Il caso Berdini, Virginia voleva cacciarlo ma Grillo l’ha frenata: “Non aprire un altro fronte”

L’assessore all’Urbanistica resterà fino a quando non verrà individuato un sostituto e conclusa la partita sullo stadio

di Redazione, @forzaroma

La prima telefonata arriva all’alba. Dall’altro capo del filo, Virginia Raggi è un’Erinni. «Ma come ti è venuto in mente di dire quelle cose, ma le pensi davvero?», la domanda che colpisce l’assessore all’Urbanistica come un gancio in faccia. «Adesso o smentisci o sei fuori », il senso del messaggio recapitato all’anziano professore che lei, alla vigilia del ballottaggio, si appuntò per primo sulla giacchetta da superfavorita alla poltrona di sindaco di Roma. Paolo Berdini è mortificato. Farfuglia una spiegazione abborracciata, si giustifica sostenendo che quel colloquio è stato carpito, «il giornalista ha travisato, mettendo insieme affermazioni che avevano un significato diverso». Ma è fiato sprecato: l’ordine è chiaro, non c’è nient’altro da aggiungere.

«Ha tradito la mia fiducia», ripete la Raggi ai collaboratori prima di chiamare Beppe Grillo. La sindaca ha deciso: Berdini va cacciato. Il capo del Movimento però è perplesso, la invita a calmarsi: aprire un altro fronte, in un momento così, è troppo rischioso.

Nel suo studio, dove alla fine si rifugiano in tre: lui, lei e il fidato vice Bergamo. Ogni discolpa è ormai consumata. «Ho fatto una stronzata», ammette l’imputato. «Ma davvero hai detto quelle cose?», torna a chiedere la sindaca. «Non in quel modo e comunque non le penso. Ti chiedo scusa. Chiedo scusa a tutti. Sono pronto a rimettere il mandato», sussurra Berdini. Raggi è glaciale. «Ricucire è impossibile. Ma abbiamo delle cose importanti da finire. Resterai sinché serve». Ovvero fino a quando non verrà individuato un sostituto e conclusa la partita sullo stadio. Il suggerimento di Grillo. Soddisfatto del verdetto.

(G. Vitale)

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