"Era antipatico anche a me (ridendo, ndr), è la prima cosa che gli ho detto. E' stato scelto lui e tra tanti nomi ho fatto il suo perché sono convinto che la Roma abbia bisogno di una personalità forte, di un allenatore che non si accontenta mai, che è sempre sul pezzo, che è sempre incavolato, che non gli sta mai bene niente, che vuole migliorare, che vuole migliorare la squadra, che vuole migliorare il singolo. Credo che di questo abbia bisogno la Roma per diventare grande. I tifosi ci devono stare dietro: come sono stati dietro a me, devono stare dietro a lui. Gli abbiamo chiesto di fare il ‘Gasperini’ anche qui a Roma", con queste parole lo scorso 17 giugno Claudio Ranieri presentava Gian Piero Gasperini al popolo giallorosso. Ora, neanche 10 mesi dopo e a seguito di rumors di tensioni interne che si rincorrono ormai da settimane, tutto sembra cambiato. Dalla precisazione in tema mercato ("Io e Gasperini abbiamo scelto i giocatori. Non c'è stato un giocatore che è venuto senza la sua approvazione") all'infelice uscita sulla scelta che ha di fatto relegato Gasp a quarta opzione ("Io ho scelto 5-6 allenatori, tre non sono venuti. La società ha scelto Gasperini"). Il tutto indirettamente in risposta alle parole in conferenza di Gasp, che aveva detto "Negli ultimi due anni sono arrivati 30 giocatori di cui 4 o 5 stanno giocando in questo momento, forse meno. E' una mia idea, forse c'è bisogno di target magari meno questo e magari più quello".
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