(di Paolo Marcacci – ForzaRoma.info) Calzavamo scarpini numero trentacinque e nei pulcini in cui militavamo ci facevano mandare a memoria la sentenzina che ripartiva equamente meriti e colpe: "Si vince e si perde in undici".

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Ieri quella sentenza è diventata fallibile, quantomeno ha smesso di essere buona per tutte le occasioni; lo stesso Juan lo ha ammesso subito dopo la partita davanti ai microfoni di "Roma Channel". Secondo chi  scrive, nel secondo episodio c'è anche un concorso di colpa di Doni, ma immagino che vari opinionisti e pagellieri di professioni abbiano già catalogato questo eventuale distinguo nella sezione "questioni di lana caprina".

Fatto sta che la data di ieri verrà ricordata come la giornata nazionale del rimpianto, perché in un campionato che va a rilento, dominato dall'incertezza e da una diffusa mancanza di continuità, inanellare la quarta vittoria di fila avrebbe voluto dire dare un segnale, fortissimo, in controtendenza rispetto all'intero torneo.

Con i se e con i ma però la storia non si fa, al massimo si raccolgono i cocci di sogni infranti e questa mesta operazione la lasciamo ad altri, magari a chi ha cominciato ad accusare crisi di vertigine sempre più evidenti, volatili di rappresentanza compresi.

Preferiamo la rabbia, quella che nasce dalla costernazione di aver visto un giocatore del calibro di Juan commettere due errori, talmente macroscopici che il termine appare inadeguato, che quantomeno hanno palesato un vistoso calo di concentrazione, la non condivisione dell'adrenalina fisiologica in un momento chiave della partita, cioè lo scorcio iniziale di un secondo tempo con la squadra in vantaggio e con il controllo pressoché totale della partita, al cospetto di un avversario disorientato e incapace di costruire gioco.

Nel momento in cui Forzaroma.info diffonde in rete questo articolo, non so quale livello polemico abbia nel frattempo toccato il dibattito radiofonico cittadino; quello che non lascia spazio a dubbi è il nome del principale imputato, come ha ammesso per primo lo stesso Juan. Come leggere due svarioni come quelli? Deconcentrazione, leggerezza, eccessiva fiducia nei propri mezzi tecnici e conseguente supponenza nell'effettuare certi interventi?

Ognuno scelga la versione che ritiene più calzante o altre che gli possono venire in mente, di certo c'è che una Roma fino al cinquantaquattresimo padrona assoluta e intenzionata a forzare i tempi per il knock out, si è infilzata praticamente da sola, mentre il Lecce tarpava le ali di Olimpia e l'Udinese smorzava le luci di San Siro. A Cesena vada e giochi solo chi ha la stessa fame di risultati che  pretendono tifosi e società, altrimenti saremmo costretti a condividere le parole di De Laurentiis, vittorioso ieri sera e secondo in classifica, pur con un Napoli discontinuo e a tratti fragile, che ha testualmente dichiarato che i giocatori stranieri non vanno mandati in ferie lontano, a Natale perché tornano scarichi e rilassati. Non credo parlasse di norvegesi, tedeschi o bielorussi, tra l'altro.

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