Criticati, scartati e derisi, con il lavoro e la fiducia stanno lasciando il segno. La rinascita degli underdog è uno dei segreti di una squadra che vince, sogna e fa sognare i tifosi

EL SHAARAWY

Il wonder boy rossonero che fu, si è ritrovato al top a Roma dopo una brutta parentesi al Monaco, che aveva fatto scatenare la critica quando i giallorossi l'hanno riportato in Italia. "A che serve il Faraone?" si domandava qualcuno. Domanda fugata dopo un avvio a gonfie vele, che si è però ripresentata nella scorsa stagione, quando l'esterno di Savona faceva fatica a esprimersi con continuità. Con l'addio di Salah e l'arrivo di Di Francesco, ha ritrovato lo spazio e la fiducia di cui aveva bisogno, invertendo il cammino e tornando punto di riferimento dell'attacco romanista. Dopo Dzeko, è lui quello con più gol in squadra, alcuni da vedere in loop in stile "Arancia Meccanica".

LA SVOLTAArriva in Roma-Bologna, partita che i giallorossi hanno portato a casa grazie a un suo gol che ha fatto alzare in piedi anche sua maestà Francesco Totti. Una settimana fantastica per lui, coronata dalla doppietta al Chelsea, la prima in carriera in Champions League, che gli ha cucito addosso l'etichetta di fenomeno, almeno per una notte. Decisivo anche a Firenze con l'assist nel primo gol e una prestazione di sostanza e sacrificio. E Di Francesco se lo coccola: "E' perfetto per il mio modulo e può fare ancora meglio". C'è da credergli.

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