Giuseppe Giannini, ex calciatore e leggenda della Roma, ha rilasciato un'intervista a Soccermagazine.it, parlando, tra i vari temi, della situazione attuale in casa giallorossa. Lo storico capitano ha detto la sua anche Syl possibile coinvolgimento di Totti in società, oltre che del rendimento di Gasperini in questa prima stagione alla Roma. Ecco le sue parole.

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Giannini: “Non boccio Gasperini. A Totti darei un ruolo alla Ranieri”
La Roma è già fuori dalle coppe e anche quest’anno rischia di non qualificarsi per la Champions: dove vanno individuate le colpe? "Questo non lo so. Posso immaginare, ma da fuori è sempre molto difficile. Mancano ancora alcune partite e a Roma c’è sempre questo desiderio, questa speranza che si possa rientrare in corsa, anche se davanti ci sono due squadre come Como e Juventus che stanno viaggiando molto bene e anche forte. Quando ci sono delle colpe vanno sempre suddivise con tutte le componenti, dalla società ai giocatori, dai vertici allo staff. Tutti, insomma, avrebbero colpe se non dovesse arrivare l’obiettivo, ma comunque – leggendo anche le interviste – era un obiettivo che si erano prefissati i nuovi arrivati come i tecnici e lo staff, piuttosto che la proprietà. Non so se sia così o meno, ma per questo mi rimane difficile dire se sia un’annata deludente o meno. Aspetterei".
In caso di addio di Gasperini, sarebbe anche Lei per richiamare in panchina De Rossi o è troppo presto? "Non me la sento in questo momento di bocciare un allenatore che comunque fino a 15 giorni fa era sulla bocca di tutti come un allenatore che aveva portato subito un gioco e anche una mentalità alla Roma. Adesso, poiché magari in classifica non è in un’ottima posizione, viene criticato. Quindi io aspetterei anche su questo. Però è chiaro che De Rossi è un personaggio che a Roma ha fatto bene sia come calciatore sia come allenatore per quel poco che c’è stato".
Di recente si è parlato di un ritorno di Totti in società. Considerando che si era dimesso lui stesso nel 2019, quali compiti gli affiderebbe per farlo rimanere a lungo?
"Lui ha sempre esternato il desiderio di contare, di determinare, di essere parte integrante della stanza dei bottoni. Gli darei un ruolo un po’ simile a quello che ha Ranieri, insomma. Un ruolo da supervisore, da dirigente che possa in qualche modo dire la sua e decidere insieme all’allenatore e al direttore sportivo, chiaramente".
Sia in Serie A sia in Nazionale ci si lamenta da anni di un impoverimento tecnico generale. C’è una domanda che possiamo fare solo a Lei: ma esiste ancora la figura del numero 10?
"Ma ormai va un po’ interpretata. Dai tempi di Zeman, con Totti che era il classico trequartista e fu spostato sugli esterni, quando fu messo alto a destra. Da lì in poi, anche tuttora – guardiamo Soulé o Dybala – a volte i trequartisti partono da esterni per poi venire dentro al campo e inventare qualcosa. Non sono tante le squadre che giocano col trequartista e di conseguenza quel ruolo va assistito da un’idea di calcio, dagli allenatori che vogliono creare qualcosa di fantasioso in avanti. Non tutti preferiscono il trequartista e magari quando uno ce l’ha lo sposta sugli esterni per lasciare in mezzo al campo giocatori che contrastano, che lottano, che hanno fisicità e che però hanno poca fantasia e poca tecnica".
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