Dopo un primo tempo da leader assoluto dei giallorossi, nella ripresa l'argentino ha provato a lottare ma si è ritrovato a predicare nel deserto
Gasperini non ci sta: "In Europa danno ancora i rigorini. È una cosa che dà fastidio"
Se c’è un’immagine che fotografa il primo tempo da favola della Roma all'Old Trafford, prima dell'amaro calo collettivo della ripresa che ha continuato a dipingere lo stadio di Manchester come un Teatro degli Incubi per la squadra giallorossa, è quella di Matías Soulé che semina il panico nella trequarti del Manchester United. Una prestazione, quella dell'argentino col 18 sulla schiena, che conferma una volta di più la sua centralità nel progetto tecnico di Gian Piero Gasperini e una continuità ritrovata dopo che, appena qualche mese fa, radiomercato lo indicava tra i principali indiziati a un possibile addio, complice una seconda parte della scorsa stagione condizionata e rallentata da un fastidioso problema di pubalgia.
Un primo tempo da favola, 17' da sogno: Mati è salito in cattedra
La notte di Manchester ha ribadito quanto l'ex Juventus e Frosinone sappia incidere quando viene messo nelle condizioni di esprimersi nel suo habitat naturale. All'Old Trafford, Soulé ci ha messo appena 17' per spaccare la partita: prima il gol che ha sbloccato il match con un inserimento letale sull'invenzione di Mora, poi la conclusione a botta sicura che ha portato al fallo di mano di Heaven e al rigore trasformato poi da Malen. Non solo gol e giocate chiave, però. Nel repertorio dei primi 45' c'è stato spazio anche per quel marchio di fabbrica che hanno solo i grandi fantasisti, quelli con una qualità tecnica sopraffina. Un controllo orientato partendo da destra, la falcata ad accentrarsi e il sinistro a giro sul secondo palo. Una conclusione "alla Del Piero" che per pochi centimetri non ha trovato l'incrocio dei pali, sfiorando il capolavoro e facendo solo sibilare il settore ospiti dell'Old Trafford. E poi quel faccia-a-faccia con Bruno Fernandes al 21', dopo l'infortunio di Rensch: una dimostrazione della sua innata leadership e volontà di difendere squadra e compagni giallorossi. Un impatto devastante comunque, quello del primo tempo, che certifica la straordinaria efficacia dall'argentino quando parte largo a destra per poi accentrarsi, sfruttando l'intesa in costante crescita con Malen e la sua naturale propensione a incidere negli ultimi metri di campo.
Nella ripresa prediche nel deserto, ma ora è al centro della Roma
Se la prima frazione lo ha visto dominare la scena, il secondo tempo ha inevitabilmente cambiato volto alla sua partita, rispecchiando le difficoltà dell'intera squadra. Con lo United riversato in avanti e la Roma schiacciata all'indietro, Soulé ha provato a lottare. In qualche occasione il numero 18 giallorosso si è messo in proprio, tentando lo strappo in solitaria per cercare di risalire il campo e sfruttare gli spazi lasciati dai Red Devils. Tentativi lodevoli ma sterili, frenati da una squadra ormai troppo bassa e stanca per accompagnare l'azione, lasciando l'argentino isolato e non abbastanza lucido per pungere davvero. Resta però la fotografia di una crescita esponenziale, sancita anche dai recenti elogi pubblici di Gasperini che ne aveva parlato così dopo il 3-3 di Napoli, alla vigilia di Roma-Cagliari. "La prestazione dell'altra sera è stata straordinaria, ma anche nelle partite precedenti ha sempre giocato ad alto livello. Non sa giocare soltanto a destra, ma anche a sinistra e a tutta fascia. L'altra sera ha giocato anche da trequartista, ha trovato il gol e fatto cose importanti. Sta acquisendo maturità, fiducia e sicurezza nel proprio gioco. Perde molti meno palloni rispetto al passato, ma ci sono ancora aspetti sui quali può migliorare. Siamo convinti che abbia ulteriori margini di crescita e, soprattutto, è un ragazzo che lavora molto bene ogni giorno per cercare di migliorarsi". La notte inglese ha lasciato l'amaro in bocca per l'epilogo del match, ma la prova di Soulé conferma che la Roma ha trovato una certezza su cui contare.
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