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Roma, le sconfitte sono troppe: il confronto con l’anno scorso fa paura

Federico Grimaldi
Federico Grimaldi Collaboratore 
L’ultimo bonus è stato consumato ieri contro il Genoa di De Rossi. Da giovedì si ricomincia: serve un cambio di marcia netto

Torino, Inter, Milan, Napoli, Cagliari, Juventus, Atalanta, Udinese e adesso anche il Genoa. Non è un elenco casuale, ma la mappa delle cadute della Roma in questa stagione. Nove sconfitte in 28 partite: lo stesso numero dell’anno scorso, già raggiunto con dieci partite ancora da giocare. Un dato che pesa ancora di più se si guarda la classifica: quattro di queste sono arrivate contro squadre dal decimo posto in giù, avversari che sulla carta avrebbero dovuto alimentare la corsa e non rallentarla. La narrazione della grande ricostruzione firmata Gasp resta viva, ma accanto a quella esiste anche un’altra Roma. Una squadra che a tratti torna fragile, quasi remissiva, come quella vista ieri a Genoa. Una Roma che somiglia troppo alle versioni delle ultime stagioni, quelle che si piegavano più per inerzia che per inferiorità. Gasperini sembrava aver scacciato quei fantasmi. E invece, a dieci partite dalla fine, qualche ombra continua ancora a muoversi.

Una Roma dai due volti

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Ormai sono troppi anni che la Roma vive sospesa tra due identità. Una squadra capace, in alcune serate, di esprimere gioco, pressione e personalità da grande. E un’altra che, improvvisamente, si spegne. È la Roma vista a Genoa: passiva, poco cattiva, senza ritmo e troppo incline a concedere gol evitabili. Una versione che riporta alla mente quella vecchia alternanza tra luce e ombra, tra ambizione e fragilità. Non è più una questione di mentalità. Su quel fronte Gasperini ha lavorato e i segnali, per gran parte della stagione, si sono visti. Ma sembra esistere ancora una sorta di interruttore nascosto che, in alcune partite, scatta all’improvviso e trasforma la squadra. Nel giro di una settimana la prospettiva è cambiata: dal possibile +7 sulla Juventus al +1 attuale. Il margine si è assottigliato e la corsa si è improvvisamente riaperta. E ora c'è anche un Como che inizia a far paura. Certo, il miglioramento rispetto alla scorsa stagione è evidente, sia nei principi di gioco che nella struttura della squadra. Eppure il dato delle sconfitte racconta una somiglianza che inquieta: nove come un anno fa, ma con 10 partite in meno. Un campanello d’allarme che diventa ancora più rumoroso se si guarda alla classifica degli avversari: quattro ko sono arrivati contro squadre dal decimo posto in giù. Non aver vinto i big match era già un segnale preoccupante; aggiungerci anche passi falsi contro chi lotta per obiettivi diversi trasforma la spia gialla in qualcosa di molto più serio. L’emergenza continua, tra infortuni e rotazioni forzate, non ha certo aiutato Gasperini a trovare stabilità e continuità. Ma a questo punto della stagione le attenuanti iniziano a pesare meno. Perché il finale è ormai davanti e la Roma non può più permettersi di oscillare tra due versioni di sé stessa: se vuole restare aggrappata ai suoi obiettivi, deve scegliere definitivamente quale squadra essere.

Gasperini e il lavoro ancora da completare

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A Gasperini, in questa Roma, si possono imputare poche colpe. Per una volta, sotto la lente d’ingrandimento non finisce l’allenatore, ma i giocatori. L’attacco è il vero tallone d’Achille della stagione: prima con Ferguson e Dovbyk, ora con Soulé, tormentato da una pubalgia e  Dybala che sta più tempo ai box che in campo. C'è il solo Malen a reggere l'intero peso dell'attacco. Forse non basta solo il suo apporto per andare in Champions. Ma deve bastare. La domanda è cruda e semplice: come può Gasp raggiungere gli obiettivi senza gli strumenti giusti? Come sempre, cercando di far superare i limiti ai suoi giocatori, spremendo il massimo da ciascuno. Servono mani e testa di tutti, non solo presenza in campo: serve cuore, energia e continuità. Svilar resta uno dei pochi a confermare il suo livello, ma serve il miglior Koné, un Pellegrini diverso, non quello degli ultimi mesi, e soprattutto una squadra che vada nella stessa direzione senza perdersi. Dieci partite rimaste, più l’Europa League: la stagione è ancora lunga, ma il tempo per gli errori è finito. L’ultimo bonus è stato consumato ieri a Genova contro il Genoa di De Rossi. Da giovedì si ricomincia: serve un cambio di marcia netto, e Gasperini dovrà inventare ancora, tirare fuori l’ultima magia per completare il lavoro iniziato mesi fa.