Radja è nato il 4 maggio 1988 ad Anversa: a mezzanotte ha soffiato sulle candeline con le figlie, domenica nella “sua” Cagliari vuole dimenticare l’errore contro il Liverpool. E fare, a se stesso e alla Roma, un vero regalo

LA ROMA

Arriva a gennaio 2014, a neppure 26 anni. Nainggolan vola a Roma, dove decide di restare anche quando smetterà di giocare. Magari succederà presto, perché Radja ha sempre detto che non arriverà a 40 anni in campo. La sua vita si conosce, lui non fa nulla per nasconderla, al resto ci pensano la stampa belga, sempre molto attenta su di lui, e gli amici, che su Instagram lo menzionano un giorno sì e l’altro pure. Di Nainggolan si sanno le cadute (le liti in strada con la moglie, i video, le serate con qualche bicchiere di troppo), ma si sanno anche le risalite. Radja è senza filtri, e senza filtri ha vissuto i suoi primi 30 anni. E senza filtri la Roma ha deciso di tenerlo, rendendolo uno dei giocatori più ricchi delle rosa, il primo “capitano” dopo i due romani, De Rossi e Florenzi. I regali arriveranno oggi, gli auguri pure, domenica giocherà la sua prima partita da trentenne a Cagliari. E forse anche questo sarà un regalo. Così come è stato un regalo il suo gol a Firenze che nel 2014 ha riportato la Roma in Champions dopo anni. Quella sera foto e selfie a non finire, con un sorriso grande così. Lo stesso sorriso non l’aveva mercoledì, dopo i due gol contro il Liverpool, macchiati però dall’errore iniziale che ha portato al vantaggio di Manè. Non ci ha dormito, Nainggolan, proprio lui che dorme poco, ma quasi mai per motivi di calcio. Una sorta di contrappasso, quasi un segno del destino. Adesso, però, la Roma ha bisogno di lui per conquistare la qualificazione in Champions e lui ha bisogno della Roma per giocare il suo primo Mondiale. Questi sì che sarebbero regali seri.

Roma-Lazio Nainggolan

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