La "squadra invisibile" della Roma: Cardini, Martinelli, Rillo, Manara e un legame fortissimo con la rosa

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C’è una Roma che lavora non dietro, ma accanto, alla Roma che scende in campo ormai ogni tre giorni. È quella che Spalletti chiamava “la squadra invisibile”, un team di professionisti che ogni giorno è insieme ai giocatori e magari non ha gli stessi onori (e lo stesso stipendio) degli allenatori o dei calciatori stessi. Ieri sera Stephan El Shaarawy dopo il gol è andato ad abbracciare Valerio Cardini, il team manager, ma anche l’amico “zione”. Gianluca Mancini, invece, ha scelto Walter Martinelli, l’osteopata della Roma e della Nazionale che tanto lo sta aiutando in questo periodo di continue partite.

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Non sono solo rapporti professionali. Valerio Cardini, che prima di essere team manager della prima squadra lo era della Primavera (è stato promosso dopo il caso Spezia e l’allontanamento di Gianluca Gombar) è molto legato al gruppo italiano dello spogliatoio. Con ElSha e Pellegrini si chiamano a vicenda “zioni” e il legame è stretto anche con le famiglie perché in passato Cardini si occupava proprio dell’assistenza ai parenti. Suo fratello Alessandro è quel fisioterapista a cui Nainggolan dedicò nel 2017 la vittoria in un derby perché aveva avuto dei problemi cardiaci e anche lui è uno ancora molto legato ai calciatori. Oltre, poi, a Martinelli, che segue gli italiani anche perché li ha in Nazionale, ci sono Rillo, il nutrizionista che si occupa della dieta dei giocatori e ha sempre un occhio di riguardo per Smalling e la sua alimentazione vegana, e poi i magazzinieri, a cui la squadra dedica sempre attenzioni e riguardi.

Legame forte è anche quello con il medico sociale Massimo Manara, di recente in ospedale per Covid: a lui Fonseca e i giocatori hanno dedicato la vittoria contro il Verona, altro tassello di un rapporto sempre più stretto tra i componenti del gruppo squadra. In questo senso, l’anno di pandemia è stato importante: con le trasferte ristrette, l’impossibilità di organizzare eventi e la massima attenzione a tutti i contatti, i giocatori hanno fatto sempre più gruppo con le persone che lavorano ogni giorno con loro a Trigoria. Ecco perché la “squadra invisibile” adesso non lo è più e gli abbracci dopo i gol sono la conferma di tutto questo.

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