La critica più significativa dopo il ko contro il Manchester conferma che non c’è coerenza nel valutare il lavoro fatto dall’allenatore della Roma

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Gasperini non ci sta: "In Europa danno ancora i rigorini. È una cosa che dà fastidio"

Il day after si consuma lentamente e secondo copione. Si passa il tempo, come da programma stagionale, a presentare il conto, via etere e per iscritto a Gasperini. La lista degli errori (se non addirittura degli orrori) di Gian Piero prima, durante e dopo il ko dell’Old Trafford. Recidivo e quindi colpevole. Perché, come contro l’Inter e il Real Madrid, la Roma ha sprecato il doppio vantaggio anche contro lo United. E tirando le somme, il raccolto è davvero misero, niente da dire: 6 gol avanti e solo il punto conquistato contro Chivu, lasciandone tre sia a Mourinho che a Carrick. E, tanto per gradire, è stato ricordato pure quel 3-1 diventato 3-3 contro la Juve nello scorso campionato. La critica ci sta. Soprattutto quando non è preconfezionata. Ogni allenatore sbaglia, anche il migliore per il gioco o il più continuo nella sostanza. E su queste rimonte in effetti il dibattito è inevitabile. Va aperto per approfondire il motivo di quanto si è visto in campo anche nella seconda sconfitta stagionale, in Champions come la prima.
Le osservazioni sono comunque comprensibili. E Gasperini ha già cominciato a rispondere. Sono rimonte diverse - ha ragione chi lo sottolinea - che contengono però ingredienti simili. Spesso la Roma si è fatta sorprendere subito dopo l’intervallo e non solo tornando in campo in vantaggio. E’ successo a Manchester. Non contro il Real Madrid all’Olimpico, con tre reti prese al fotofinish. Cambia il momento, non l’atteggiamento. I giallorossi appena subiscono il gol è come se uscissero dalla partita. Blocco mentale e non tecnico, anche se poi gli errori dei singoli o di reparto possono incidere sul risultato. Il liscio di Balerdi all’Old Trafford è l’ultima conferma.

Mora Manchester United v AS Roma

Gasp non cerca alibi. E l'incoerenza su Mora

Gian Piero ha davanti l’elenco di quanto non sta funzionando nella Roma da sette mesi imbattuta in campionato. Bocciata la gestione del match, non si possono reggere due tempi alla stessa intensità, e ogni sostituzione fatta, senza pensare che uscito Rensch già nel primo tempo, bisognava fare attenzione pure agli slot. Evidenziate, invece, le distrazioni dei singoli e sommate a quei cambi di due difensori centrali su tre che avrebbero fatto perdere l’equilibrio al reparto arretrato. Eppure in campo è rimasto il meno stanco e probabilmente il più bravo della serata, lo stesso che ha poi sbagliato sul secondo e terzo gol dello United. Gasperini ha ammesso il calo nella ripresa, la poca lucidità e altro. Non ha parlato di assenti, lo fanno altri colleghi, come se Svilar, Koné e Dybala non influissero sul rendimento della squadra. Né ha ricordato che in campo è sceso il quarto portiere - il terzo è De Marzi -, fino a un mese fa fuori lista e quindi spettatore non giocatore. Si è limitato a definire rigorino quello assegnato al Manchester, senza nemmeno criticare il Var (silenzioso) sul fallo di Mancini per il penalty dato e lo stesso Var (prontissimo) a segnalare l’invasione di Cristante per il rigore ripetuto. Non ha pianto per il rosso mancato a Maguire, già ammonito in precedenza, per il fallo su Castro. Né si è rivolto a Rosetti capace di designare per le prime due trasferte di Champions lo stesso arbitro, lo spagnolo Gil Manzano, già insufficiente a Istanbul. Anzi ha ammesso che la lezione servirà perché «in Europa il percorso da fare è ancora lungo». Ha incassato le critiche, insomma, sapendo bene che i giallorossi non sono ancora competitivi a certi livelli. Ma il rimprovero - detto e scritto - più significativo fa capire che non c’è mai coerenza quando c’è da colpevolizzare Gasperini. Sbagliato lasciare Mora negli spogliatoi all’intervallo: ecco la gaffe principale dell’allenatore nella partita in Inghilterra. Fino a qualche giorno fa l’acquisto del portoghese era stato l’errore più grave dell’ultimo mercato. Rodrigo, basso, inutile e caro che nella Roma faticherà a essere titolare. Oggi gioca al posto di Dybala, è decisivo e se serve si abbassa anche sulla fascia come a Manchester. Fuori ruolo. Ma improvvisamente fondamentale. Adesso sì.

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