L'equilibrio trovato in campionato, tra gol fatti e subiti, non è replicato in Champions. Pesa l'assenza di Svilar, ma di più i limiti di una squadra non pronta per i grandi palcoscenici
Gasperini, per la Roma suona l'allarme rimonte: i motivi e le possibili soluzioni
Ma possibile che tutto il problema sia riconducibile, solo, all'assenza di Mile Svilar? Possibile, ma non è proprio tutto. Diciamo che il portierone belga ha inciso quando c'era e ha deciso quando è mancato: è il destino dei grandi personaggi, che si notano sia quando sono presenti ma di più quando non lo sono. Prima che Svilar si mettesse da parte per l'infortunio al dito, scrive Alessandro Angeloni su Il Messaggero, la Roma aveva incassato quattro reti: una con l'Atalanta (Krstovic) una col Fenerbahce (Brown) e due con l'Inter (doppio Lautaro); dopo, diciamo, che qualche problema là dietro c'è stato, nonostante il non certo banale rendimento di Gollini. Il vero sbilanciamento c'è stato in Champions (otto subite e dieci fatte, in campionato siamo a ventotto contro dieci), il binario su cui la Roma ancora sbanda, specie quando incontra le squadre più forti e/più blasonato. E cosa scatta allora? Come sostiene Gasperini, probabilmente una disabitudine alla concentrazione, legata anche a una mancanza di una mentalità. Perché la squadra, spesso e volentieri, esce dalla gara alla prima difficoltà. E un trend presente da inizio stagione, e ciò avviene sia in campionato sia in Coppa. Tra rimonte e reti prese poco dopo l'intervallo, la Roma non si è fatta mancare niente. Poi c'è una questione di testa, il gruppo perde la bussola alla prima difficoltà e, sapendo giocare in una sola maniera, difficilmente riesce a ridare un ritmo diverso (e un'inerzia nuova) alla partita, Como a parte. E infine, c'è una questione risolvibile con gli investimenti: la rosa della Roma è buonissima per il campionato, non ancora per il doppio impegno così oneroso.
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