Inutile ricordare numeri, statistiche, record. Vale la pena, forse, pensare a quello che Totti rappresenta ancora oggi per tutti, non solo per i romanisti
Totti, Candela e la contestazione a Trigoria: "Per colpa sua mi hanno sfondato la macchina"
Dici Totti e pensi Roma. Legame naturale, eterno, indissolubile, come il talento dell'ultimo vero grande Dieci italiano. Capace di incantare sul rettangolo verde quanto di stupire fuori con la sua sagace ironia. Una carriera totalmente dedicata ai colori giallorossi che ha vissuto per quasi un trentennio con amore e dedizione, dai primi calcia Trigoria a quelle lacrime del 28 maggio 2017. Giorno che ha segnato un prima e un dopo ancora oggi definitivo tra Francesco e la Roma, che si annusano ma si respingono, come quegli innamorati orgogliosi che vorrebbero essere corteggiati come fosse il primo giorno. Cinquant'anni. Traguardo importante nella vita di un uomo. Sì, un uomo. Perché prima di tutto Totti è questo. Una persona con limiti, difetti e debolezze. Ma con quella genuinità che ha conquistato prima una città intera e poi il mondo. La stessa genuinità con la quale si è sempre espresso in campo, dando spazio all'estro e alla fantasia. Lo scrive Lorenzo Pes su Il Tempo. Nella sua lunga carriera ha saputo reinventarsi, ma forse la vera svolta è stata l'incontro con Spalletti, croce e delizia della sua storia sul rettangolo verde. L'allenatore che gli ha allungato la carriera e consegnato una Scarpa d'Oro, quello che l'ha accompagnato nelle notti insonni dopo l'intervento alla caviglia inseguendo un Mondiale. Lo stesso, però, che l'ha accompagnato all'uscita con un'indifferenza che a Francesco ha fatto male. Inutile ricordare i numeri, le statistiche, i record. Vale la pena, forse, pensare a quello che Totti rappresenta ancora oggi per tutti, non solo per i romanisti o gli appassionati di calcio. Un simbolo, una città, un popolo, uno stile, un'artista.
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