Castan: “Bella emozione tornare in campo. Ora trattatemi come tutti gli altri” – FOTO

“Chiedo a tutti voi di non guardarmi più come uno che ha subito un intervento, perché ora quella storia è finita”

di Redazione, @forzaroma

Al termine del match tra la Roma e il Gyirmot, è intervenuto ai microfoni dei giornalisti il difensore giallorosso, Leandro Castan. Queste le sue parole:

Ciao Leo. Mancavi dal campo da 301 giorni. Vorrei sapere quali sono le tue sensazioni e qual è il tuo giudizio sulla partita di oggi.
E’ stata una bella emozione giocare un amichevole così, per giocare, dopo essere stato tanto tempo fuori. Sono felice perché quando sono arrivato a Pinzolo non era previsto che giocassi. Sono ancora lontano dal 100% ma sono contento perché ho visto che posso giocare, che non ho paura dei contrasti che vado addosso al mio avversario che riesco a colpire di testa. Devo avere pazienza perché sono sicuro ancor di più di poter tornare ai miei livelli. Sulla partita sono arrabbiato perché è vero che avevamo le gambe un po’ pesanti però quando si gioca bisogna sempre vincere. Veramente sono molto inc*****o perché abbiamo perso. Mi dispiace veramente perché alla prima partita volevo vincere anche se era un’amichevole.

C’è un’atmosfera un po’ strana tra i tifosi: tu hai ricevuto molti applausi ma ci sono stati cori contro la squadra e il presidente. Siamo solo alla prima partita. Non c’è troppo scetticismo verso la Roma in questo momento?
Dopo tanto tempo che non vinci un trofeo è normale: i tifosi vogliono vincere. Noi giocatori dobbiamo avere la personalità e quando siamo in campo dare il 100%, prendere la palla e fare ciò che sappiamo fare. Sarà un anno lungo, un anno difficile ma ora dobbiamo essere uomini e avere la personalità per fare bene. Come ho detto abbiamo lavorato molto, la gamba è un po’ pesante ma bisogna migliorare perché dobbiamo vincere sempre. E’ normale che i tifosi si arrabbino così perché anche loro vogliono vincere. 

Vedo sempre un po’ di disorganizzazione nei movimenti della linea difensiva.
Non abbiamo avuto molto tempo per lavorare in questa prima settimana in cui abbiamo lavorato per lo più sulla parte atletica. Solo stamattina abbiamo fatto qualcosa sulla parte difensiva. Però quando abbiamo preso gol abbiamo sbagliato perché ci siamo fermati per lamentarci. Dobbiamo essere più reattivi e cattivi in campo, perché il calcio è così: se tu non vai e quello viene e ti ammazza. Allora dobbiamo stare più attenti perché dobbiamo imparare che a volte nel calcio bisogna anche essere più brutti e più semplici. Secondo me però ancora presto per parlare di disorganizzazione. Abbiamo ancora 6-7 settimane prima del campionato e avremo tempo per lavorare a tutto questo.

Durante il primo tempo, Garcia ti ha gridato di salire a saltare sul calcio d’angolo. Dal punto di vista clinico il tuo problema è risolto, ora dipende tutto da te. Come stai psicologicamente in questo momento?
Io sto bene. Io anche questo voglio cancellare il più velocemente possibile perché non sono più malato. Ho fatto l’intervento, mi è rimasta la cicatrice ma non ho più niente che mi impedisca di lavorare. Sono pronto e ho la personalità per ricevere le critiche. Voglio anche questo perché sono un calciatore come tutti gli altri. Sono stato fermo 8 mesi e adesso piano piano tornerò in forma. Ho la personalità per ricevere tutte le critiche e sono libero di testa. Chiedo a tutti voi di non guardarmi più come uno che ha subito un intervento, perché ora è finita.

Queste paure che stai vincendo saranno ancora più lontane quando arriverà Manolas? Ti potrà aiutare? Come hai visto Iago Falque?
No io penso che Mapou mi abbia aiutato tantissimo. Lui è un grande calciatore e lo ringrazio perché in questi giorni mi ha dato una grande manp. Su Iago è fortissimo visto in allenamento. Eì un giocatore molto veloce, l’abbiamo visto anche l’anno scorso al Genoa. Spero che possa dare una mano perché abbiamo bisogno di lui in quest’anno che sarà lungo e difficile perché è tanto tempo che non vinciamo niente ed è arrivato il momento di vincere perché i tifosi non ne possono più e anche noi.

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