Criticati, scartati e derisi, con il lavoro e la fiducia stanno lasciando il segno. La rinascita degli underdog è uno dei segreti di una squadra che vince, sogna e fa sognare i tifosi

GERSON

Due anni di errori a catena, interrotti da una parentesi felice che può segnare la svolta. Si può riassumere così la storia romanista di Gerson, nata fra le polemiche per una foto che, poco dopo il suo acquisto, lo ritraeva con la "10" giallorossa e il suo nome al posto di Totti. Proseguita peggio, quando ha definito la Roma come una "tappa di passaggio" prima del grande salto. E che dire del rifiuto al prestito a Frosinone, che forse avrebbe accelerato l'ambientamento scoprendo il suo talento prima del magnifico pomeriggio a Firenze. Quei 20 milioni che pesavano sul bilancio e la partita con al Juventus, dove Spalletti lo aveva lanciato dal primo minuto in una "carneficina" dalla quale ha rischiato di non riprendersi più, avevano spinto la Roma a cederlo a gennaio scorso, al Lille. Dopo aver toccato il fondo è risalito. Con Di Francesco è cambiato tutto. "Merito suo, ma prima non ero pronto. Ora ho un'altra testa", ha detto ieri Gerson, che da bidone è diventato l'uomo in più della nuova Roma.

LA SVOLTAArriva con la Fiorentina, ma già nella partita di Londra con il Chelsea aveva fatto capire che la musica è cambiata. L'equivoco del ruolo non è più un problema, da esterno con Di Francesco si esprime al massimo, grazie a un sinistro che è spada e fioretto e una grinta che racconta il fuoco che ha dentro. Due gol fondamentali sono solo la ciliegina sulla torta di una prestazione che ha fatto dimenticare le paure del post-Salah e che lancia il classe '97 verso un nuovo orizzonte a tinte giallorosse.

Fiorentina-Roma Gerson

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