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C'è ancora vita oltre al sesto posto; c'è ancora Champions. La Roma deve dimostrare di non essere finita. Spingere ora e fare i conti alla fine, rivoluzione o meno, Massara (e Ranieri) o non Massara (e Ranieri), Gasperini o non Gasperini. La Champions non era un obbligo, ce lo ha spiegato la proprietà, attraverso le sue varie emanazioni, e ce lo ha confermato l'allenatore stesso. Ma non per questo è un obiettivo da mollare quando mancano sette giornate alla fine e 21 punti a disposizione. Gasperini - scrive Alessandro Angeloni su Il Messaggero - per sua stessa ammissione, il quarto posto ce lo ha in testa da inizio stagione, evidentemente ha creduto che la sua squadra non fosse da scudetto ma, con uno sforzo (e un po' di fortuna che ultimamente è mancata) al quarto posto ci si poteva (e può) arrivare. Dalla notte del primo marzo, ovvero dalla sfida con la Juve, la squadra ha perso tre partite su quattro in campionato ed è scivolata dal quarto al sesto posto, in più è stata eliminata dall'Europa League. Inoltre, via via sono caduti i migliori, da Dybala a Koné, fino a Wesley. Il portiere, Svilar, non è più Superman. Ma non può sempre piovere e a Trigoria lo sanno. Wesley sta tornando, così come Koné, per il rush finale ci potrebbe essere pure Dybala, che tanto è mancato a Gasperini. Al momento si è aggiunta un'avversaria in più, la Dea e questo può sembrare un ulteriore problema, ma non è così: la squadra di Palladino, avendo come obiettivo il quarto posto, ha tutte le motivazioni per togliere punti alla Juventus. La Roma si gioca tanto nelle prossime due partite, con Pisa e Atalanta, poi le rimarrebbero due trasferte non tremende con Bologna e Parma, più l'ultima a Verona.
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