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Il modulo cambia, la Roma sorride: Gasperini prova l’arma per la Champions

Federico Grimaldi
Federico Grimaldi Collaboratore 
Contro la Cremonese si è vista per la prima volta una svolta tattica che potrebbe cambiare il corso della stagione

Falli, ritmi spezzati, poche idee e zero tiri in porta. Il primo tempo di Roma-Cremonese sembrava l’ennesimo film già visto: una Roma incapace di approfittare del passo falso delle rivali e pronta a sciupare un’occasione preziosa. All’Olimpico aleggiava la sensazione di un’altra serata storta, di quelle che in passato hanno lasciato solo rimpianti. Stavolta, però, la trama è cambiata. Gasperini ha deciso di rompere il copione con una mossa tanto coraggiosa quanto inedita: l’abbandono del suo consolidato 3-4-2-1 per un 4-2-3-1 mai proposto prima in stagione. L’ingresso di El Aynaoui al posto di Ghilardi ha reso possibile la svolta tattica, trasformando la Roma in una squadra più aggressiva, imprevedibile e qualitativa, senza perdere equilibrio. Il gol che ha sbloccato il match è arrivato da corner, ma è stato il frutto di una pressione offensiva finalmente continua e convinta. I sei angoli conquistati contro i tre del primo tempo raccontano meglio di ogni parola il cambio di inerzia. Una trasformazione che non è solo una soluzione estemporanea, ma può diventare un’arma tattica in più anche contro le big. Magari già a partire dalla sfida contro la Juve di Spalletti.

Un’identità che evolve senza tradire i principi

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Il passaggio dal 3-4-2-1 al 4-2-3-1 non è uno strappo ideologico, ma un’evoluzione coerente. Gasp non ha rinnegato i suoi capisaldi: pressione alta, marcature preventive aggressive, occupazione razionale degli spazi e ricerca costante della superiorità numerica attorno al pallone. Ha semplicemente ridistribuito altezze e responsabilità, adattando la struttura senza intaccare l’essenza. In realtà, non si tratta nemmeno di una novità assoluta nel suo percorso. Già ai tempi dell’Atalanta, quando le partite si incagliavano su ritmi bassi e pochi spazi, interveniva all’intervallo modificando l’assetto e passando alla difesa a quattro per aumentare ampiezza e presenza offensiva. Era una mossa studiata per cambiare l’inerzia, non per snaturare il sistema. Lo stesso principio si è rivisto contro la Cremonese: leggere il momento, capire dove la squadra perdeva incisività e intervenire sulla struttura per riaccendere pressione e imprevedibilità. Nel nuovo assetto la linea difensiva a quattro garantisce una copertura più naturale dell’ampiezza, ma in fase di costruzione la Roma continua a muoversi con le asimmetrie tipiche del calcio di Gasperini: un terzino che si alza, l’altro che stringe, i mediani che si alternano tra sostegno e aggressione. Il doppio pivot resta una base elastica, utile a mantenere equilibrio senza abbassare il baricentro. Davanti, il 4-2-3-1 ha aumentato la densità tra le linee e restituito centralità a un interprete chiave: Cristante. Riportato in posizione di trequartista, ha ritrovato quella libertà d’inserimento che lo rende più pericoloso sotto porta. Non è un’invenzione estemporanea: quel ruolo lo aveva già ricoperto nelle giovanili del Milan e, per un periodo, anche all’Atalanta proprio con Gasperini. Come a Sassuolo, anche contro la Cremonese è arrivato il gol partendo da quella zolla di campo.

Lo spettro di Fonseca e di...Spalletti

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Per rivedere una Roma schierata con il 4-2-3-1 bisogna tornare indietro nel tempo, fino al 2021, quando in panchina sedeva Paulo Fonseca. Subito dopo, anche Mourinho tentò di riproporre lo stesso modulo, ma l’esperimento durò poco con le sconfitte dolorose contro Venezia e Bodo Glimt. Poi arrivò De Rossi: per qualche partita ridisegnò la squadra con una difesa a quattro e un 4-3-3 che prometteva equilibrio, ma anche quell’esperimento ebbe vita breve. La Roma tornò presto alla difesa a tre, prima con DDR, poi con Juric e infine sotto la guida di Gasperini: la linea a tre è diventata il nuovo DNA dei giallorossi, un marchio di solidità riconoscibile e, fino a questo momento, vincente. Ma il DNA non basta sempre. A volte serve una scintilla, un cambiamento di prospettiva, un’idea che rompa la routine e sorprenda anche le big. Quel fuoco può essere il 4-2-3-1, l’arma segreta che Gasperini ha tirato fuori contro la Cremonese e che Spalletti conosce bene, avendola plasmata nei suoi anni d’oro romanisti. Quel modulo che ha visto Perrotta illuminare gli spazi dietro la punta, e oggi può accendere Cristante: riportato in posizione di trequartista, ritrova il gol e gli inserimenti che tagliano la difesa avversaria, come a Sassuolo. Contro la Juventus è probabile che i giallorossi tornino al consueto 3-4-2-1, prudente e collaudato. Ma chi dice che non possa arrivare l’istante magico a partita in corso, quando l’assetto cambia, la squadra si allunga e l’Olimpico trattiene il fiato? Gasp ha dimostrato di saper trasformare le intuizioni in armi concrete. Finora la Roma non ha mai vinto contro le big, ma contro la Juve il 4-2-3-1 potrebbe diventare la chiave per cambiare finalmente passo e confermare, se ce ne fosse bisogno, che questa squadra è pronta a tornare a respirare l’aria della Champions.