O non ha la forza d'intervenire sul proprio tecnico, oppure, dando per scontata la sua partenza a fine campionato, assiste alla graduale lacerazione del rapporto
Al peggio non c'è mai limite. E chissà cos'altro dovremo aspettarci, da qui alla fine della stagione, nelle prossime conferenze stampa di Luciano Spalletti. Come in un crescendo rossiniano, aumentano di volta in volta le accuse e l'insofferenza verso i media e i suoi interlocutori. Un brutto vedere e soprattutto un pessimo sentire. In particolar modo perchè le accuse vengono generalizzate verso un'intera categoria. Assolutamente non all'altezza di un bravo e stimato allenatore qual è Spalletti, ma neanche della Roma che in questo momento rappresenta.
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Immaginare che quanto stiamo vedendo possa accadere in altri club appare difficile. Stupisce molto il silenzio della società nei confronti di un simile atteggiamento. Delle due l'una: o non ha la forza d'intervenire sul proprio tecnico; oppure, dando per scontata la sua partenza a fine campionato, assiste alla graduale lacerazione del rapporto. Il conflitto tra Spalletti e parte dei giornalisti non può e non deve essere comunque l'alibi per il divorzio di fine stagione. Sarebbe troppo facile e quindi inaccettabile. Avvelenare l'ambiente in questo modo non è producente soprattutto per la squadra.
(M.Caputi)
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