Dzeko, addio al City. Quattro anni di alti e bassi, ma è stato la chiave per vincere titoli

Brillante e frustrante. Dzeko a Manchester ha ricevuto critiche ed elogi ma una cosa è certa: ha segnato gol quando la squadra ne ha avuto più bisogno e nella stagione 2013/2014 si è caricato il City sulle spalle e l’ha condotto verso il secondo titolo in tre anni

di Guendalina Galdi, @Guend4lina_G

E’ iniziato il conto alla rovescia. Edin Dzeko sta per sbarcare a Roma, Fiumicino si prepara ad accoglierlo ed insieme a lui i tanti tifosi che non aspettano altro che l’attaccante bosniaco arrivi nella Capitale. E che lo faccia da giocatore giallorosso. Accordo definito con il Manchester City: la Roma ha il suo nuovo centravanti ed è pronta a presentarlo in occasione dell’Open Day. Il portale ESPN ha racchiuso in un articolo le quattro stagioni al City di Dzeko, fatte di alti e bassi, momenti memorabili e parentesi opache. Arrivato in Premier dopo quattro anni al Wolfsburg e per una cifra pari a 27 milioni nel gennaio 2011, ha firmato la sua prima rete in campionato con la maglia dei Citizens dopo 3 mesi (al Blackburn), ma aveva già scaldato gli scarpini andando a segno in FA Cup e in Europa League. Il primo apice della sua avventura al City lo raggiunse nella prima metà della stagione 2011/2012, quando in panchina c’era Roberto Mancini (che ora avrà modo di incontrare da ex in Serie A), il quale diede una certa libertà al suo reparto offensivo. A beneficiare di più di questa scelta fu proprio Dzeko che nelle prime 3 partite di quella stagione andò in gol 6 volte, infliggendo 4 reti solo al Totteham a White Hart Lane. Ma dopo questo inizio di grazia i gol non arrivarono più così copiosi, tanto che alla fine della stagione 2012/2013 sembrò che il bosniaco stesse per lasciare il club di Manchester. Cambio di allenatore, titolo sfumato, e finale di FA Cup regalata al Wigan: le critiche dei tifosi colpirono anche Dzeko, etichettato come giocatore che poteva segnare dalla panchina. Poco felice delle voci intorno a lui, la situazione rimase la stessa anche con l’arrivo di Manuel Pellegrini sulla panchina del City e, nonostante i suoi gol non mancassero, fu difficile per Dzeko liberarsi dell’etichetta di ‘sostituzione-eccellente’.

Qualcosa poi cambiò sul finire della stagione 2013/2014, quando la brillante coppia Negredo-Aguero smise di occupare stabilmente il reparto offensivo: il primo calò dal punto di vista fisico ed il secondo si infortunò. Così Dzeko si caricò la squadra sulle spalle e si prese la responsabilità di condurre il Manchester City verso il secondo titolo in tre anni. Cinque gol nelle ultime cinque giornate per il bosniaco che così si è conquistato un posto d’onore nella storia del club e nel cuore dei tifosi. Settantadue gol in 187 presenze con i Citizens; quattro stagioni e mezzo di Premier ed ora una nuova avventura in Serie A per il centravanti che ha militato anche in Bundesliga, nel campionato della Repubblica Ceca ed in quello bosniaco.
Non particolarmente attento allo stile come Aguero o Negredo, piuttosto un attaccante che riesce a stare sempre in area, ‘in the box’, imponendosi col fisico e pronto a mandare la palla in rete e a segnare ‘heavy goals’. Quelli davvero pesanti, che suonano come condanna per l’avversario e come una conquista per sua la squadra. Ora per la Roma. L’addio al City è ormai soltanto una formalità; a Manchester, Dzeko ha ricevuto critiche ed elogi ma una cosa è certa: ha segnato gol, tanti, e soprattutto quando la squadra ne ha avuto più bisogno.

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