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forzaroma news as roma Da Boniek a Ranieri: quando non si può essere top sia da allenatore che da dirigente

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Da Boniek a Ranieri: quando non si può essere top sia da allenatore che da dirigente

Da Boniek a Ranieri: quando non si può essere top sia da allenatore che da dirigente - immagine 1
Non sempre le due cose vanno di pari passo: a livello manageriale non basta essere stati grandi allenatori
Redazione

Claudio Ranieri e Gian Piero Gasperini, uno dei due saluterà. La convivenza non è più possibile, e che succeda ora oppure a fine stagione per forza di cose ne rimarrà solamente uno. E quello potrebbe essere l'allenatore, con il senior advisor che in questo momento traballa molto più del mister. Sarebbe sicuramente un addio un po' mesto, perché arrivato al termine del suo primo anno da dirigente che rischia di essere pure l'ultimo, almeno nella Roma. Una stagione di tensioni, sorte già dopo poche settimane dall'arrivo di Gasperini, esaltato in estate e delegittimato in diretta tv venerdì scorso a pochi minuti da una partita fondamentale per il campionato giallorosso. Un'uscita che ha generato pure non poco malcontento nei suoi confronti da parte della piazza romanista, che ovviamente non dimentica lo straordinario contributo in panchina. Ecco, forse sta proprio lì il corto circuito. Evidentemente non basta l'esperienza e la bravura da allenatore per ricoprire poi subito dopo un ruolo dirigenziale, per giunta apicale. Che sia alla Roma, in Nazionale, o alle dirette dipendenze del presidente. D'altronde lo ha insegnato spesso anche la storia, in tanti hanno provato il passaggio dalla panchina alla scrivania, ma molto spesso sono riusciti solamente in una delle due carriere. Perché è così, non ci si può improvvisare allenatori ma di sicuro neanche dirigenti. Anche a 74 anni di cui quasi tutti passati nel mondo del calcio. Perché poi il rischio è quello, di non riuscire a gestire determinate dinamiche con l'allenatore e/o il direttore sportivo.

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In casa Roma la storia offre qualche esempio: Zibi Boniek ha iniziato da allenatore, ma la sua carriera non è mai decollata tra Avellino, Lecce, Bari, Sambenedettese e in seguito le 5 partite da ct polacco. Poi ha trovato la sua dimensione restando ben 10 anni alla guida proprio della sua federazione per poi arrivare alla vicepresidenza Uefa. Giancarlo De Sisti ha avuto una carriera relativamente breve da allenatore, iniziata bene e finita non benissimo. Da dirigente ha lavorato con la Roma, ma soprattutto da collaboratore tecnico e poi a livello giovanile. Niente di apicale, insomma. C'è poi Rudi Voeller, che è partito come direttore sportivo nel '96 al Bayer Leverkusen e poi ha rivestito la carica di ct della Germania, oltre ad alcune parentesi ad interim con le Aspirine, di cui però è stato il principale dirigente per praticamente 20 anni. Oltre ovviamente alle sole 5 partite da allenatore con la Roma in quella disgraziata stagione 2004/05. Male in panchina, ma si è costruito una carriera super a livello manageriale con doti innate e poi affinate negli anni tra studio ed esperienza. In Germania c'è Klopp, che dopo una splendida carriera da allenatore è ora il coordinatore dell'area tecnica del gruppo Red Bull con fortune alterne. Profilo simile Ralf Rangnick, che però da tecnico ha fallito. Platini ha cominciato addirittura come ct della Francia, non qualificandosi ai Mondiali del '90, prima di diventare forse il presidente Uefa più discusso della storia.

In Italia e non solo c'è Leonardo, partito abbastanza bene ma poi finito in un vortice tra Milan, Inter, PSG e Turchia in cui è rimbalzato senza successo tra panchina e scrivania. Gli esempi nel calcio di altissimo livello sono tanti ma non tantissimi, e in genere chi è stato un grande dirigente non ha avuto fortuna da allenatore. O viceversa. Quelli che invece hano brillato in entrambi i campi sono davvero pochi, e sono delle vere e proprie leggende. Johan Cruyff, allenatore epico tra Barcellona e Olanda e poi dirigente nell'Ajax per 5 anni. Per tornare in Italia diversi storici ct e mister hanno svolto una doppia carriera, con buoni risultati sì ma mai eccelsi in entrambi i ruoli. Ad esempio Dino Zoff, tecnico importante tra Italia, Juve e Lazio e poi anche presidente biancoceleste. Cesare Maldini fece bene in particolare da ct dell'Under 21, ma senza poi lasciare particolarmente il segno da dt del Milan. Arrigo Sacchi è invece uno di quelli che ha fatto la storia da allenatore e ha fatto abbastanza bene anche come direttore tecnico, soprattutto a Parma. Per trovare un altro personaggio in grado di incidere in ogni ruolo bisogna tornare a una leggenda del nostro calcio come Fulvio Bernardini, che a Roma conosciamo bene. Lo dice la storia: per incidere (positivamente) con disinvoltura e soprattutto immediatezza a livello manageriale non basta essere stati grandi allenatori oppure essere innamorati di una maglia.