea e la Roma per ricominciare: la (possibile) nuova vita del "Bichito"

Il Chelsea poteva essere la sua meta definitiva. Non lo è stata. Un po' per responsabilità di Garnacho. Tanto per le scelte dei Blues. Il club londinese aveva investito quasi 50 milioni di euro per portarlo a Stamford Bridge, ma non gli ha mai dato davvero la possibilità di diventare protagonista. Poche occasioni da titolare. Poche presenze in campionato: appena 14, con un solo gol segnato. Troppo poco per un talento che aveva bisogno di continuità per dimostrare il suo valore. Troppo poco per inseguire il sogno di avvicinarsi al suo idolo, Cristiano Ronaldo. Ma Garnacho ha solo 21 anni e il tempo è ancora dalla sua parte. La sua carriera è tutta da scrivere. E lui non vuole viverla da spettatore. Vuole essere protagonista. Il Chelsea ha scelto di separarsi da lui. L'argentino, però, guarda avanti. Vuole una nuova sfida. Vuole un posto dove tornare a sentirsi importante. E la Roma è pronta ad accoglierlo. La stampa argentina lo ha ribattezzato, "Bichito", ovvero "piccolo insetto". Un soprannome che racconta alla perfezione il suo modo di giocare: rapido, imprevedibile, capace di saltare l'uomo e creare caos nelle difese avversarie. Qualità che fanno impazzire Gasperini. E che in Serie A potrebbero diventare un'arma in più.

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