Un conto è scendere in campo con Greenwood, un altro senza. Un conto è inseguire Moreira, un altro è vederlo accasarsi al Milan, una diretta concorrente
Gasp spiega le difficoltà sul mercato: "Inizialmente avevamo una visione diversa"
Un maestro del giornalismo, perché questo è stato Gianfranco Giubilo, ben consapevole delle dinamiche di comunicazione amava distinguere la versione "oficial" da quella "para amigos". Sapeva bene che esistono verità pubbliche, verità doverose, verità parziali, scrive Davide Stoppini su Il Corriere della Sera. E vicino a queste, poi, pensieri privati che possono discostarsi dalle prime. A volte poco, altre tanto, altre ancora del tutto. Il Gian Piero Gasperini della conferenza stampa di ieri, alla vigilia del debutto in campionato, si è definito "molto soddisfatto" degli acquisti completati fin qui. La saggezza non gli manca, non è certo il momento di alimentare polemiche, alla vigilia della partenza del campionato e dentro un mercato che deve ancora chiudersi e che gli regalerà altri due giocatori (uno è Oosterwolde, l'altro è l'ormai mitologico esterno d'attacco). Ma non si sbaglia nel dire che, pur dentro una sessione che l'ha soddisfatto per reattività, non tutto è andato nel migliore dei modi. Meglio ancora: non tutto è andato per come il tecnico immaginava in partenza, se è vero che la Roma ha trattato prima Greenwood e poi Summerville — ovvero due giocatori pronti all'uso subito — e poi è atterrata su Rodrigo Mora, un talento immenso di 19 anni ma intorno al quale non è neppure giusto pretendere che sia subito incisivo e decisivo. E quindi Gasperini, pubblicamente a Trigoria, s'è fermato un attimo prima. Il tecnico pensava che la qualificazione in Champions avrebbe spinto la società verso orizzonti più ambiziosi. Magari fino a trattare giocatori con ingaggi più alti, di conseguenza più pronti (attenzione, non necessariamente più forti). Così non è stato. Così poi il concetto è stato rafforzato dall'arrivo del Ceo John Galantic, che mette in pratica i dettami della proprietà. Gasperini l'ha fatto capire ieri, finché ha potuto. Ma andando oltre si può ben comprendere che un conto è scendere in campo con Greenwood, un altro senza. Un conto è inseguire Moreira, un altro è vederlo accasarsi al Milan, una diretta concorrente.
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