Solo Gasperini, dentro la Roma, lo considera risorsa e non ingombro. La conferma è l’acquisto di Castro, assist di Francesco nella cena tanto contestata

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Totti: "Nessuna polemica con la Roma. Il centenario? Lo passerò con i tifosi"

Happy birthday Francesco. Basta questo slogan tanto scontato quanto efficace per capire che la distanza tra la Roma e Totti resta. La conferma proprio nel giorno in cui la società giallorossa non può fare a meno di girare gli auguri, attraverso i profili social, all’ex capitano che con quei colori addosso, gli unici ella sua carriera, ha realizzato 307 reti e giocato 786 partite. Solo un video di 42 secondi per festeggiare Francesco. E’ la Roma americana, astiosa durante la gestione Pallotta e fredda nell’attuale con la famiglia Friedkin al comando. Se la prima lo ha spinto fuori di Trigoria, l’altra lo tiene lontano.

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Friedkin come Pallotta: alla Roma non c'è spazio per Totti

"Sei sempre contro" gli disse il vicepresidente Baldissoni quando sconsigliò a Monchi di prendere Pastore, non idoneo per il 4-3-3 di Di Francesco e anche fisicamente, tant’è vero che quando lasciò il club giallorosso Javier fu costretto a operarsi all’anca. Dopo due anni di contratto da dirigente, Francesco si rese conto che fosse meglio andar via, lasciando sul tavolo tre anni di contratto e rinunciando a qualche milione di euro. Mai avrebbe voluto guadagnare da "inutile" e peggiorare i conti dell’unica squadra della sua vita, tra l’altro già in grave sofferenza - ancora da scontare davanti all’Uefa - per l’inadeguatezza di chi ha gestito in quei giorni la Roma. Lontano, dunque, oggi come ieri. Sono passati poco più di sei anni dal saluto ben motivato dal Salone d’Onore del Coni. L'amarezza più grande di quella mattinata quando non riuscì proprio a tenersi e, inquadrando alla perfezione il clima avvertito con quella proprietà sul pianeta giallorosso, raccontò che "dentro Trigoria c’è chi è contento per le sconfitte della Roma". Adesso Totti non può certo dire lo stesso. La gestione Friedkin l’ha vissuta solo da fuori. Di conseguenza non si può permettere di dare giudizi. Di sicuro, però, ha già capito che i nuovi dirigenti la pensano come quelli andati via. Non c’è posto per lui. O meglio. Ci sarebbe anche. Da testimonial, ambasciatore, chiamatelo come volete. O come dice lui. "Bandierina, gagliardetto".

Totti e l'era Friedkin: da Ranieri alla discussa cena con Gasperini

Lasciando stare il passato che comunque nessuno dimentica, è il presente a tenere banco. Perché nessuno dei Friedkin, nè Dan nè Ryan, si è mai fatto vivo con Francesco per presentargli la loro proposta di collaborazione con il club giallorosso. Solo intermediari a contattarlo. Nell’estate del 2025 per chiedergli la disponibilità di partecipare a Everton-Roma Legends il 9 agosto dell’anno scorso. Totti declinò l’invito, sorpreso dalla chiamata, per certi versi anonima (con tutto il rispetto per l’interlocutore di giornata), ricevuta all’improvviso dopo anni di scena muta. Durante la vecchia stagione l’altro contatto per coinvolgerlo nei preparativi di facciata dell’anno del centenario giallorosso. Nuovo "no" di Francesco. Che ha comunque conosciuto Ryan, stringendogli la mano all’Olimpico, la sera di Roma-Stoccarda di Europa League, il 22 gennaio. Poi più niente. "Nemmeno un chicco", altro che caffè preso con Friedkin junior, come gli annunciatori (non Rai) di professione hanno raccontato per settimane. In precedenza il regalo di Natale di Ranieri che incredibilmente lo bruciò, con l’intervista ben acchitata con Sky, non escludendone il ritorno. Non è tra l’altro cosa segreta che poi Claudio si arrabbiò, e lo fece presente anche alla proprietà, quando Gasperini andò a cena con Totti a marzo, serata organizzata da Candela.

Solo Gasperini lo considera una risorsa e non ingombro

Ma proprio da quelle quattro ore a tavola con Gian Piero oggi viene fuori quella che sarebbe l’utilità di Francesco dentro la Roma. "Gli consigliai Castro, un esterno e un centrocampista". Santiago, non a caso, è il vice Malen. Così semplice da non sembrare vero. E’ insomma incredibile che sia Gasperini a volerlo in giallorosso, a differenza di tanti finti amici che ne contestano ogni mossa (padel, calciotto e calcetto, sponsor e viaggi) per invidia e ogni autobiografia (libri o semplicemente interviste) per gelosia. Solo Gian Piero lo considera risorsa e non ingombro. Eppure i Friedkin restano in silenzio, magari delegando al ceo Galantic (ha conosciuto, diciamo così, marginalmente Totti calciatore e dirigente quando John ha fatto parte del cda di Pallotta) qualsiasi iniziativa, ma sempre di contorno. Rimane, insomma, zitta la proprietà. Che si è augurata di vedere Francesco accanto a Giovannino in Federcalcio. Già Malagò. Amici amici… amici quando?

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