Garcia: «I più forti siamo noi»

Sfrontato Rudi prima di ammettere le difficoltà della Roma al cospetto dei top club europei “In Champions siamo ancora piccoli”

di Francesco Balzani, @FrancescoBalza8

«Lo scudetto lo vinca il migliore, cioè noi». In un aula magna che assomigliava a una fetta di curva Sud (con tanto di cori) Garcia ha rilanciato le ambizioni della Roma e ritrovato il sorriso dopo un mese fatto più di ombre che di luci. Il tecnico, che ieri ha ricevuto il premio “Etica nello Sport” alla facoltà di Economia dell’Università di Tor Vergata, ha stimolato la fantasia degli oltre 300 studenti quando a sorpresa ha detto di voler rispondere alle loro domande piuttosto che fare il «solito discorso».

 

E la prima domanda non poteva che essere su Juve-Roma: «Quella è stata una partita particolare, per certi versi l’ho cancellata, per altri no. Perché proprio quel giorno la Roma ha dimostrato di essere all’altezza, di valere il primo posto. Rivera (tra i giurati, ndr) dice “Vinca il migliore”? Spero di sì, perché i migliori siamo noi». Sfrontato Rudi prima di ammettere le difficoltà della Roma al cospetto dei top club europei: «In Italia stiamo diventando grandi, in Europa siamo ancora piccoli. L’atteggiamento nel ritorno col Bayern è un atto di umiltà, abbiamo riconosciuto un avversario più forte ed era giusto adattarsi. L’Italia per crescere deve seguire il modello tedesco». Lo choc però sembra superato: «Nessuna stagione è un fiume tranquillo, un po’ di turbolenza c’è sempre. Ma è nelle difficoltà che si vede se il gruppo è forte. E io sono tranquillissimo». Non poteva mancare la domanda su Totti dopo lo screzio al momento del cambio di domenica scorsa. «Francesco è fantastico. Come fa a non esserlo il giocatore che ha sempre voglia di giocare tutta la partita? La prima cosa che gli ho detto quando sono arrivato a Roma è stata: “Mi piacerebbe vincere qualcosa con te”. Lo penso ancora». Infine sul rapporto con i calciatori: «So solo che non posso allenare, senza amare i miei giocatori. Si deve ascoltare, parlare coi giocatori. Io, avendo giocato, penso ancora come un calciatore. Per questo quando mi vogliono fregare, non ci riescono».

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