Totti, Rizzitelli a FR: “Già nel ’93 si vedeva che quel ragazzino aveva qualcosa in più degli altri”

Ai microfoni di ForzaRoma.info parla colui che lasciò il posto a Totti in quel Brescia-Roma di 23 anni fa “In allenamento i big avevano paura delle sue giocate così sfrontate e durante le partitelle in famiglia si mettevano da parte per evitare di essere derisi”

di Redazione, @forzaroma

Sono passati 23 anni dall’esordio in Serie A del capitano della Roma. 28 marzo 1993, Brescia-Roma, minuto ’88: fuori Rizzitelli, dentro Francesco Totti.

Proprio Ruggiero Rizzitelli è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Forzaroma.info, parlando di quel giorno e raccontando come visse l’esordio del giovane ragazzo della Primavera, divenuto negli anni una bandiera della Roma e del calcio italiano.

Non possiamo non partire da quel Brescia-Roma di 23 anni fa quando lei fu sostituito da Francesco Totti, dando il là alla sua carriera in Serie A. Cosa ricorda di quel giorno?

Ricordo che mancavano pochi minuti alla fine, si vinceva 2-0 a Brescia e allora Boskov mi disse ‘…dai dai Ruggiero facciamo entrare ‘sto ragazzino’. E insomma, insieme a Vujadin, che ragazzino abbiamo fatto entrare!”

All’epoca già si vedeva che Francesco Totti  potesse essere qualcosa in più rispetto ai tanti giovani lanciati in prima squadra?

“All’epoca la Roma ne sfornava tanti di giovani e parecchi erano anche molto bravi. Francesco però già si vedeva che aveva qualcosa in più degli altri. Oltre alla tecnica di base, al tocco di palla, che già all’epoca era superiore alla media, era la personalità che spiccava in Francesco. Una personalità sfrontata nei confronti dei giocatori più esperti, soprattutto durante gli allenamenti”.

Proprio in virtù di questo, ha qualche aneddoto da raccontarci?

“All’epoca era normale che durante gli allenamenti i più grandi facessero un pò di ‘nonnismo’ nei confronti dei più giovani, in un clima militaresco che forse oggi si è un pò perso. Ma se tutti i giovani giravano a largo evitando le classiche ‘botte’ che si davano, Francesco era invece il giocatore che non disdegnava il tunnel al giocatore più anziano. Anzi, dopo la minaccia e magari qualche botta ricevuta, Francesco non si tirava indietro e in modo sfrontato tentava nuovamente la giocata. E da questo, già all’epoca, si capiva come fosse un ragazzo con ‘due attributi così’. Non aveva paura di deridere i vecchietti, come Manfredonia, Collovati o Nela. Addirittura mi ricordo che alcuni avevano paura delle sue giocate così sfrontate e durante le partitelle in famiglia si mettevano da parte per evitare di essere derisi”.

Tornando al Totti di oggi, cosa ne pensa della sua situazione alla Roma?

“In primis credo che Spalletti e Totti sono due personalità molto forti che si sono scontrate e poi hanno chiarito. Come in ogni famiglia, prima c’è lo scontro ma poi si chiarisce tutto e si torna amici come prima. Diciamo che a Roma, anche con la questione Sabatini, visto che le cose vanno bene, qualcuno deve destabilizzare l’ambiente. E’ assurdo darsi la zappa sui piedi in questo modo. Francesco ovviamente non è uno di passaggio e quindi è normale che attorno al suo rinnovo si crei questa attesa. Io credo che lui è stato, è e sarà la storia della Roma. Quindi non si può cancellare così Francesco Totti. Tutte le parti credo che troveranno l’accordo: il presidente, la società e Francesco stesso”.

Ma se potesse decidere lei, rinnoverebbe il contratto a Totti?

“Bisogna vedere cosa vuole lui. Se ne parla molto sui giornali, ma finchè non c’è una dichiarazione pubblica di Francesco, dove dice ‘voglio giocare ancora’, rimane sempre il dubbio su quello che vuole fare lui. Per questo motivo non me la sento di dire se io rinnoverei o no il suo contratto da calciatore”.

Una situazione che però sembra aver mosso l’interesse di tutto il calcio italiano

“Come dico io, al nord stanno sperando che diventi come i casi di Del Piero o Maldini. A Roma si è sempre detto che la carriera di Francesco Totti non sarebbe mai finita come la loro, per questo al nord stanno sperando che la situazione non si risolva. Diciamo che stanno un pò ‘gufando’ per poi poter dire ‘…lo vedete che non siete diversi. Anche da voi è finita male…’. Secondo me però non sarà così, perchè l’amore che tutti hanno nei suoi confronti, nel bene o nel male, è incondizionato. E questo amore è la più grande riconoscenza che un calciatore possa avere”.

Marco Juric

 

 

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