Il portoghese in campo dal primo minuto contro il Cagliari
Mora tra luci e ombre: Rodrigo deve spiccare il volo
Ci spera, anzi ci conta. Anche perché contro il Cagliari, con un calendario così fitto, Pellegrini out e Dybala che al massimo siederà in panchina, non essere in campo avrebbe il sapore se non della bocciatura almeno della sospensione del giudizio. Che poi, è un po' quello che accompagna Mora dal suo arrivo nella Capitale, scrive Stefano Carina su Il Messaggero. Non si riesce ad avere una serenità quando si parla di questo ragazzo: chi lo difende, ne esalta anche un passaggio a tre metri dipingendolo come un predestinato quando in realtà deve ancora dimostrare tutto. C'è però l'altra faccia della medaglia: arrivato con l'etichetta di mister 50 milioni, quando in realtà ad oggi ne è costato la metà, non gli viene perdonato nulla. L'impressione è che Rodrigo avverta e subisca il peso di questa situazione. E quando scende in campo non lo fa mai tranquillo. Contro il Genoa è sembrato giocare con la voglia di dimostrare di essere bravo. Un errore perché bravo lo è, avendo una tecnica da calciatore di Futsal. Il problema di fondo è la collocazione tattica. Mora, al di là dei voli pindarici, è un trequartista puro. Poi può svariare su tutto l'arco offensivo ma è un trequartista, è l'uomo dell'ultimo passaggio e ha bisogno di toccare e giocare più palloni possibili. La Roma, però, ad oggi gioca in un altro modo e il portoghese è costretto ad adeguarsi, finendo quasi sempre a sinistra. Per carità, a 19 anni un calciatore tatticamente può essere plasmato ma di fondo le caratteristiche restano sempre quelle. Soulé ne è l'esempio: può giocare a sinistra quando c'è Dybala ma poi lo vedi a destra, come a Napoli, e ci si rende conto quanto perde a traslocare di fascia. Un po' il discorso di Mora. Baricentro basso, nelle prime uscite ha provato ad adeguarsi. Anche perché sul primo dribbling spesso diventa immarcabile
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