Com?? profondo il Mare di Roma

di finconsadmin

(Il Romanista – T.Cagnucci) – Quando la Roma subisce un gol in Curva si alza sempre una bandiera. C?? poc?altro di pi? romanista che sentirsi romanisti quando perdi, e perdi le sconfitte che fanno male. La prima cosa che fece la Curva Sud dopo aver perso tutto davanti agli occhi con un capitano vestito in bianco rimasto impietrito in mezzo al campo fu urlare “Roma-Roma”. Dopo il dramma col Lecce diecimila romanisti andarono a Como per la trasferta pi? inutile e romantica di sempre. E? proprio da Como che comincia questo racconto. Perch? ? quando le cose non vanno bene che si alza la bandiera. […]

 

La vita di ogni romanista ? cambiata per sempre da quel momento, da quando Paulo Roberto Falc?o ha dato il la giocando la sua prima partita nel campionato italiano. Era il 14 settembre del 1980. A Como. La Roma vinse 1-0 per un?autorete nel primo tempo di Volpi. Minuto 25. Natale. Dopo quell?esordio nulla fu come prima: intere generazioni di romanisti vennero educate all?arte da un calciatore sbarcato a Fiumicino, accanto al mare, direttamente dal sole, tanto era luce. Arrivarono le coppe in una citt? povera di vittorie, magliette bellissime, insieme antiche e nuove, vinaccia e porpora, indossate anche dai ragazzini sui sampietrini abituati da sempre a stracci e bandiere care e sgualcite. Era una Roma che torn? colta e bella, era la citt? di un?altra societ? che credeva di avere ancora molto da sognare: la Roma stava dappertutto. […]

 

Andare allo stadio era un privilegio di tutti: l?Olimpico era il paese dei balocchi, ma nessuno era pi? pinocchio. Le favole non avevano bisogno di morale. Era il tempo del sogno. La Roma era dappertutto. Era un fenomeno del pallone, della vita sociale, della musica, del cinema, un sottofondo quotidiano. Una compagna veramente. Se c?? stato un tempo in cui il popolo ? stato al potere ? stato quello, quando si arriv? a dire in uno stadio: ti amo. Arriv? lo scudetto. Si festeggi? in un Roma-Torino finito 3-1. Nel millenovecentottantatr?. E tutto questo ebbe inizio dopo quel goal della Roma a Como. Misteriose corrispondenze fra poeti. Secolari alchimie fra iniziati. ? storiografia che Alessandro Manzoni prima di scrivere I Promessi Sposi ebbe l?apparizione del Santo Vero: il Divino.

Da quel momento contro il Como in trasferta in serie A con la Roma ci ha esordito soltanto un altro giocatore: Daniele De Rossi, il 25 gennaio 2003. C?era la notte quel sabato sera, non perch? era inverno, ma per far vedere meglio quel ragazzo biondo. Non aveva nemmeno vent?anni, lui che ? nato quando tutto venne alla luce: d?estate. Nel millenovecentottantatr?. Campo neutro di Piacenza, ma Como-Roma in schedina, negli almanacchi, nella storia. La sua stava ufficialmente per iniziare: quel giorno la Roma non segn?, ma soltanto perch? De Rossi avrebbe dovuto aspettare un altro momento, un altro segno del tempo: un 10 maggio, che non pioveva ma c?era il sole, in un Roma-Torino finito 3-1. Magici appuntamenti del destino. D?j?-vu di Dio. Un doppio sogno. Come un?altra chance concessa dalla storia alla storia, un secondo esordio. ?Quello di De Rossi, rispetto al mito di Falc?o, ? un altro romanzo giocato davanti alla difesa, un altro modo di intendere la vita fra le due linee, di abitare l?orizzonte, l? nel mezzo, sospeso tra ci? che hai e ci? che vuoi, nella zona di tutti i dilemmi del mondo: il centrocampo.[…]

 

De Rossi ha iniziato a giocare a calcio facendo vedere i tacchetti degli scarpini a uno dei pi? grandi centrocampisti di sempre. Soprattutto, lo ha fatto con nonchalance. Quel pomeriggio fu proprio Guardiola a comunicarglielo: ?Giochi tu, Daniele?, nello stesso giorno in cui era stato deciso l?addio del catalano alla Roma. Investiture. Se, insieme a Pier Paolo Pasolini, Paolo Roberto Falc?o ? stato il pi? grande pensatore del Novecento, Daniele De Rossi ? tutta l?energia che manca a questo secolo spento, l?unico antidoto alla crisi: una specie di fresco sopravvissuto, un nato vecchio, un saggio punk, un viaggio a Mompracem e il rifugio domestico, stornelli e Metallica, lui che sull?Ipod sente R&B e Lando Fiorini, sintesi riuscita di ragione e sentimento. Certi grandi uomini si riconoscono subito per un marchio di natura[…]

 

? nato il 24 luglio nel giorno in cui Dorando Pietri stremato dalla fatica vinse la maratona olimpica a Londra prima di venire squalificato perch? aiutato dai giudici a rialzarsi. L?immagine dello sforzo epico e poetico per antonomasia, della generosit? non solo nello sport, ma nella vita: perch? un calciatore ? una persona e Daniele De Rossi ? una persona molto generosa. Se sostituiste, come nell?Attimo fuggente, quell?icona del tempo ? 1908 ? con l?immagine di De Rossi, non avreste un quadro sfigurato, anacronistico, alterato. Persino il pettorale ? simile al numero di maglia: un 19 ?accartocciato? che sembra il suo 16. Probabilmente De Rossi ai giudici sarebbe riuscito a dire di no. Perch? Daniele De Rossi ? una promessa di rivoluzione. Riuscita.

? l?unico caso, nella storia delle dottrine politiche, di democrazia applicata compiutamente: ? romanista che gioca per la Roma da romanista, rappresenta gli altri quando ? se stesso. ? l?unico caso in cui la gioia pi? intima, pi? ferocemente profonda esprime quella degli altri: daje Roma daje urla dopo aver segnato. Non si indica il numero di maglia, n? tanto meno il nome sulla maglia: non potrebbe mai, lui appartiene a un calcio che non ce li aveva scritti. Non sa cosa siano. Non si celebra mai, lavora. Risorge ogni volta dai contrasti come se non li avesse mai fatti, asciutto appena uscito dalle cascate del Niagara. Lui ? il Frank Sinatra della foga,[…]

 

Per lui vale ci? che scrisse il filosofo tedesco Martin Heidegger nell?analisi di un quadro di van Gogh che raffigurava delle semplici scarpe da contadino e che lo port? alla formulazione delle categorie di Terra e Mondo. Non ? n? pi?, n? meno che una descrizione. Al posto di quelle scarpe immaginate gli scarpini di De Rossi. Eccole. Eccoli: ?Della calzatura ? concentrata la durezza del lento procedere lungo i distesi e uniformi solchi del campo, battuti dal vento ostile. Il cuoio ? impregnato dell?umidore e dal turgore del terreno. Sotto le suole trascorre la solitudine del sentiero campestre nella sera che cala. Per le scarpe passa il silenzioso richiamo della terra, il suo tacito dono di messe mature e il suo oscuro rifiuto nell?abbandono invernale. ?Dalle scarpe promana il silenzioso timore per la sicurezza del pane, la tacita gioia della sopravvivenza al bisogno, il tremore dell?annuncio della nascita, l?angoscia della prossimit? alla morte.

Questo mezzo appartiene alla Terra e il Mondo della contadina lo custodisce. Terra e Mondo. Se Paulo Roberto Falc?o ? stato il pi? grande giocatore della storia del calcio senza palla, cio? senza Mondo, Daniele De Rossi ? quello pi? a contatto con la Terra: il campo, il sudore, l?erba, il fango. Lui ? diga e fiume, l?interfaccia della Roma che sta qua e l?, chiude e apre, segna e sogna. Art-attack. ? la classicit? della Madonna col bambino di Raffaello, ma sanguina di spontaneit? come un?opera di Pollock. Daniele De Rossi ? veramente come un?opera d?arte che sa ancora parlare al cuore ogni volta che lo vedi. La versione ultras della sindrome di Stendhal. I tifosi che lo guardano provano gli stessi sentimenti che provavano venti-trent?anni prima; i figli le stesse sensazioni dei padri e i padri quelle dei loro padri (…). ? cos? dall?inizio. La Roma era dappertutto quando ? nato Daniele De Rossi. Era sulle prime pagine del ?Corriere della Sera? e di ?Repubblica?. Era nei cinema, veniva citata nei variet? televisivi, cantata dai cantautori, oltre a essere un antico chiacchiericcio sui ballatoi di San Lorenzo. De Rossi ? il sopravvissuto di quell?epoca di sogno. ? il qui e ora, il miracolo della ripetizione inaugurale. Ha colto la prima mela ma ? rimasto nel giardino incantato a vedersi un Roma-Liverpool dal finale sbagliato. Quella Coppa… altro che paradiso perduto! Milton, a confronto, ? soltanto un mediocre giocatore del Como. Quella Coppa… De Rossi non lo hanno cacciato da quel sogno, apposta ogni tanto lo fanno gli arbitri: invidia. ?? un replicante anni Ottanta. Ha riportato all?Olimpico quell?Eden fatto di olio canforato, magliette dall?uno all?undici, partite in contemporanea la domenica pomeriggio alle 14 e 30 (massimo fino alle 16 per l?ora solare), esultanze spontanee… che s?era smarrito dietro ai trenini per Bari. ? di un biondo spaziale perch? negli occhi ha impresse quelle immagini ancestrali che ogni romanista ha dentro. […]

Daniele De Rossi tutte queste cose le sa. Gli arrivano da molto lontano, anche prima di quel goal della Roma a Como. ? da sempre che sono promessi sposi: ?Il mio amore per la Roma nasce prima di aver cominciato a giocare in questa squadra, e lontano da questa squadra io non mi ci vedo Non sarei altrettanto felice a giocare con un?altra squadra, che la Roma compri o non compri campioni. Io gioco per la Roma, non per la societ?. Non sapete Roma che significa: la Roma ? un orgoglio?.

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