Dopo cinquantatré anni, di cui diciotto da calciatore il resto nel settore giovanile del club, oggi si chiude la carriera di Bruno Conti in giallorosso
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Era appena finita la guerra in Vietnam, I Pink Floyd pubblicavano The Dark Side of the Moon e al cinema la gente era terrorizzata da "L'Esorcista". Era il 1973, sono passati 53 anni. In quei giorni un ragazzino "dalle spalle strette" (come canterà De Gregori) e dalla faccia sveglia fa il suo ingresso al Tre Fontane (Trigoria nascerà nel 1977). Si chiama Bruno, viene da Nettuno ed era stato appena scartato da Herrera per l'Inter. Si stava convincendo a sposare l'offerta del Santa Monica visto che oltre a calcio era un fenomeno anche a baseball. Poi arrivò la Roma, la squadra del cuore. E non se ne andò più. Fino a oggi. Perché il 30 giugno 2026 segna la fine della lunghissima carriera di Conti in giallorosso. Brunetto a 71 anni dice basta: vuole dedicarsi alla famiglia. La Roma - scrive Francesco Balzani su Leggo - ha provato a convincerlo a restare almeno un altro anno come traghettatore delle giovanili, ma Conti, che si è appena messo alle spalle un tumore ai polmoni, ha ringraziato e rifiutato. Cinquantatré anni dicevamo: diciotto da calciatore (due in prestito al Genoa) in cui ha vinto uno scudetto e cinque coppe Italia. In cui ha giocato una finale di Coppa dei Campioni, in cui ha conquistato da protagonista un Mondiale che portò Pelè a ribattezzarlo "Marazico". Un fenomeno unico, con quel numero 7 semicoperto dalla chioma fluente, diventato iconico grazie a dribbling, corse e un mancino che in pochi potevano vantare. Poi l'addio al calcio, tra le lacrime di una città intera. Nel 1994 diventa responsabile delle giovanili, un ruolo che lo portò ad essere uno dei migliori talent scout d'Europa. Le sue scoperte? Tantissime, ne citiamo dieci per rendere l'idea: De Rossi, Aquilani, Pellegrini, Politano, Scamacca, Calafiori, Frattesi, Florenzi, Bove e Pisilli. Ma Bruno non si limitò a questo. Nel 2005 salvò la Roma dalla retrocessione (conquistando anche una finale di coppa Italia) prendendo il posto di Delneri su una panchina che nessuno voleva. Aiutò Totti ad inizio carriera e anche dopo l'infortunio che rischiò di far saltare il Mondiale a Francesco. Divenne uomo di fiducia dei Sensi e insieme a loro scelse Spalletti per il ruolo di allenatore. Aneddoti? Non basterebbero 100 pagine. Ci sarà tempo per ricordarli, ora è il momento dei saluti. Conti oggi si chiuderà alle spalle il cancello verde di Trigoria. Una casa che resterà sempre sua perché come canta la Sud, "di Bruno ce ne è uno".
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