Le parole del tecnico giallorosso: "Scudetto? È meglio rimanere coi piedi per terra. Il nuovo stadio un'opera incredibile, spero di esserci"

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Gasperini e il gap con l'Inter: "Sono la squadra da battere, ma vogliamo avvicinarci"

Gian Piero Gasperini è concentrato sulla delicata trasferta di Como al rientro dalla pausa nazionali, ma in queste ore è tra gli ospiti illustri del Festival dello Sport di Trento. Il tecnico giallorosso ha parlato dalle 18:45 ai microfoni della Gazzetta dello Sport dell'inizio di stagione e della sua avventura alla Roma. Di seguito le sue dichiarazioni:

Com'è nata la tua Roma? Il primo messaggio al primo allenamento? "Il primo allenamento era atteso da tutti. Da me perché dopo anni affrontavo una realtà importante come quella di Roma. Anche i giocatori sono arrivati preparati, si sono allenati durante l'estate, forse temevano la mia preparazione dura e difficile. Il mio obiettivo era quello di creare qualcosa di nuovo, di fare delle fondamenta nuove subito. Non si è mai parlato del mio passato, dovevamo creare qualcosa di nuovo, ed era fondato sui concetti nuovi di gioco ed erano diversi da quelli a cui erano abituati diversi giocatori. Ci sono due modi nel calcio: aspettare che l'avversario perda palla e l'altro è quello di andarla a prendere. Questo è stato il primo concetto, di non aspettare l'avversario e da questo è partito il resto".

Gasperini AS Roma v FC Internazionale

Mancini ed Hermoso sono i tuoi gladiatori. Dove deve crescere ancora Mancini e cosa ti dà Hermoso? "Hermoso non aveva avuto una buona esperienza l'anno prima ma ha giocato tanto in Europa con l'Atletico. Una squadra difensiva, con tigna e garra come dicono in Argentina. Lui abbina anche la qualità degli spagnoli e ha conoscenze importanti. Di gladiatori mi sono ritrovato una difesa. Aggiungerei anche Svilar e Ndicka che per mesi sono stati la migliore d'Europa. Mancini lo conoscevo, ma quando ero suo avversario mi dicevo 'ma perché è così antipatico?' e da subito ho provato a dirgli 'guarda che questo ti penalizza, per tanti anni non sei andato in Nazionale per questi atteggiamenti'. È la prima cosa su cui ho lavorato. Lui ha fatto una stagione fantastica, si è tornato a parlare di Mancini come giocatore ed è tornato in Nazionale".

Su Cristante. "Lo conoscevo da giovane. Molto spesso nei giocatori non si guarda la 'centralina', ovvero la personalità, il modo di giocare per la squadra e mettere davanti le esigenze dei compagni. Ed è un aspetto che ho sempre considerato, le altre componenti sono più visibili. Con l'Atalanta avevamo venduto Gagliardini all'Inter e lui non riusciva ad emergere. Sartori mi fa il suo nome, io incontro il giovane Beppe Riso e conosco questo ragazzo. Le qualità tecniche non poteva averle perse, ci ho parlato un bel po' e mi ha convinto. Ero di fronte a una persona giusta, con motivazioni e speravo che calcisticamente venisse fuori e così è stato. È molto duttile, c'è una distinzione tra poter giocare a calcio e saper giocare a calcio. Lui sa giocare a calcio e lo conosce".

Come sta Cristante? "Ha avuto un problema al ginocchio ma giocando tante partite se stai fuori due settimane rischi di saltare 5 partite. Salterà le prime partite ma recupererà in fretta".

Dybala è rinato con te, non hai paura che giocando si faccia male? "No... è partito come non gli succedeva da anni. L'ho conosciuto a Palermo da giovanissimo, sono passati tanti anni ma lui come tutti i grandi ha ancora l'entusiasmo e la forza. Quando è in campo sta bene e vuole giocare. Ha avuto anni di fragilità fisica, io ho pensato che fosse una questione di allenamento. Tanti mi dicevano che ha i muscoli di seta, che dovevo preservarlo e continuamente si infortunava. Lui ha una fibra notevole, alcuni infortuni sono stati casuali. L'inizio di stagione di quest'anno è straordinario a livello fisico. Non salta un minuto di allenamento e in partita. A dimostrazione di quello che ho sempre creduto, attraverso l'allenamento puoi migliorare la tenuta e le prestazioni. Non può essere una fatica".

Contro l'Inter ha fatto il primo tiro secco da fuori del campionato... "Questo è un retaggio che superiamo a breve. Lui lo scorso anno si è fatto male calciando col Milan e con il Torino e gli è rimasta questa difficoltà. Ora lo sta superando, lui non sprintava più e rivederlo di nuovo saltare l'avversario... ora torneremo anche a calciare come prima".

Hai allenato poeti migliori di Dybala? "Ormai la mia carriera è lunga e ho allenato tanti giocatori forti. Dybala è tra i top se non il top in assoluto. Anche Ilicic e il Papu... sono poeti perché vanno a toccare alcune corde diverse da tutti gli altri".

Fai riscaldare Dybala 30 minuti, poi non lo metti. Lui si arrabbia e va in aeroporto, tu gli corri dietro? "No ma vuol dire che alla base c'è stato qualche problema. Quella è la goccia, la costruzione di un rapporto avviene prima. Rischio che vada a Fiumicino? No, anche perché per giocare nella Roma, come tanti altri, vogliono esserci e dare il massimo per questa città".

Come stanno crescendo Lulli e Pisilli? "Sono cresciuto nel settore giovanile, allenando i bambini di 11 anni fino alla Primavera. Questa formazione l'ho mantenuta e mi ha abituato a vedere il ragazzo non come qualcosa da valutare ma da immaginare come potrà diventare. Pisilli era già di valore e di esperienza, Lulli non era neanche sempre titolare in Primavera. Io ho l'abitudine di far entrare qualche ragazzo dalla Primavera negli allenamenti. Vedevo delle caratteristiche importanti e quest'anno l'ho portato in ritiro. Ha giocato contro il Borussia Dortmund, una partita impegnativa. Sono i ragazzi che ti dicono per come giocano se sono pronti. Le risposte arrivano guardandoli in campo".

Cosa hai visto e cosa non in Romano? "È un altro giovane cresciuto nel settore giovanile. È un ragazzo molto interessante, a me è dispiaciuto quello che è successo la scorsa settimana: sembrava di aver trovato il giocatore che sistemava la Nazionale e dopo è stato eccessivamente criticato. Forse sono gli adulti che devono stare calmi nel giudizio. Il fatto che Romano sia stato venduto sono esigenze di plusvalenze e di bilancio. Abbiamo visto grandi squadre che hanno dovuto vendere giovani importanti per poter rimediare a situazioni di bilancio. Questa non è una buona cosa per il nostro calcio, i gioielli migliori devono avere tempo e possibilità di crescere".

Raccontaci Malen. "A volte i pianeti si allineano e succedono cose a cui non pensi. Era un giocatore conosciuto, avevamo fatto un'amichevole in cui avevo visto le sue caratteristiche. Sono cose che succedono durante il mercato dove a volte non programmi un bel niente. Cercavamo un attaccante perché Dovbyk e Ferguson erano infortunati. C'erano diversi nomi e improvvisamente ho saputo di questa opportunità. Andava via dall'Aston Villa per motivi tattici, lui voleva essere un centravanti e in lui ho sempre visto quelle caratteristiche. Ha tre tocchi fondamentali, più è vicino all'area e più è micidiale. È chiaro che nessuno immaginava che i numeri potessero essere così eclatanti".

Se fa 30 gol non ti stupisci? "Ho detto che può superare Higuain per motivarlo... ci gioco un po'. Diciamo che se arriva a 30 sono contento (ride, ndr)".

Qual è stato il cambiamento più importante della tua vita? "Tutti abbiamo passaggi determinanti ma poi te ne trovi un altro più alto. Uno quando smetti di essere calciatore e diventi allenatore. Dopo 10 anni ho scelto di andare al Crotone in Serie C e faccio un salto lungo. Sicuramente il più recente è quello che ho fatto venendo via da Bergamo. Ero arrivato nella convinzione che fosse una cosa più dovuta che non voluta e che era il momento di passare il Rubicone. Lo fai con tanti dubbi però sai che è la scelta che quando la fai non torni indietro ed è andata bene".

Qual è l'Annibale di questa Roma? L'Inter? "Io guardo sempre il nostro percorso, a seconda dei momenti Annibale può essere un altro. Prima era la Juventus, ora magari l'Inter che è la squadra migliore in Italia. Se vai sempre dietro al più forte puoi perderti. L'obiettivo è quello di guardare noi e migliorarci. Di volta in volta ti confronti e l'ultima volta abbiamo avuto la sensazione di esserci avvicinati".

Il Como è una candidata allo scudetto? "Sì sono bravi come squadra e come società. Credono nel loro calcio, hanno fatto passi da gigante. Quando vedi della gente che lavora così bene devi avere ammirazione. Non è un fuoco di paglia perché hanno risorse e idee. È una squadra con cui ci troveremo a dover competere".

Che partita ti aspetti? "Credo che entrambe hanno la mentalità quella di vincere la partita. Ognuna con le sue caratteristiche ma giocheranno per un risultato solo, per vincere".

Sai che se vinci lo scudetto rischi di fare la fine di Augusto? Quanto manca al momento in chi ti faranno Dio a Roma? "Gli imperatori hanno fatto tutti una brutta fine... (ride, ndr). È meglio rimanere in terra e lavorare. Dare soddisfazione ai tifosi che hanno una passione incredibile, è l'obiettivo più importante".

Ti aspettavi così il popolo romanista? "È stata una sorpresa positiva. Da fuori è visto come un ambiente cieco, con grande entusiasmo e depressione se le cose vanno male. Ho trovato un entusiasmo straordinario, un esempio incredibile di passione verso la propria squadra. Un attaccamento veramente bello. Però è accompagnato da una maturità centenaria che ne ha viste di tutti i colori. Trovo che la tifoseria di Roma sia matura, sa distinguere e in questo momento è soddisfatta della squadra che ha. Questo è un grande risultato per me, una tifoseria che si rispecchia nella squadra. Sarebbe straordinario vincere lo scudetto ma in questo momento viviamo un bell'ambiente, con bella energia e affrontiamo le partite con voglia di vincere".

Ci sarai dentro al nuovo stadio? Come te lo immagini? "Speriamo... ho visto i rendering che sono fantastici. Un'opera incredibile e di grande impegno. In Italia di impianti così è tanto che non si vedono. Servono stadi in Italia, sicuramente a Roma vuol dire tanto per i tifosi e la gente. Colmare qualcosa che manca. L'Olimpico è meraviglioso per i colori, è sempre pieno anche se giochi una partita non di cartello".

La prima pietra poco prima del centenario, come vedi il secondo secolo della Roma? "Intanto è un traguardo, di esperienza e di emozione. Pensa quante persone hanno portato avanti questa squadra. Quanti tifosi hanno vissuto e condizionato le loro settimane per questa squadra. Per quanto mi riguarda dobbiamo portare avanti la storia, non si può rinnegare la propria storia perché altrimenti non si ha futuro. Deve essere un percorso fantastico per avere un futuro ancora migliore, il secondo centenario della Roma sarà ancora più bello".

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