Da quando Gian Piero Gasperini ha vinto la "sfida" interna con Claudio Ranieri, tra botta e risposta e tensione continua, la Roma è un treno in corsa. E tutti i passaggi a livello si alzano con disarmante puntualità al suo passag-gio. Nel segno del tecnico di Gru-gliasco, manager all'inglese in pectore, la squadra non è mai stata sua come in questo momento: tutti stretti attorno a un'idea di gioco, tutti pronti ad accelerare lungo il rettilineo finale della Champions, scrive Alessio D'Urso su La Gazzetta dello Sport. E non è un caso che a risolvere il match a Parma sia stato un subentrato, Rensch, un gregario intelligente, che ha dimostrato come i potenziali titolari siano diventati più di 11 e che l'attaccamento al progetto "gasperiniano" sia ormai fortissimo. E così il campo e la mano del tecnico hanno avuto il sopravvento su tutti gli altri aspetti e in particola re su quella narrazione secondo cui ad ostacolare il peso decisionale chiesto da Gasp negli ultimi mesi era proprio la filosofia contraria dell'ex senior advisor Ranieri, figura istituzionale legata all'ambiente e alla tradizione giallorossa, convinto dal canto suo della necessità di un maggiore equilibrio interno tra le parti a protezione del gruppo dirigenziale. Ed invece, venuti giù il "muro" di Trigoria e il clima da guerra fredda, la squadra si è liberata dalle polemiche e ha preso il volo in appena tre settimane battendo in ordine Bologna, Fiorentina e Parma in un crescendo di entusiasmo: il miglior propellente possibile, peraltro, verso il derby con la Lazio.
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