Torino, Inter, Milan, Napoli, Cagliari, Juventus, Atalanta, Udinese e adesso anche il Genoa. Non è un elenco casuale, ma la mappa delle cadute della Roma in questa stagione. Nove sconfitte in 28 partite: lo stesso numero dell’anno scorso, già raggiunto con dieci partite ancora da giocare. Un dato che pesa ancora di più se si guarda la classifica: quattro di queste sono arrivate contro squadre dal decimo posto in giù, avversari che sulla carta avrebbero dovuto alimentare la corsa e non rallentarla. La narrazione della grande ricostruzione firmata Gasp resta viva, ma accanto a quella esiste anche un’altra Roma. Una squadra che a tratti torna fragile, quasi remissiva, come quella vista ieri a Genoa. Una Roma che somiglia troppo alle versioni delle ultime stagioni, quelle che si piegavano più per inerzia che per inferiorità. Gasperini sembrava aver scacciato quei fantasmi. E invece, a dieci partite dalla fine, qualche ombra continua ancora a muoversi.

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Roma, le sconfitte sono troppe: il confronto con l’anno scorso fa paura
Una Roma dai due volti
—Ormai sono troppi anni che la Roma vive sospesa tra due identità. Una squadra capace, in alcune serate, di esprimere gioco, pressione e personalità da grande. E un’altra che, improvvisamente, si spegne. È la Roma vista a Genoa: passiva, poco cattiva, senza ritmo e troppo incline a concedere gol evitabili. Una versione che riporta alla mente quella vecchia alternanza tra luce e ombra, tra ambizione e fragilità. Non è più una questione di mentalità. Su quel fronte Gasperini ha lavorato e i segnali, per gran parte della stagione, si sono visti. Ma sembra esistere ancora una sorta di interruttore nascosto che, in alcune partite, scatta all’improvviso e trasforma la squadra. Nel giro di una settimana la prospettiva è cambiata: dal possibile +7 sulla Juventus al +1 attuale. Il margine si è assottigliato e la corsa si è improvvisamente riaperta. E ora c'è anche un Como che inizia a far paura. Certo, il miglioramento rispetto alla scorsa stagione è evidente, sia nei principi di gioco che nella struttura della squadra. Eppure il dato delle sconfitte racconta una somiglianza che inquieta: nove come un anno fa, ma con 10 partite in meno. Un campanello d’allarme che diventa ancora più rumoroso se si guarda alla classifica degli avversari: quattro ko sono arrivati contro squadre dal decimo posto in giù. Non aver vinto i big match era già un segnale preoccupante; aggiungerci anche passi falsi contro chi lotta per obiettivi diversi trasforma la spia gialla in qualcosa di molto più serio. L’emergenza continua, tra infortuni e rotazioni forzate, non ha certo aiutato Gasperini a trovare stabilità e continuità. Ma a questo punto della stagione le attenuanti iniziano a pesare meno. Perché il finale è ormai davanti e la Roma non può più permettersi di oscillare tra due versioni di sé stessa: se vuole restare aggrappata ai suoi obiettivi, deve scegliere definitivamente quale squadra essere.
Gasperini e il lavoro ancora da completare
—A Gasperini, in questa Roma, si possono imputare poche colpe. Per una volta, sotto la lente d’ingrandimento non finisce l’allenatore, ma i giocatori. L’attacco è il vero tallone d’Achille della stagione: prima con Ferguson e Dovbyk, ora con Soulé, tormentato da una pubalgia e Dybala che sta più tempo ai box che in campo. C'è il solo Malen a reggere l'intero peso dell'attacco. Forse non basta solo il suo apporto per andare in Champions. Ma deve bastare. La domanda è cruda e semplice: come può Gasp raggiungere gli obiettivi senza gli strumenti giusti? Come sempre, cercando di far superare i limiti ai suoi giocatori, spremendo il massimo da ciascuno. Servono mani e testa di tutti, non solo presenza in campo: serve cuore, energia e continuità. Svilar resta uno dei pochi a confermare il suo livello, ma serve il miglior Koné, un Pellegrini diverso, non quello degli ultimi mesi, e soprattutto una squadra che vada nella stessa direzione senza perdersi. Dieci partite rimaste, più l’Europa League: la stagione è ancora lunga, ma il tempo per gli errori è finito. L’ultimo bonus è stato consumato ieri a Genova contro il Genoa di De Rossi. Da giovedì si ricomincia: serve un cambio di marcia netto, e Gasperini dovrà inventare ancora, tirare fuori l’ultima magia per completare il lavoro iniziato mesi fa.
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