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L’Avversario: l’Inter di Stramaccioni

(di Alberto Balestri) Che era un predestinato lo sapevano tutti gli addetti ai lavori, ma nessuno si  sarebbe aspettato di vedere Andrea Stramaccioni alla guida di una squadra di Serie A così presto,

Redazione

(di Alberto Balestri) Che era un predestinato lo sapevano tutti gli addetti ai lavori, ma nessuno si  sarebbe aspettato di vedere Andrea Stramaccioni alla guida di una squadra di Serie A così presto, soprattutto se il club si chiama Inter. Dopo aver vinto tutto con le giovanili della Roma, nell’estate del 2011 Stramaccioni aveva accettato l’offerta della società nero azzurra perché aveva capito che non avrebbe potuto allenare la “formazione primavera”, (non si poteva mandare via De Rossi dopo uno scudetto appena vinto).

La fortuna ha voluto che il presidente Moratti abbia deciso di chiamarlo al capezzale della prima squadra al posto del suo concittadino Ranieri,e grazie agli ottimi risultati conseguiti, il patron neroazzurro ha deciso di confermarlo definitivamente. I meriti di Stramaccioni sono stati anche a livello psicologico: non era facile ridare fiducia a due giocatori in crisi come Milito e Snejider, che sono tornati ad essere due punti cardine di un Inter rinnovata.

La società neroazzurra si è liberata di alcuni giocatori dall’ingaggio molto alto, come Maicon, Lucio, e Julio Cesar. Castaignos è stato venduto al Twente, mentre l’ultima manovra di mercato ha visto Pazzini passare al Milan per sette milioni di euro in cambio di Cassano. Il giocatore nato a Bari, che in questi ultimi due anni sembra aver messo la testa a posto, affiancherà il sopracitato Snejder sulla linea dei tre quartisti del 4-3-2-1 di  Stramaccioni.

Le due alternative sulla tre quarti, in attesa di una riserva per Milito, saranno Coutihno, che è ritornato dopo il prestito all’Espanyol, e Palacio, passato ai nero azzurri nonostante la Roma avesse fatto un'offerta più congrua rispetto a quella dei dirigenti interisti. A dare una mano a Samuel, e Ranocchia è arrivato dal Palermo Silvestre, mentre per quanto riguarda le fasce laterali i neroazzurri hanno ingaggiato Alvaro Pererira, che, insieme a Jonathan saranno le alternative all’indistruttibile Javier Zanetti e Nagatomo.

Il centrocampo, invece, è stato rafforzato con gli arrivi di Guarin e Mudingay, che si giocheranno la maglia da titolare col grandissimo Cambiasso, Alvarez, Gragano e Stankovic. Le alternative, dunque, non mancano a Stramaccioni che ha tanti giocatori da far ruotare: Zeman dovrà stare attenta ad una squadra che è fisicamente più in forma di lei, e che le darà filo da torcere, nonostante i cali di tensione in Europa League che potevano costare l'eliminazione sia contro l'Hajduk Spalato, sia contro il Valsui. La partita sarà da Bergonzi, un arbitro che non porta bene ai giallorossi, soprattutto a Stekelenburg e a Osvaldo, che lo scorso anno furono espulsi da questa persona. Speriamo bene: quei gol in fuorigioco subiti col Catania fanno pensare che qualcuno voglia mettere i bastoni tra le ruote a Zeman, e a Baldini.

PROBABILE FORMAZIONE

4-3-2-1: Handanovic, J.Zanetti, Samuel, Ranocchia, Nagatomo; Alvarez, Guarin, Cambiasso; Snejoder, Cassano, Milito

"GLI ULTIMI PRECEDENTI

E’ dalla stagione 2006-2007 che la Roma non batte l’Inter al “Meazza”. A partire dall'annata 2007-2008 la formazione giallorossa ha sempre pareggiato recriminando nei confronti dell'arbitro. Nella stagione 2007-2008 ce la ricordiamo tutti l’espulsione ridicola di Mexes ad opera di Rosetti nell’anno in cui l’Inter doveva vincere lo scudetto perché era l’anno del centenario. Ci ricordiamo anche il furto dell’anno successivo, quando alcune decisioni di Rizzoli permisero ai nero azzurri di pareggiare 3-3 dopo essere stati sotto per 1-3. Perfino nella stagione 2009-2010 l’arbitro Rocchi sorvolò su un paio di interventi duri dei giocatori nero azzurri, mentre l'anno dopo la Roma uscì sconfitta per 5-3 per propri demeriti. L’anno scorso, invece, la Roma di Luis Enrique non andò oltre lo 0-0 contro un Inter in crisi, che avrebbe cacciato via il tecnico Gasperini. La partita, però, fu condizionata da una tacchettata di Lucio a Stekelenburg che perse i sensi, e rimase fermo un mese. L’arbitro Mazzoleni si limitò ad ammonire il brasiliano che, invece, avrebbe meritato il cartellino rosso e almeno tre giornate di squalifica.