Ne è rimasto soltanto uno. Ranieri saluta, Gasperini resta. E lo fa mai così saldo al potere. Perché le dimissioni di Claudio (se come sembra questa sarà la formula), somigliano molto a quelle rilasciate un anno e mezzo fa da Lina Souloukou. Indotte più che spontanee. Ha vinto Gian Piero, ha vinto la soluzione più semplice, la più scontata, quella più economica (in ballo c'erano 24 milioni lordi). Ha vinto la volontà popolare, probabilmente ha perso la Roma. Ranieri - scrive Stefano Carina su Il Messaggero - non è il primo e l'impressione è che a salutare non sarà nemmeno l'ultimo. Nel momento in cui si sceglie Gian Piero, il tecnico deve diventare l'uomo forte a Trigoria. Perché oltre a Ranieri, è presumibile che ora saltino anche Massara e lo staff medico. E quindi, Gasp deve diventare una sorta di manager all'inglese che non solo orienta ma che decide come utilizzare il budget di mercato. È questo lo step successivo che i Friedkin devono fare. Oppure Ryan (difficile pensare a Dan) deve snaturarsi e diventare un presidente presente in loco. Sempre. Non una settimana sì e tre mesi no. Se non sarà così, il rischio di ritrovarsi tra qualche mese a fare gli stessi discorsi, cambiando soltanto il nome degli interpreti, è dietro l'angolo.
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