L'inglese, fuori dai piani della società, si appresta a vivere un anno da turista dorato. E quando parlava di sfida personale...
Estate 2014, esterno giorno. L'afa di Fiumicino accende l'entusiasmo per il nuovo colpo romanista, sono parecchi i tifosi giunti all'aereoporto per un primo abbraccio ad Ashley Cole: sorrisi, foto e sciarpetta, la carriera di uno dei calciatori più blasonati del mondo riparte dalla Roma e dai sogni di scudetto.
"ORGOGLIO" - Nella mente di Rudi Garcia, l'ex Chelsea rappresentava la soluzione quasi definitiva all'annoso problema del terzino sinistro: la sfida con la juventus continuava anche sul mercato, dove i due club avevano sgomitato ("Perché non è ancora qui? Cosa aspettiamo a prenderlo" le parole del tecnico, filtrate da Trigoria, quando Sabatini gli propose il nome dell'inglese) per assicurarsi il meglio della Premier a parametro zero. Cole in giallorosso ed Evra in bianconero, solo il futuro avrebbe sancito l'affare migliore.
Il caldo di luglio ha sostenuto l'illusione che tutto potesse andare bene: "Sono orgoglioso di far parte della Roma e voglio aiutarla a vincere lo scudetto" un nuovo inizio che coincide con la semplice volontà di far rientrare lo scetticismo, compagno di ogni inglese che si affaccia in Italia. "Vorrei far capire che un calciatore inglese può venire qui e fare bene. È una questione di mentalità e di applicazione" un obiettivo che il difensore svela ai media statunitensi, molto concentrati su di lui durante la tournée della Roma negli States: l'inizio, in verità, è tutt'altro che confortante, se si esclude una foto di gruppo scattata a Dallas (l'espressione e la mimica del terzino fanno il giro del web e sono oggetto di fotomontaggi più o meno divertenti) di Cole si parla poco ed in relazione alla sua scarsa integrazione con gli schemi della squadra.
"MA È LUI?" - L'amichevole contro il Liverpool non fuga del tutto i dubbi sulla tenuta fisica e psicologica di Cole e gli interrgativi si moltiplicano con il passare delle settimane: nonostante le parole di incoraggiamento di Rudi Garcia - "Cole mi piace, si sta inserendo gradualmente" - non ci sono tracce di evoluzione per la corsia sinistra giallorossa.
La fine del precampionato, consumato tra Usa e Austria, spinge i tifosi a guardare avanti senza però ignorare i cambiamenti nella corsia mancina: il greco Holebas è il colpo finale per assestare la fascia, ma l'allenatore sembra convinto a dare fiducia ad Ashley Cole.
Settembre scivola via senza grossi problemi, la squadra gira alla grande e le lacune sull'out di sinistra vengono mascherate dal gioco e dai risultati ma il sottile velo di fiducia viene scoperto nella sciagurata serata contro il Bayern, dove la Roma riesce a dare il peggio di sè: tutti sotto accusa, con critica e tifosi pronti ad evidenziare quanto difficile sia competere a certi livelli in Europa. "Ma siamo sicuri che quello è Cole?" domanda ricorrente per chi ricorda i polmoni e l'intelligenza tattica del miglior giocatore della Premier nel 2010: il resto del campionato si snoda tra panchine (tante) ed apparizioni con il contagocce, dove l'ex Chelsea sembra sempre un elemento avulso dal resto della squadra (basta ricordare il Raimondi-show con tunnel annesso nella trasferta di Bergamo).
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DOLCE VITA - Il bilancio del primo anno capitolino è di 16 presenze tra Serie A ed Europa, poca roba se si pensa a quanto la Roma ha investito in Cole: biennale (con opzione per il terzo anno) da 2,3 milioni, stipendio da top player che non rende giustizia allo scarso rendimento in campo. "Qui in Italia si sta davvero bene" il Bel Paese che ammalia non perde il suo fascino "puoi fumare e bere vino senza essere crocifisso" parole che distinguono un calciatore dall'amante della dolce vita, una seconda vita che prescinde dal lavoro sul campo.
Mentre Sabatini tenta di cancellare il peccato originale sulla fascia sinistra, l'estate 2015 di Cole è scandita dal conto alla rovescia per un addio anticipato: in patria si moltiplicano le voci di interessamenti da club di seconda fascia, soprattutto Norwich e Newcastle provano invano a solleticare la nostalgia dell'ex nazionale.
"Voglio chiudere la mia carriera qui" dichiarazioni che gelano il lavoro della dirigenza romanista, indaffarata a cercare una strada per la risoluzione consensuale dell'oneroso contratto: anche Rudi Garcia volge lo sguardo altrove, escludendo Cole dalla lista per gli impegni europei e dalla rosa per affrontare il campionato italiano, puntando sulla freschezza di Digne e sulla duttilità di Torosidis. Per l'inglese, insomma, si prospetta un anno da turista dorato e fanno sorridere le parole cariche di ambizione che un anno fa lastricavano una strada ricca di successi immaginari: "La Mls? Assolutamente no, ho ancora voglia di mettermi in gioco in un campionato competitivo. Quando vorrò prendere il sole, andrò negli Usa..."
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