Pellegrini: “Naturale il passaggio della fascia con Totti. Voglio la Roma in Champions”

Così il numero 7 giallorosso: “Con Francesco ho un rapporto bellissimo. Lui e De Rossi i miei punti di riferimento”

di Redazione, @forzaroma

Lorenzo Pellegrini e la Roma. Un legame sempre più forte che il numero sette giallorosso, lo scorso 4 novembre, ha raccontato in un’intervista a “Futbol Emotion” pubblicata in questi giorni, parlando dei suoi obiettivi e del rapporto con i suoi due punti di riferimento, Francesco Totti e Daniele De Rossi. Queste le sue dichiarazioni:

Come stai?
Sto bene, anche se il momento è difficile per tutti. Però andiamo avanti lo stesso.

Cosa ti aspetti da questo campionato e da te stesso?
Mi aspetto di migliorare sempre, nell’essere giocatore e nei numeri, perché tanto alla fine contano quelli. Cercherò di fare meglio dell’anno scorso sia nei gol che negli assist: è una cosa che mi prefiggo tutti gli anni, non sempre riesce ma l’impegno sarà sicuro al 100%. Per quanto riguarda la squadra, spero di riuscire a riportare la Roma in Champions League, che è la cosa che mi preme più di tutte. Il campionato è strano, ma cercheremo di fare il meglio possibile.

Hai provato i tuoi nuovi scarpini? Quali sono le tue sensazioni?
Le sensazioni sono molto positive, mi piace molto il colore: bianco con dei dettagli nero e fucsia. Mi sto trovando bene, hanno forma e lunghezza perfette. In questi anni ci sono state difficoltà nel trovare la scarpa perfetta, ovviamente è una cosa soggettiva ma io mi trovo benissimo. Sono di una comodità incredibile.

Durante la tua carriera ti è sempre piaciuto portare scarpini con colori più semplici?
Io preferisco i colori classici con qualche punta di follia, come queste bianche o quelle tutte nere, con qualche punto di arancione, che indossavo a inizio carriera.

Hai qualche tipo di scaramanzia con le scarpe?
Non me le allaccio mai da seduto, ma appoggiando un piede alla panchina, perché mio padre mi disse che bisogna stare in piedi per stringere bene le scarpe. Questo è l’unico rito.

Conosci qualche giocatore che ha dei riti?
Con le scarpe no. Nel calcio ci sono molti scaramantici, chi entra in campo con lo stesso piede o fa due-tre saltelli. In uno spogliatoio ce ne sono tante di queste cose.

Hai notato la differenza con le altre scarpe da calcio che hai indossato?
Sì, nel peso soprattutto. Prima erano più pesanti, adesso sembra come non averle. Negli ultimi anni è migliorata pure la comodità. C’è chi preferisce il calzino alto, chi senza: io le portavo senza, però sento che il calzino dà più comodità.

Come ci si sente a essere un idolo dei bambini? Te lo aspettavi di arrivare a essere un giocatore così importante?
Quando cominci non pensi a tante cose, più che altro te la vivi, è la cosa più bella e genuina da fare. Poi bisogna essere fortunati ad avere le giuste opportunità e farsi trovare pronti, questo può aprirti tante vie e io sono stato fortunato. Era il mio sogno, ma non sei mai sicuro al 100% di arrivarci. Il bello del calcio è che bisogna sempre confermarsi, altrimenti quello che si è fatto prima viene subito dimenticato, sia in positivo che in negativo. Per i bambini è una responsabilità enorme, sono sempre stato abituato a essere guardato, avendo un fratello più piccolo. Questo mi responsabilizza tanto, non solo per come interpreti una partita o un ruolo, ma anche per cercare di lasciare qualcosa. La cosa più bella che si può lasciare ai bambini non è un tiro in porta, ma un comportamento, non fare i furbetti – che poi hanno le gambe corte -, o un segno di rispetto per un avversario.

Il tuo idolo?
L’ho sempre detto, anche per i comportamenti, poi quando nasci a Roma i tuoi idoli sono i giocatori della Roma. Sicuramente Francesco Totti e Daniele De Rossi, che ho avuto la fortuna di conoscere, sono stati i miei punti di riferimento. Da bambini si sogna di essere giocatori della Roma, poi quando lo si diventa ci sono tante altre cose a cui magari un bambino non pensa, e io ora ci devo pensare. Quindi sicuramente loro sono stati i miei punti di riferimento, poi quando cresci con una famiglia tutta romanista, quando si parlava o si vedeva una partita insieme, l’emozione e il trasporto, l’ansia che trasmette un romanista, è inevitabile provare un sentimento forte.

Com’è stata la responsabilità di prendere la fascia da capitano di Totti?
E’ una bella responsabilità. Francesco dall’esterno ha lasciato una grande responsabilità, ma conoscendolo è una persona semplice, genuina, si è sempre comportato benissimo con me e abbiamo un bellissimo rapporto, gli voglio bene. E’ stato bello e naturale. Ho avuto la possibilità di venire a Roma giovane, tanto da poter guardare e imparare come fa un ragazzo di 21 anni quello che facevano Francesco, Daniele e anche Alessandro (Florenzi ndr), che si è sempre comportato da capitano.

Il tuo ricordo più bello d’infanzia legato al calcio?
Quando mio papà mi portava allo stadio a vedere la partita con lui e mio cugino Paolo, che sono i più romanisti. Quando avevo 6-7 anni cominciarono a portarmi con loro, andavamo in Curva Sud e io mi lamentavo perché c’era un casino incredibile e mio papà mi diceva che era tutto normale e che lì era così.

Hai qualche scarpa o cimelio che tieni in casa?
Io non sono molto legato a queste cose, le prime maglie e cose simili le do a papà che è più attento, io invece le perderei. Però ho un paio di scarpini con cui ho fatto il mio primo gol in Champions League a Mosca, è l’unica che ho in casa ma me la tengo stretta.

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