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Gravina, il duro sfogo dopo le dimissioni: “La Nazionale non interessa a nessuno”

Redazione
Le sue parole: "Ho accettato le critiche in silenzio e addirittura gli insulti. Ma non posso tollerare di essere definito indegno"

Due mandati alla guida della Federazione e due Mondiali mancati: il bilancio dell’esperienza di Gabriele Gravina alla guida del calcio italiano resta segnato da risultati deludenti sul piano sportivo. Una situazione che ha portato alle dimissioni e a un’assunzione di responsabilità da parte del presidente uscente. Ora, però, emerge anche la volontà di chiarire e togliersi qualche peso. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Gravina ha parlato senza filtri, affrontando diversi temi delicati: dal rapporto complicato con la Nazionale fino agli insulti ricevuti nel corso del suo mandato. Di seguito un estratto delle sue dichiarazioni:

Presidente cosa l'ha più ferita dal momento in cui la Bosnia ci ha estromesso dal Mondiale?

"Ho accettato le critiche in silenzio e addirittura gli insulti. Ma non posso tollerare di essere definito indegno. Nessuno può permettersi certe patenti di moralità, sia dentro sia fuori il mondo del calcio".

Perché si è dimesso?

"Mi assumo le mie responsabilità. Non ho mantenuto la promessa che avevo fatto ai tifosi italiani. Avevo detto che saremmo dovuti andare al Mondiale anche a nuoto e invece non ci siamo riusciti. Le dimissioni sono un ultimo atto d'amore verso il calcio. E non potevo permettere che gli attacchi al sottoscritto penalizzassero la Federazione. Ma non è tutto qui...".

Si spieghi meglio.

"Già prima dei playoff avevo pensato di farmi da parte. E non tanto perché non mi sentivo all'altezza, quanto per i vincoli, i legami e gli impedimenti che frenano la crescita e lo sviluppo del movimento. E tutto ciò, permettetemi di dirlo, è frustrante. Alla fine, ho deciso di rimanere e ho accettato questa via Crucis. Adesso vivo quasi da recluso tra casa e Federazione".

Ma in che Paese siamo se un presidente è costretto a stare rintanato nella sua abitazione o girare scortato?

"Un Paese in cui il pensiero si ritrae e lascia spazio agli istinti più bassi e animaleschi. Il calcio è la cartina di tornasole della nostra società e in certi momenti diventa un luogo di frustrazione feroce e giudizi ciechi. Speravo che uscissimo meglio dal Covid e invece certi istinti sono addirittura peggiorati".

Cosa invidia alle altre Federazioni dei Paesi top, Inghilterra, Spagna, Francia e Germania

"Lo sapete che adoro il modello tedesco. Loro sono ripartiti da zero nel vero senso della parola, tutti uniti e con lo stesso obiettivo. E adesso stanno cominciando a vederne i frutti. È una visione lungimirante che da noi non esiste. Diciamolo chiaramente: in Italia della Nazionale frega solo ai tifosi. Agli altri, compresa la politica, serve solo per rivendicare, quando le cose vanno male, forme di posizionamento personali".

Con i ritardi nella costruzione e nell'ammodernamento degli impianti rischiamo di perdere Euro 2032?

"Sapevamo di partire con forti criticità, ma l'Europeo insieme alla Turchia, che rivendico come un grande successo della mia presidenza, serviva proprio da stimolo per riportarci a livello internazionale. I ritardi nella nomina del commissario e il mancato sostegno economico da parte del Governo non hanno generato l'accelerazione auspicata. Però non mi arrendo: nel mio ruolo di vicepresidente Uefa continuerò a lavorare affinché si concretizzi questa grande opportunità per l'Italia".